L’attentato contro Maurizio Costanzo da parte di Cosa Nostra si colloca nella terribile stagione stragista della mafia, ricordata soprattutto per i due eventi più sanguinari che la distinsero: la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. L’agguato contro il noto conduttore e giornalista, scomparso il 24 febbraio 2023 a 84 anni, fallì per un imprevisto e per un errore di calcolo degli esecutori.
I retroscena
Maurizio Costanzo da anni conduceva campagne di sensibilizzazione contro la mafia, un impegno sempre costante e nel quale spesso lo affiancava Michele Santoro. In diverse occasioni Giovanni Falcone partecipò come ospite. Durante una maratona a reti unificate, Costanzo bruciò in diretta una maglietta bianca con la scritta: “Mafia made in Italy”, e questo per Cosa Nostra era troppo. Tra il 1992 e il 1993 i capimafia, con Totò Riina in cima alla Cupola, pianificarono un vero e proprio atto di guerra contro lo Stato.
Dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio in Sicilia, l’obiettivo furono tutti quei personaggi famosi che avevano “osato” lanciare messaggi contro la mafia.
Il coinvolgimento di Matteo Messina Denaro
Come ricorda Il Post, il collaboratore di giustizia Francesco Geraci spiegò il coinvolgimento di Matteo Messina Denaro nell’operazione con queste parole:
“Un giorno Matteo mi venne a trovare chiedendomi cosa ne pensassi di un progetto di attentati da effettuare nei confronti di personaggi famosi come Baudo, Costanzo, Martelli, Santoro e altre personalità di rilievo. Disse che così si sarebbe destabilizzato lo Stato. Io risposi: ‘Buono è’. Così lui mi disse che presto ci saremmo trasferiti a Roma a frequentare i vip”.
Il nome di Matteo Messina Denaro compare anche nella sentenza del processo di primo grado sulle stragi del 1993. Matteo Messina Denaro, come riferito dallo stesso Costanzo a Un Giorno Da Pecora citando i magistrati di Firenze, nel 1992 aveva presenziato tra il pubblico del Maurizio Costanzo Show per ispezionare il Teatro Parioli e capire se quello fosse un luogo adatto per l’attentato.
Cosa Nostra, tuttavia, decise di rinviare l’agguato per “cose più importanti giù”, ovvero l’uccisione di Falcone e Borsellino. Tutto fu spostato al 1993.
L’agguato
La pianificazione dell’attentato contro Maurizio Costanzo fu decisa da Salvatore Riina, che per porre in essere l’uccisione del conduttore e giornalista coinvolse i mandamenti di Brancaccio e Corso Dei Mille. Le personalità che presero parte all’operazione come esecutori materiali furono Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro, Salvatore Benigno, Giuseppe Barranca e Francesco Giuliano. Matteo Messina Denaro ne restò fuori, quindi, anche se aveva partecipato all’operazione del 1992 poi rinviata.
Per uccidere Costanzo dalla Sicilia partirono 100 kg di tritolo inseriti all’interno di una Fiat Punto rubata e nascosta all’interno di un garage del quartiere Tor Bella Monaca. Dopo aver studiato tutti gli spostamenti del giornalista e della sua compagna Maria De Filippi, il gruppo di fuoco scelse Via Fauro, nei pressi del Teatro Parioli, come punto in cui far esplodere l’autobomba.
Alle 21:37 del 14 maggio 1993 Maurizio Costanzo e Maria De Filippi stavano transitando a bordo della Mercedes guidata dall’autista Stefano Degni. La coppia sedeva sui sedili posteriori con il proprio cane sul tappetino. Quando arrivarono in Via Fauro, seguiti dalla Lancia Thema della scorta, l’autobomba parcheggiata esplose.
La strage fu evitata perché Salvatore Benigno, che in mano aveva il telecomando per il detonatore, vacillò per qualche secondo disorientato dalla Mercedes, in quanto secondo i calcoli dell’organizzazione Costanzo avrebbe dovuto viaggiare a bordo di un’Alfa. Quel giorno, invece, la coppia aveva ingaggiato un autista non abituato a quelle vie, come raccontò lo stesso giornalista: “Esitò al momento di girare in via Fauro, e questo confuse il killer che doveva azionare il detonatore”.
Tra il ritardo di Benigno e la confusione dell’autista, dunque, si può parlare di fallito attentato contro Maurizio Costanzo. Nessun morto, solo alcuni feriti tra cui due uomini della scorta. Degni, Costanzo e la De Filippi si misero in salvo dentro un portone fino a quando non sentirono arrivare i soccorsi.
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