Parte il Festivalino di Anatomia Femminile Anno Quarto

Penso che il cantautorato al femminile nulla abbia a che spartire con il cantautorato maschile ed è quindi giusto dedicargli eventi e manifestazioni

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Sono un uomo. Inteso come essere umano, è ovvio, ma più propriamente come appartenente al genere umano dotato di genitali esterni di tipo maschile, non costringetemi a fare un disegnino, molto probabilmente sul muro del vostro palazzo ne troverete uno che vi possa rendere l’idea, fatto da un ragazzino con l’Uniposca. Sono un uomo, quindi, e dedico un numero abbastanza consistente delle mie energie a parlare di femminile. Non parlo di discorsi da bar, non ne frequentavo prima del Coronavirus, figuriamoci adesso con i plexiglass e tutto il resto, né da spogliatoio. Parlo di femminile nei miei scritti, quasi sempre inerenti alla musica, si tratti di articoli o di libri. Dovessi circoscrivere la mia attività, in verità piuttosto multiforme, in aree, direi che il femminile è una delle principali, insieme al tentativo di smantellamento del sistema musica italiano e, a lato, alla letteratura. Non mi limito ovviamente a scrivere di femminile, questo lo sapete già, organizzo eventi, su tutte il Festivalino, provo a essere una voce autorevole in questo ambito, pur partendo da un presupposto che, torno a parlare di questo, sulla carta mi vede pascolare in un campo che non è il mio.

Sono infatti un uomo che parla di donne, che parla alle donne, anche.

Non a caso, ma qui sto andando proprio a stuzzicare il culo alla cicala, lasciatemi usare un’espressione che messa in questo contesto non può che peggiorare la mia situazione di mansplanner, nessuna di quelle donne che tanto si sbatte per il femminile in altri ambiti, a volte limitrofi alla musica, ha mai cagato di pezza quanto ho fatto fin qui. Anzi, spesso si è dibattuto, in stanze che evidentemente si pensava segrete ma che così segrete non erano, di come il fatto che a parlare di femminile sia un uomo, per di più un uomo come me, non esattamente legato a doppio filo con un’idea di politicamente corretto e istituzionale, sia motivo sufficiente per non cagare il tutto, in barba alle tante, tantissime artiste che a quei progetti partecipano. Discorso a parte meriterebbe quella determinata associazione legata proprio al mondo della musica che sul femminile dovrebbe lavorare, ma lì entreremmo in un campo ancora più spinoso, quello di chi pensa che se ti muovi nel suo stesso territorio, seppur senza nessun tipo di intenti commerciali o economici, in qualche modo gli stari usurpando un diritto, un po’ di visibilità, una qualche forma di entrata futura, e io onestamente non ho intenzione di fare a gara a chi ce l’ha più lungo con chi, evidentemente, proprio non ce l’ha. Per intendersi, non sono l’Augias che la Parrella ha giustamente deriso, in quanto ultraottuagenario chiamato a parlare di MeToo durante la serata finale del Premio Strega, con lei lì, unica donna in finale, interrogata dal presentatore su altri argomenti decisamente meno legati al femminile. Io scrivo di musica, e scrivendo di musica ho deciso, devo dire senza tante donne e uomini tra i miei colleghi coi quali confrontarmi, anzi, proprio solo soletto, di occuparmi con particolare attenzione alle cantautrici, partendo da un presupposto che, partito come intuizione, si è poi rivelato non solo vero, ma sacrosanto, tra le cantautrici si nascondono, è il caso di dirlo, alcune degli artisti più importanti e originali del nostro panorama musicale.

