Audio e testo de L’Umarell di Fabio Concato, la ballata che il cantautore dedica agli italiani in quarantena

L'Umarell, in dialetto milanese, è l'anziano che spia i cantieri. Fabio Concato dedica agli italiani in quarantena la sua dolce ballata

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Ne L’Umarell di Fabio Concato c’è tutta la gentilezza di un cantautore che sa dire la cosa giusta al momento giusto. Lo fa, il signor Piccaluga, con una ballata elegante e raffinata.

Per fotografare gli italiani in quarantena ha scelto un pianoforte, un 6/8 trascinato con dolcezza su una moquette lucida di note, una batteria suonata con le spazzole da Gabriele Palazzi e una chitarra acustica pizzicata da Larry Tomassini. Il tutto è stato arrangiato insieme a Ornella D’Urbano, che in questo brano ha suonato anche pianoforte e tastiere, e cantato in dialetto milanese. Il risultato è un brano intimo, che sa toccare il quotidiano di ognuno di noi senza la presunzione di sbirciare nel nostro quotidiano.

L’Umarell di Fabio Concato

Con questo brano Fabio Concato riveste di poesia un personaggio noto alle nuove generazioni, protagonista di esilaranti meme sui social: un umarell, in dialetto milanese, è un signore anziano che trascorre le giornate ad osservare gli operai impegnati in un cantiere, con le mani incrociate dietro la schiena e pronto a dispensare consigli ai lavoratori.

Il cantautore ha spiegato così il suo brano:

“Tempo fa un mio amico mi ha regalato la statuina di un umarell: la tengo nel mio studio, sul leggio della tastiera. Mi osserva quando suono, quando canto. Una settimana fa sembrava che volesse chiedermi che cosa stessi facendo per il dramma che stiamo vivendo, in che modo mi stessi adoperando per questa emergenza. Ma cosa dovrei fare in quarantena? Mi sono chiesto, guardandolo… e così è nata ‘L’Umarell’. Ho cercato di dare il mio contributo come autore, senza alcuna retorica, con un pizzico d’ironia e con molto cuore. Ho registrato la canzone senza orpelli tecnici, è tutto molto casalingo, l’ho cantata con il telefonino ed è stato un grande piacere condividerla con i miei musicisti, con cui siamo fermi da un po’ per ovvie ragioni”.

Gigi
  • Gigi
  • Concato, Fabio

Siamo tutti un po’ umarell?

Nella descrizione del brano su YouTube, infatti, Fabio Concato scrive che tutti i musicisti erano rigorosamente distanziati, ognuno nei propri studi. L’altra gentilezza del cantautore è quella di tradurre in italiano le sue parole per il pubblico non milanese, per far sì che il suo messaggio arrivi a tutti.

Possiamo osare nell’interpretazione del brano come un manifesto di ciò che oggi siamo diventati: spettatori, tutti, di un’attesa che se da un lato ci divora lo spirito, dall’altra ci fa riscoprire tanti valori che prima, nella vita frenetica dell’era contemporanea, ignoravamo.

Nella copertina del singolo Fabio Concato osserva fuori dalla finestra con le mani incrociate dietro la schiena, e quell’uomo può essere chiunque. L’Umarell di Fabio Concato offre la visione positiva e malinconica del lockdown: “Voglio dire che è dura, stare a casa mia. Per fortuna c’è anche un piccolo terrazzino”, e probabilmente quel terrazzino è lo spazio che abbiamo sempre avuto a disposizione, ma che solo oggi notiamo e dunque sfruttiamo come punto di contatto tra noi e il mondo, per un saluto fugace alla strada che scorgiamo senza traffico o alle famiglie del palazzo di fronte.

L’Umarell di Fabio Concato – Testo

“L’umarell sempre qui e mi guarda
E mi dice: “cosa fai con le mani in mano?”
Gli rispondo: “cosa posso fare in quarantena?”
“Io non lo so, sei tu che suoni il piano!”

Voglio dire che è dura, stare a casa mia
Per fortuna c’è anche un piccolo terrazzino
Quando c’è il sole mi metto sulla sedia
C’è un piccolo ulivo, ci sono tre o quattro fiorellini
Tutti insieme, con la gatta e il mio Ninin

A me piace andare fuori, andare a spasso
Ma è ancora impossibile: non ho il Pass
Adesso apro e butto l’occhio sulla strada
C’è qualcuno con la maglietta
Tutto sudato, fa una corsetta..
E noi chi siamo? I più stupidi?
Noi cosa facciamo?

Sto pensando che ci cambierà la vita
E magari sarà meglio di così
Starà meglio questo povero pianeta
A me pare che sia scoppiato, non ce la fa più
E non ce l’hanno fatta tutte le persone
Sono andate via in silenzio come te
Senza un bacio, una carezza, una ragione
Senza un “sono qui e ti voglio bene”.

L’umarell è ancora qui e mi parla:
“menomale che c’ero io a controllarti”,
Gli rispondo: “cosa posso fare in quarantena?”
Lui si volta, e va via tutto contento.

Il suo amico.
“Ciao Enzino,
Vieni giù che facciamo un giretto”
R. Si, il giretto,
Guarda che non si può, è pericoloso, non fare l’incosciente
Vai a casa che adesso devo mangiare
Il giretto….
Il suo amico.
Va bene Enzino.. allora…alla prossima, ti saluto
R. Ehhh, alla prossima”.

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