Fortnite contro l’odio e il razzismo, tolleranza zero da Epic Games

Si schiera apertamente contro ogni forma di odio il team responsabile del Battle Royale, che incita i giocatori a segnalare i comportamenti illeciti

Quello della lotta al razzismo e all’odio più in generale è un discorso molto generale, che non poteva mancare di coinvolgere anche Fortnite. Il Battle Royale, d’altronde, abbraccia una platea di riferimento assai vasta ed eterogenea. Milioni e milioni gli utenti di tutto il mondo che quotidianamente timbrano il cartellino all’interno del gioco di Epic Games. E non esistono colori, etnie, religioni o altro che tenga: una volta avviata la partita, si è tutti uguali, a concorrere per la vittoria finale. Come giusto e naturale che sia.

Fortnite non ha voluto dare però per scontato questo discorso, e ha deciso di schierarsi attivamente sul fronte dell’abbattimento di ogni barriera sotto questo punto di vista.

Fortnite combatte l’odio, tolleranza zero dal Battle Royale

Una battaglia che Epic Games combatte, con il suo Battle Royale, tanto all’interno del gioco stesso – con l’evento We The People – quanto sui social network. Proprio attraverso i canali ufficiali di Fortnite, nella fattispecie quello Twitter, il team di sviluppo ha voluto lanciare un segnale importante contro ogni forma di discriminazione. “Rispetto” è la parola d’ordine, con gli addetti ai lavori che incitano a mantenere comportamenti consoni nei confronti degli altri giocatori. E, in caso contrario, spingono a segnalare chiunque si macchi di atti illeciti o di attacchi in qualsiasi forma.

E la tolleranza è praticamente zero, con gli sviluppatori che spingono i propri fan ad approfittare degli strumenti messi a disposizione per aiutarli a rendere il Battle Royale un luogo di divertimento sano e spensierato.

Il miglior modo di dare una mano al team responsabile di Fortnite è ovviamente quello di usare il form di segnalazione solo per i casi attinenti. Da evitare quindi l’invio del feedback a seguito di una cocente sconfitta, sull’onda dell’arrabbiatura, qualora non ce ne siano gli estremi effettivi. Così si sovraccaricherebbe soltanto il lavoro della divisione addetta ai controlli delle istanze presentate dagli utenti. Con i tempi di eventuali ban che quindi si dilaterebbero non di poco.

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