L’intuizione, seppur ancora celata sotto un certo strato di confusione, mi era arrivata ai tempi del Tora! Tora!, il festival di musica underground fortemente voluto da Manuel Agnelli all’inizio di questo millennio, quando nel cartellone degli artisti che partecipavano alle varie tappe campeggiava praticamente sempre e solo il nome di Cristina Donà, cantautrice incredibilmente di talento, in effetti unica voce solista di quell’ambito, in buona compagnia delle voci di Meg dei 99 Posse e di Ginevra Di Marco dei CSI, certo, ma pur sempre unica solista in una marea montante di uomini. Siccome ritenevo, e ritengo ancora oggi, Cristina una delle artiste di casa nostra più interessanti, e ho sempre trovato il suo modo di approcciare la musica libero da quei vincoli che il mercato, in qualche modo, ha imposto di volta in volta a quanti da quel mondo sono scivolati verso il mainstream, ho cominciato a cullare l’idea che forse fosse proprio il suo essere donna il punto della questione. So che sto davvero andando a cercarmele, come uno che entra in un locale e va a rompere il cazzo a quello grande e grosso con la faccia da cattivo che sta bevendo al bancone, ma son fatto così, mica è colpa mia. Questa la base del mio ragionamento, all’epoca piuttosto elementare, Cristina era una donna, e in quanto tale tenuta piuttosto in disparte dal sistema musica. Cristina aveva quindi la libertà, quella libertà che è concessa solo a chi si muove in un territorio che non abbia confini troppo stringenti e prestabiliti, di fare la musica che più le piacesse, senza dover necessariamente far l’occhiolino a qualcuno. Quando talento e libertà di incontrano, pensavo e penso, non può che uscirne fuori qualcosa di meraviglioso, e la sua produzione, in effetti, questo attesta. Ma magari è un caso, mi dicevo all’epoca. Altra cosa, ma questo è un discorso più complesso, che all’epoca non potevo neanche dire con parole che fossero intellegibili al mio stesso intelletto, lei, in quanto cantautrice, e come lei altre cantautrici, pensavo alla scena internazionale, più che altro, l’essere donna poteva dare al cantautorato espresso da Cristina, e dalle altre, un punto di vista, di più, una poetica, che poggiasse su fondamenta e fondamenti diversi da quelli dei colleghi uomini. Ripeto, so che sto andando a cercare rogne, pazienza, so che sto facendo un discorso di generi, ma non di generi musicali, bensì di generi sessuali, e questo, in arte, è sempre rischioso, se non suicida, ma in questo mi viene in soccorso, seppur questo l’ho capito più avanti, e non pensando a Cristina Donà, ma più ragionando sulle artiste pop internazionali e interrogandomi sul rapporto tra canzone e corpo femminile, oggetto di miei studi, libri, monologhi teatrali, TedX, non soffermatevi troppo su questo punto che qui tratto davvero fugacemente e senza intenti esaustivi, il fatto che io ritenga che il femminile è appunto un genere anche musicale, oltre che sessuale. E che per lo stesso motivo, che quello femminile è un genere musicale, perché infila nel proprio canone qualcosa che fuoriesca dai parametri utilizzati nei vari generi dagli uomini, generi nei quali, per altro, anche le donne si muovono. In pratica, ma non è questo di cui vi voglio parlare oggi, credo che il cantautorato al femminile nulla abbia a che spartire, proprio per una questione di metodo, con il cantautorato maschile, credo sia un genere a sé, al pari del rock, del punk, del rap e via discorrendo, ci sarà occasione, in seguito, perché io ne parli in maniera più approfondita. Non a caso, credo, almeno a livello internazionale, c’è un rapporto intrinseco tra estetica, e quindi corpo e come il corpo viene mostrato e entra nella poetica, e canzone, fatto quasi completamente assente nel cantautorato maschile, anche quello pop, se non nel momento in cui subentra una forma di fluidità sessuale, che scardina i generi precostituiti.

Forse ne sono uscito illeso. Ma è solo una condizione momentanea, ho dichiarato che avrei affrontato più avanti questo discorso, e un po’ per curiosità di sapere dove e come andrà a finire, un po’ perché non ho in effetti che suggestionato la vostra attenzione, non sono stato ancora condannato a morte. Del resto continuerò a essere ignorato da tutte le prefiche e suffragette di cui sopra, se non nelle segrete stanze, forse l’ho scampata e basta.

Ma tutto questo per dire cosa, potrebbe chiedersi qualcuno, qualcuno sopravvissuto a questa girandola di parole senza aver perso interesse e lucidità?

Semplice, che è ripartito il Festivalino di Anatomia Femminile.

Solito appuntamento, ormai, ogni giorno alle 18 e 30, a partire da sabato 12 di luglio, ospiterò sulla mia pagina ufficiale Facebook il live di una cantautrice. Non essendo la mia pagina Facebook un vero palcoscenico, ovvio, il live prenderà la forma di un video inedito nel quale la cantautrice esegue dove, come e con chi vuole un suo brano. Un video inedito, come fosse realmente un live cui uno può assistere solo in quel momento, col vantaggio che però, essendo un video postato su Facebook, sarà lì per sempre a disposizione di chi volesse guardarselo, anche più e più volte.

