Pallottole in Libertà, finalmente una commedia divertente e ironica da prendere sul serio (recensione)

Non è facile far ridere la platea al cinema. Pierre Salvadori ci riesce con eleganza in questa commedia francese dotata di un'intelligenza fuori dal comune.

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Non dico di correre al cinema, perché è un’espressione pesante per i cinefili e spesso viene banalizzata nella commercializzazione dei film. Allora diciamo che è importante avviarsi in sala quanto meno “a passo svelto”, per non perdere neanche un minuto di Pallottole in Libertà di Pierre Salvadori.

Una volta in sala, rilassatevi. Non avete bisogno di fare attenzione ai dettagli, di restare in tensione come al cospetto di un film drammatico. Mettetevi comodi e godetevi questa commedia francese, che dice tutto e non ha bisogno di dimostrare niente.

La trama

Yvonne è una madre premurosa. Ogni notte racconta sempre la stessa storia al figlio per farlo addormentare: la storia di come Santì, il padre del piccolo, poliziotto come lei, sconfigge a suon di calci e pugni tutti i cattivi e assicura sempre i criminali alla giustizia prima di uscire di scena. Un racconto eroico ancor più necessario, in famiglia come in città, visto che Santì è morto in servizio ed è da tutti indicato come vero eroe cittadino.

Il lutto finisce quando Yvonne,  interpretata da una elegantissima Adèle Haenel, scopre che Santì in vita non era stato esattamente uno stinco di santo. Scopre che le case al mare, i divani e persino i gioielli che indossa, sono frutto della corruzione e delle ruberie perpetrate dal padre del suo bambino. Anche i suoi racconti cambiano radicalmente quando viene a sapere che un innocente è finito in galera per una rapina in realtà organizzata proprio da Santì (Vincent Elbaz).

L’innocente si chiama Antoine (Pio Marmaï) e pochi giorni dopo uscirà di galera. Travolta dai sensi di colpa, comincia così a seguirlo e qui comincia la vera storia raccontata nel film: la storia di un rapporto a quattro sponde, delicato e ironico, tra Yvonne, Antoine, la fidanzata di Antoine, Agnès interpretata da Audrey Tautou, l’enigmatica attrice de “Il favoloso mondo di Amelie” e “L’appartamento spagnolo” e il collega da sempre innamorato di Yvonne, Louis (Damien Bonnard).

Una commedia non come tante

Siamo abituati a commedie semplici, invece la simpatia di Pallottole in libertà ha la sua complessità e i dialoghi sono dotati di una profondità che non ci si aspetta da un film di questo genere.

La scena del maniaco nella stazione di polizia è esilarante e il dialogo di Agnès e Antoine, nascosto dietro la porta, è vera poesia.

Il film spinge addirittura ad alcune riflessioni sulla funzione del sistema carcerario, sulla repressione delle emozioni e Salvadori si toglie contemporaneamente la soddisfazione di girare una scena alla Arancia Meccanica 2.0 con tanto di maschere e dildo giganti. Il tutto con naturalezza, senza alcuna forzatura.

Non è la prima volta che il regista riesce nell’impresa crossover. Pierre Salvadori, già nel film “Piccole crepe grossi guai”, era riuscito nell’intento di  fondere commedia, dramma e denuncia sociale, ottenendo ottimi giudizi di critica e pubblico.

In conclusione

Pallottole in Libertà non sarà il film dell’anno e forse non riceverà premi blasonati, ma è un film che diverte, apre riflessioni e riserva dialoghi comicamente assurdi e altri poeticamente incontrollati.

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