Recensione Death Stranding, Hideo Kojima porta all’evoluzione il videogioco

La creatura del producer nipponico è finalmente tra le mani dei fan, dopo un'attesa infinita: quali novità apporta al media videoludico?

Entrare in contatto con Death Stranding può risultare traumatico. Non parlo di un trauma nella sua accezione negativa, quanto più di uno scossone al modo di percepire il media videoludico nella sua accezione più pura. D’altronde quando ci si interfaccia con una produzione che reca indelebile l’impronta di Hideo Kojima è impossibile che tutto resti immutato al termine delle proprie sessioni di gaming. E questa nuova IP non fa di certo eccezione, proiettando gli utenti in un mondo di gioco assolutamente peculiare e che mette in mostra tutti i muscoli metafisici della geniale mente del producer nipponico. Siete pronti a immergervi nella scoperta di questa particolarissima produzione?

Il nuovo sapore del post apocalittico

Le premesse narrative alla base di Death Stranding possono apparire, a un primo sguardo, molto semplicistiche. Ci troveremo infatti al cospetto di un nuovo possibile momento del tramonto per l’umanità, con il mondo è che sull’orlo dell’abisso. La popolazione è stata infatti decimata e i superstiti si sono raggruppati in UCA, le United Cities of America, una rete formata dagli insediamenti che si oppongono alle aberrazioni che hanno sostanzialmente preso il controllo di buona parte del vecchio mondo civilizzato. Le condizioni metereologiche avverse di Death Stranding sfociano infatti nella temuta cronopioggia, i cui scrosci impetuosi distruggono tutto ciò che incontrano, invecchiando le cellule e portando gli organismi viventi alla morte in pochi secondi.

Un mondo di gioco in cui avremo il compito di muoverci – e tanto – dal momento che il nostro alter ego digitale, il protagonista dell’avventura Sam Porter Bridges, ricoprirà la mansione di… fattorino. Una semplificazione estremizzata questa, dal momento che il ruolo del personaggio interpretato da Norman Reedus avrà risvolti etici e morali ben più profondi, che però verranno messi in evidenza soltanto dal dipanarsi della trama. Inizialmente quello a cui si assisterà sarà un trasporto compulsivo di oggetti dal canonico punto A al punto B, con le ricompense che si manifesteranno in termini di fama e notorietà accumulata da Sam all’interno della comunità dei sopravvissuti.

Saranno le scene di intermezzo, magistralmente realizzate e orchestrate dal maestro Kojima a fare la differenza, con Death Stranding che si arricchirà progressivamente di spunti narrativi e risvolti inaspettati che riusciranno a calamitare l’attenzione fino alle battute finali.

Offerta
Death Stranding - PlayStation 4
  • Kojima, il padre della saga Metal Gear torna con un nuovo grande...
  • Un Open World unico per un’ esperienza di gioco memorabile - Una...

Hideo Kojima senza freni

Non ha di certo lesinato sull’uso di metafore il buon Hideo-san, la cui natura di appassionato cinefilo non è ormai più un mistero per nessuno. Con Death Stranding il producer asiatico ha potuto dare libero sfogo a tutta la sua inventiva, complice una libertà pressochè totale concessa dal publisher, la cui carta bianca è stata massimizzata in ogni aspetto. Non staremo qui a discutere degli aspetti peculiari della trama di Death Stranding e delle tecniche narrative adoperate per l’esposizione (non vogliamo di certo rovinarvi il piacere della scoperta, ndr). Basti sapere che questa nuova IP pone il focus su problemi attualissimi come i cambiamenti climatici e la socializzazione, punti cruciali della società moderna e le cui derive sono palesemente nei pensieri del buon Kojima. Il tutto si traduce in un prodotto ben amalgamato e che ci accompagna senza lesinare sui colpi di scena.

Il punto dolente di Death Stranding potrebbe, a un primo sguardo, risultare essere il gameplay. La ripetitività degli incarichi e delle sequenze di gioco rischia di essere travisata da chi è alla ricerca di un’esperienza di gioco più dinamica e dai ritmi serrati. Nell’IP della Kojima Productions ci si sposterà, come detto in precedenza, dal punto A al punto B, cercando di portare a destinazione il proprio carico arrecandogli il minor danno possibile. Una semplificazione questa, dal momento che lo spostamento sarà molto diverso da una semplice passeggiata di salute.

In Death Stranding il mondo di gioco pullulerà di pericoli e insidie, tutte da evitare per non creare scompiglio che avrebbe conseguenze ben più disastrose della “semplice” morte del nostro Sam. Le cronopiogge porteranno infatti le CA, le Creature Arenate (o morti sospesi, se vogliamo) a invadere gli scenari, con il protagonista che dovrà a tutti i costi evitare il contatto. Destare l’attenzione di una di queste vorrà dire pericolo di cattura, con le conseguenze che in questo caso non saranno tanto drammatiche per Sam – che avrà la possibilità di tornare dal mondo dei morti – quanto per l’area di cattura, che scomparirà lasciando al suo posto una voragine che avrà il valore di una cicatrice indelebile all’interno dello scenario.

Il fallimento sarà quindi costantemente sotto i nostri occhi, sebbene l’uso degli strumenti in dotazione e della calma potranno risultare armi vincenti per trarsi via da situazioni a dir poco problematiche e che potrebbero degenerare in un batter d’occhio.

L’occhio (e l’orecchio) vuole la sua parte

L’aspetto che rappresenta il fiore all’ochiello di Death Stranding è sicuramente rappresentato dalla realizzazione tecnica. L’opera di Hideo Kojima si mostra muscolarmente mostruosa alla prova del nove, complice un Decima Engine che non concede il fianco a critiche. I modelli poligonali tanto dei protagonisti quanto delle comparse risulta essere di altissimo livello, con i paesaggi che non sono di certo da meno. Non poche sono state le volte in cui mi sono ritrovato a gestire semplicemente la telecamera con la levetta analogica di destra, per poter godere di tutto lo spettacolo allestito dal team di sviluppo. Una cura maniacale per i dettagli che non poteva non essere presente in Death Stranding, vista l’attenta selezione operata tanto sotto il profilo del casting degli attori (Norman Reedus, Mads Mikkelsen e Guillermo Del Toro su tutti) quanto sotto quello del doppiaggio italico, che si fa forte di nomi di primissimo piano. Una scelta atta a valorizzare a dismisura la componente narrativa, che si amalgama alla perfezione con una colonna sonora a tratti struggente e che ben sottolinea l’epicità di alcuni momenti.

Conclusioni

In sostanza quindi, cos’è Death Stranding? È un prodotto pressochè impossibile da catalogare secondo canoni preimpostati e che, come tutte le produzioni targate Hideo Kojima, mostra la volontà di traghettare il media videoludico verso nuovi confini. Un’evoluzione di cui l’industria avrebbe bisogno, vista la quantità sempre maggiore di videogiochi che altro non fanno se non riproporre, in salsa rivista e corretta, formule ludiche stratificate e ben poco innovative. Certo, è un prodotto difficile da digerire, soprattutto per chi non dimostrerà di avere una visione adeguatamente aperta e proiettata verso le novità, ma rappresenta di certo un passaggio fondamentale per tutti coloro che vorranno evolvere il proprio status di Homo Ludens arrivando a una “sapienza” ritrovata.

Pro

  • Tecnicamente eccelso
  • Narrativamente mostruoso
  • Tanti grandi nomi coinvolti nel progetto

Contro

  • Il Gameplay rischia di non essere compreso da tutti

VOTO FINALE: 9.5/10

Segui gli aggiornamenti della sezione Games sui nostri gruppi:

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.