Col primo video andato in scena sabato 11 luglio, sono quattrocentocinquantasei i video, e quindi i live, fin qui andati in scena nelle varie edizioni del Festivalino di Anatomia Femminile.

Iniziato nel 2017, per gioco, anzi, per la precisione, per lasciare per un po’ casa mia a delle cantautrici che meritavano sicuramente parte della visibilità che mi era arrivata, io volevo starmene per un po’ in silenzio, è poi tornato di scena nel 2018, con anche una versione Off che ha visto una sola artista, Adel Tirant, esibirsi per due mesi di fila, poi nel 2019, e durante il lock down anche quest’anno, seppur in un’unica soluzione che ha visto ben sessantanove cantautrici esibirsi in una lunghissima diretta.

Quattrocentocinquantasei video, pensateci, un database che, credo di poter dire senza paura di essere smentito, nessun altro critico musicale ha in Italia, una vera e propria mappatura di quel che è il cantautorato femminile nel nostro paese oggi.

Tutte le cantautrici indipendenti, ma non solo, vi hanno preso parte, e se non tutte tutte, sicuramente la stragrande maggioranza, anche coloro che in genere vengono indicate come mainstream.

Dal Festivalino di Anatomia Femminile, festival live virtuale, è poi nato il Festivalino di Anatomia Femminile fisico, che è andato in scena al MEI nel 2018, con venti cantautrici, e poi al successivo Festival di Sanremo, in tre location differenti, Attico Monina, piazza Sirio Carli e Casa Sanremo, proprio con la collaborazione di Optimagazine, e di nuovo nell’ultimo Sanremo, a febbraio, da Attico Monina e in diretta su OMTV.it e su questo sito. Figlio, o sorella di questo evento è  in qualche modo anche il May Così Tante, andato in scena all’Angelo Mai lo scorso Primo Maggio 2019, e le due edizioni di Femminile Plurale, da Tosca e me ideato per Officina Pasolini. Insomma, un vero evento culturale.

Al punto che, e qui veniamo a anticipare cose che, fossi io scaramantico non dovrei anticipare (mi sto comunque toccando le palle, tranquilli), ho deciso coi miei collaboratori, il solito Mattia Toccaceli, mio partner in crime anche a Attico Monina, e Giampiero Bartolini, di dar vita a un progetto molto articolato, di questo ne parlerò davvero in seguito, dentro il quale troverà posto aprire una etichetta discografica appositamente per prendere a pubblicare queste cantautrici in antologie tematiche.

Sì, come in quelle Anatomia Femminile, titolo dal quale il Festivalino e tutti questi progetti prendono nome, Anatomia Femminile, ne sono uscite ben tre edizioni negli anni, con le quali ho iniziato questa operazione di mappatura del cantautorato femminile, intendo, intendiamo a riprendere in mano l’idea di pubblicare musica, andando a costruire raccolte di canzoni inedite, antologie dedicate al raccontare il corpo femminile e attraverso il raccontare il corpo femminile raccontare la condizione femminile oggi, quindi raccontare anche l’oggi.

Vuoi che con una operazione del genere non andiamo a prenderci la prossima Targa Tenco dedicata agli Album legati a un progetto speciale?

Per farlo, anticipo qualcosa, cavoli, non sono buono di tenermi per me neanche un mio segreto, andremo a tirare fuori un libro dedicato al cantautorato femminile, e al corpo femminile nella musica al femminile.

Un libro inedito, in tiratura limitata, con anche delle edizioni uniche, personalizzate, un libro dentro il quale troverete ritratti di buona parte di quelle cantautrici i cui video per oltre due milioni di volta siete andati a guardare sul mio profilo Facebook, numeri questi davvero incredibili, considerando che ho molti meno followers di così.

Un libro che sarà parte di un progetto ben più ampio, ma del quale sarà parte portante, come del resto ormai Anatomia Femminile e il suo Festivalino è per la mia vita professionale.

Ma una cosa alla volta, quindi, dal 15 luglio, alle 18 e 30, sulla mia pagina Facebook parte il Festivalino di Anatomia Femminile Anno Quarto.

Per il cinquecentesimo live, preparatevi, faremo un evento di quelli che si ricorderanno a lungo, ma avremo modo anche lì di tornarci su. Che sia musica, e musica al femminile, parola di maschio.

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