I Nefesh, con “Stalker”, mostrano ragazzi che sfidano la radioattività di Chernobyl

Durante una diretta del Barone Rosso Solo Flight mi sono collegato con Luca Lampis, chitarrista dei Nefesh, per farmi raccontare il brano e il video

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Mi è stato segnalato da Marco Masciopinto un video, “Stalker”, dei NEFESH, una band di alternative rock italiana. Ho amato il film “Stalker” che Tarkovskij fece nel 1979 e ne avevo inserito alcuni spezzoni in un DVD Roxy Bar. Quando ho visto il video ho avuto la conferma che il titolo del brano si ispirava a quel film e a sua volta era colonna sonora di “The Zone”. Questo docu-film racconta una storia all’apparenza assurda: ragazzi ucraini che si addentrano abusivamente nelle zone ancora radioattive di Chernobyl. Ma perché? Alla ricerca di cosa? Colpito dalla bellezza di tutto, ho deciso quindi di collegarmi durante un Barone Rosso Solo Flight con Luca Lampis, chitarrista dei Nefesh, per farmi raccontare brano, video e storia di questi ragazzi.

Ecco il comunicato stampa che ha accompagnato l’uscita di questo progetto:

NEFESH – STALKER

Colonna sonora del pluripremiato docu-film The Zone

NEFESH sono marchigiani e tra le band aternative rock più apprezzate del settore. Stalker è il brano conclusivo della colonna sonora di The Zone, un docu-film che entra di forza nel mondo sotterraneo degli Stalker: giovani ucraini che entrano nella Zona di esclusione di Černobyl sfidando sia la natura (radiazioni ancora a livelli stellari) che i militari che presidiano tutto il perimetro e l’area interna rendendola legalmente inaccessibile. 

Questo entrare senza apparente motivo nella zona di esclusione, ancora permeata di radiazioni altissime, camminando chilometri e chilometri al freddo, a piedi, spesso di notte nella foresta per non farsi scoprire dai militari, rischiando di essere attaccati da lupi o orsi che la popolano, dormendo in posti abbandonati, per raggiungere “la Città Morta” di Pryp’jat’  riscoprendo un mondo che si è fermato nel tempo e dove tutto è rimasto come è stato lasciato nel 1986, trasmette un romanticismo nero, una sorta di nichilismo contemporaneo che passa lo schermo e si attacca addosso allo spettatore.

Jimmy, uno dei protagonisti, dice:

Černobyl è l’unico luogo in cui mi sento libero, qui posso essere artefice del mio destino. È un grande universo che si insinua nella tua mente”.

La parola Stalker riprende il nome dall’omonimo film di fantascienza realizzato nel 1979 da Andrej Tarkovskij e dal precedente libro dei fratelli Strugatzki, da cui ne deriva un’immagine dello Stalker come di una specie di guida che può condurre in luoghi magici e inaccessibili.

La canzone prende spunto dalle parole dei protagonisti di The Zone e del libro e cerca di raccontare in musica questa sensazione di statico tumulto emotivo, di un movimento, di un cammino quasi spirituale che però alla fine sembra non lasciare niente in mano a parte il silenzio delle radiazioni che si attaccano addosso alla pelle e di una vita che non ha altro da offrire oltre a un miraggio scuro di salvezza. Proprio come la leggenda dello Stalker Nero, il mito dello Spirito dello Stalker che vaga nella Zona indossando la maschera antigas e che dovrebbe, forse, proteggere le sue guide come fossero suoi sacerdoti. Stalker Nero, rappresentato nel film e nel video clip da una donna come simbolo di quelle prime morti del disastro nucleare.

Il ritornello del brano richiama una frase di uno dei protagonisti del film. Dopo giorni passati camminando, a un passo dalla città morta, esausti, si chiedono cosa fare e la guida risponde:

“Bevi, fuma e dormi, come sempre”

piccole cose, piccoli piaceri in momenti fuggenti, una sorta di carpe diem dei nostri tempi. 

Un’altra fonte d’ispirazione per il film e per il testo di questo brano è una frase dal libro dei fratelli Strugatzki:

“Tutta la disgrazia è qui, non ci accorgiamo degli anni che passano. Anzi, che importano gli anni, non ci accorgiamo che tutto cambia. Abbiamo visto molte volte con i nostri occhi cambiare tutto e allo stesso tempo non siamo assolutamente in grado di capire il momento in cui il cambiamento ha luogo, oppure non cerchiamo il cambiamento dove dovremmo cercarlo. Nessuna forza è in grado d’impedire a questa terribile marea di crescere.”

La coda finale strumentale riprende e porta a compimento il tema del pellegrino, del Der Wanderer Schubertiano, del cammino verso una strana e discutibile meta. I passaggi repentini dal maggiore al minore ne rappresentano l’instabilità e l’incertezza sia fisica che spirituale.  Questo finale strumentale di un minuto e mezzo su un brano di 4 e mezzo in cui si esalta il Tema del Cammino del film, suggerisce di fatto che forse il centro di tutto è il cammino stesso più che la mèta da raggiungere. 

I Nefesh iniziano a lavorare insieme nel 2005, si sono esibiti in Italia, Lettonia, Slovenia, Inghilterra e Estonia, attualmente con quattro dischi all’attivo: Nefesh (2006), Shades and Lights (2011), Contaminations (2014), Panta Rei (Novembre 2018). Durante più di 10 anni di attività sono stati presentati dalle riviste specializzate come una fra le migliori realtà alternative rock, su tutti le riviste cartacee Metal Maniac e Rock Hard. Nel 2011 lanciano Shades and Lights con un concerto a Londra seguiti dalle telecamere di SKY per il programma “Music Show”. Nel 2014 sono nel Baltico per il “Baltic tour – Contaminating the North” presentando il loro terzo lavoro Contaminations, uscito tramite la Revalve Records di Roma da cui sono stati distribuiti digitalmente in tutto il mondo, fisicamente (digipack) in U.S.A., Europa e in Giappone tramite la Tower Records Japan del gruppo Universal Music. Nel 2015 grazie al Festival Internazionale d’arte contemporanea AR[t]CEVIA, da cui vengono selezionati, partecipano a un progetto artistico, vincitore di un bando europeo “Creative Europe”, che li vede in concerto in Slovenia. Nel 2016 sono headliner al festival Metal Rock System tenuto nella suggestiva cornice naturale del monte di Arcevia (AN). Nel 2017 registrano il loro quarto disco Panta Rei che nel 2018 il disco viene ufficialmente lanciato nel mercato. Nel 2018 si rinnova la line up del gruppo, arricchendosi di nuove energie e dando vita anche ai progetti acustici paralleli alla standard formazione rock, come il NEFESH ACOUSTIC DUO.

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