La transfobia di J.K. Rowling è ormai fuori controllo e anche Margaret Atwood ribatte con la scienza

J.K Rowling è ormai accerchiata da attivisti, intellettuali ed esperti convinti che le sue esternazioni transfobiche non siano opinioni legittime ma "bigotteria forbita"

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[WH.gov/National Centre for Writing]

I deliri transfobici di J.K. Rowling sono ormai fuori controllo. Nell’ultimo capitolo di una storia autobiografica idealmente intitolata Come distruggere un mito, la scrittrice è arrivata a paragonare le terapie ormonali e la chirurgia per i giovani trans a una nuova forma di terapia di conversione. Il problema, in base alle convinzioni apertamente antiscientifiche esposte su Twitter, sarebbe la pigrizia dei professionisti della medicina che spingono i giovani a un percorso di medicalizzazione lungo una vita e che comporta la perdita della fertilità e/o delle funzioni sessuali.

Come Dani Di Placido fa notare in un approfondimento su Forbes, sarebbe semplice considerare ragionevole la forbita bigotteria di J.K. Rowling, e per questo è così importante far sì che scienziati e attivisti trans abbiano spazio sufficiente per chiarire la natura profondamente nociva della retorica antitrans della scrittrice. Non che questo sia finora riuscito a frenare la dirompente presunzione con cui J.K. Rowling continua a disquisire sul tema.

Lo si nota ogniqualvolta Rowling adotta un atteggiamento vittimistico in risposta alle domande e alle argomentazioni più che legittime degli utenti di Twitter. Perché il dibattito pubblico sui diritti dei trans e l’accesso all’assistenza sanitaria è dominato da una persona a) non trans b) non esperta in materia, ma semplicemente una scrittrice miliardiaria?, scrive Benjamin Cohen.

E la risposta di J.K. Rowling torna a centrarsi sul suo presunto svantaggio di essere donna: Sono un’esperta mondiale nell’essere interrotta quando parlo, nelle bugie che mi dicono e nelle etichette che mi affibbiano i maschilisti sull’essere istruita a rivolgere il mio attivismo a chiunque non faccia parte del mio gruppo demografico e i mancati riconoscimenti dei miei successi da parte di uomini invidiosi. In altre parole, sono una donna.

Sfruttare la sua mastodontica piattaforma non significa però esprimere un’opinione e, come Garrad Conley rileva nella sua rubrica online su CNN, per evitare tutto il dolore che J.K. Rowling continua a infliggere con ogni sua bomba mediatica basterebbe che l’autrice dedicasse ai suoi tweet la stessa attenzione e la stessa cura destinate all’elaborazione dei suoi romanzi. Per Conley il paragone fra un legittimo percorso di transizione e una terapia di conversione elimina il fatto che quest’ultima – un iter dannoso e problematico con cui si tenta di cancellare la reale identità di una persona – sia stata usata molto a lungo contro le persone trans e abbia portato a risultati tremendi.

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Per una persona trans la somministrazione di questa presunta terapia comporta la repressione di qualsiasi sentimento o sensazione non combaci perfettamente con il genere assegnato alla nascita, e secondo delle ricerche i giovani trans esposti a questo malsano sistema di idee sono maggiormente soggetti allo sviluppo di tendenze suicide. Se Rowling fosse davvero preoccupata della salute di questi individui e volesse realmente proteggerli saprebbe già dell’esistenza di questo rischio, si legge ancora.

Delle numerose esternazioni transfobiche di J.K. Rowling sembra essere proprio il paragone fra la prescrizione di ormoni e i nuovi antidepressivi a far infuriare esperti e attivisti trans sui social. E se Munroe Bergdorf twitta J.K. Rowling non è una scienziata, non è un dottore, non è un’esperta di genere, non è una sostenitrice della nostra comunità. È una donna bianca miliardaria, cisgender, eterosessuale che ha deciso di sapere cosa è meglio per noi e per i nostri corpi, e Triner Scott fa notare che quest’opinione è più che offensiva, perché attivamente nociva verso milioni di persone, la scrittrice riesce ancora una volta a controbattere con un vittimismo del tutto fuori luogo, lamentando una presunta manipolazione dei suoi punti di vita.

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Dopo le nette prese di posizione di Daniel Radcliffe, Emma Watson, Eddie Redmayne e Stephen King – che J.K. Rowling ha prontamente depennato dalla sua lista di colleghi da stimare –, arriva ora l’invito della scrittrice e poetessa Margaret Atwood – al momento impegnata nella produzione della serie tv The Handmaid’s Tale – ad affidarsi alla scienza. Ed è proprio su Twitter che dà spazio a un articolo pubblicato su Scientific American e intitolato The New Science of Sex and Gender, commentando: Ecco qui un po’ di scienza… In biologia non si ragiona per compartimenti stagni, “o-o”. Siamo tutti parte di una curva a campana. Rispettiamolo! Godiamo dell’infinita varietà della natura!

Nella stessa occasione ha proseguito la discussione con alcuni degli utenti più critici, sottolineando come sesso e genere non sempre vadano di pari passo e non siano vissuti da tutti allo stesso modo, e arrivando persino a citare le leggi della sua Gilead e a ironizzare sul fatto che una buona parte del problema sembra essere legato [all’uso dei] bagni. Ma ci sono molte soluzioni fantasiose a questo tipo di paure, le persone sono creative, no? La chiusa, infine, è una lezione di apertura e civiltà alla stessa J.K. Rowling: Non sono migliore [di lei]. Ci sono persone diverse capaci in cose diverse. Bisogna cercare di comprendere le paure degli altri.

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