A proposito di Henry: stasera in tv la “seconda occasione” di Harrison Ford

Alle 21.10 su Paramount Channel il film di Mike Nichols su un avvocato rampante che dopo un incidente cambia vita. È una storia ottimista sulle "seconde occasioni". Ma anche un ritratto dolceamaro dell'America degli anni Ottanta. Scritto da un giovanissimo J.J. Abrams, con un ottimo Ford.

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“Tutti i miei film finiscono per parlare di trasformazione” ha dichiarato una volta Mike Nichols. Questo vale di certo per A proposito di Henry, che il regista de Il laureato diresse in età matura, nel 1991. È la storia di un rampante avvocato di successo, Henry Turner (Harrison Ford), che vediamo durante un processo stritolare senza tanti complimenti una coppia di disgraziati che ha fatto causa a un ospedale. Subito dopo viene ferito alla testa da un proiettile, durante una rapina. Henry entra in coma e quando si risveglia ha subito seri danni cerebrali: deve ripartire letteralmente da zero per ricuperare la facoltà di parola, memoria, mobilità.

A proposito di Henry è incentrato sul classico mito americano della “seconda occasione”: e il protagonista, ottimamente interpretato da un Ford sensibile e sottotono, disegna un uomo che accetta la sfida e risale lentamente la china. Ma come? Henry rivoluziona la sua esistenza e da avvocato di successo, sgradevole e spietato, si trasforma in un individuo affettuoso e comprensivo, che riformula il suo ordine di valori mettendo al primo posto la famiglia – la moglie, interpretata da Annette Bening e la figlia.

A proposito di Henry non è il capolavoro di questo brillante regista di origini ebreo-russe con un passato d’attore – negli anni Cinquanta formò un duo cabarettistico con Elaine May di grande successo –, ma è un’opera che merita di essere rivalutata. Tanto per cominciare è il primo lavoro importante sceneggiato da quello che nei titoli di testa è indicato come Jeffrey Abrams, ossia un poco più che ventenne J.J. Abrams, uno dei più influenti strateghi dello storytelling contemporaneo, da Lost a Star Trek al recentissimo Star Wars. Il risveglio della Forza – e agli appassionati segnaliamo di tenere ben aperti gli occhi, perché nel film c’è anche un suo cameo.

Soprattutto, però, A proposito di Henry è, appena finita la sbornia euforica dell’espansione economica degli anni Ottanta, una riflessione morale sulle opzioni che sono davanti all’America all’inizio del nuovo decennio. Nichols aveva già nel precedente Una donna in carriera (1988) raccontato nei toni leggeri ma precisi d’una commedia gli Stati Uniti degli yuppies, ritratti nel loro massimo momento di splendore. Con il personaggio di Henry Turner cambia tono e vira sul drammatico, ma la storia resta più o meno la stessa. Perché l’avvocato protagonista appartiene al medesimo milieu, è il perfetto esemplare d’una cultura improntata alla religione del successo e dell’efficienza. Basta la prima scena a definire il tono del film: un lunghissimo zoom conduce lentamente in un tribunale newyorkese, nel quale, sostanzialmente imbrogliando, l’avvocato Turner vince una causa dalla parte del più forte, a danno d’una coppia qualunque vittima di malasanità. Ed è prevedibile il ritratto del bel mondo cui appartengono i Turner, con al centro un grande studio d’avvocati dove, per usare un lessico ormai fuori moda, l’avere è sistematicamente anteposto all’essere.

L’incidente ribalta ogni cosa: Henry non ricorda nulla della sua vita precedente, persino i suoi gusti in fatto di abbigliamento e cibo cambiano. Faticosamente, diventa un uomo diverso – e migliore. Naturalmente c’è un che di didascalico in questo processo di mutazione e il film può essere tacciato di sentimentalismo zuccheroso per l’ottimistica descrizione d’una rigenerazione integrale. Ed effettivamente la trasformazione del protagonista è d’una didattica linearità, con ben visibile anche la linea di confine tra bene e male, grettezza e umanesimo. Eppure, a uno sguardo più ravvicinato, la lezione di A proposito di Henry non è così semplicistica e, forse persino al di là delle esplicite intenzioni di Nichols e Abrams, si rivela intrisa di malinconia e pessimismo.

Perché sì, è vero, Henry rivoluziona la sua vita divenendo un uomo retto e sensibile. Ma ci riesce solo perché la sua memoria di ciò che era si dissolve completamente. A proposito di Henry è solo apparentemente una favola dolce e ottimista. In realtà ci dice, appena passati i famelici anni Ottanta, che c’è un solo modo per il paese di cambiare direzione e ritrovare la sua originaria vocazione alla felicità – che non vuol dire competizione, accumulazione e mortificazione dei deboli. Quella via è la rottura integrale dei ponti col passato: ripartire da zero come l’ex avvocato che non sa più nulla, e nulla più vuole sapere, del se stesso d’un tempo. Nessuna ricetta progressiva e riformista, insomma, potrebbe bastare. Il paese è andato troppo oltre – si ascolti il discorso motivazionale della preside della scuola per la futura classe dirigente a cui i Turner iscrivono la figlia – e per cambiare l’unica via è uno strappo radicale. Un atto traumatico e rivoluzionario che, a descriverlo così, assomiglia a un quasi impossibile miracolo. Una soluzione dal sapore fiabesco, che può realizzarsi solo al riparo dei tranquillizzanti confini di una pellicola. È questa la mesta morale di A proposito di Henry.

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