Oscar, l’Academy nomina 819 nuovi membri. Per l’Italia, Favino, Comencini, Archibugi, Barbera

L’Academy ha nominato i nuovi membri, che voteranno per le candidature agli Oscar. 21 gli italiani. Sempre più numerosi i non statunitensi, le donne e le persone di colore

1 Luglio 2020 di


L’Academy ha appena nominato 819 nuovi membri, che entreranno a far parte della prestigiosa giuria che vota per le candidature ai premi Oscar. Tra questi ci sono anche diversi rappresentanti del cinema italiano, ne abbiamo contati ben 21, suddivisi tra i 17 rami che compongono l’Academy.

Oscar, i nuovi membri italiani dell’Academy

Pierfrancesco Favino, prima di tutto, unico connazionale presente nella categoria degli attori, conosciuto anche negli Usa per le saltuarie partecipazioni a film di produzione americana come, ad esempio, Rush di Ron Howard. Nella sezione regia ben tre nomi, e tutti al femminile, che non hanno bisogno di particolari presentazioni: Cristina Comencini, Francesca Archibugi e Maria Sole Tognazzi.

La regista e sceneggiatrice Maria Sole Tognazzi

Nomi di assoluto rilievo nelle cosiddette categorie tecniche. Due i costumisti, Massimo Cantini Parrini, usuale collaboratore di Matteo Garrone (Pinocchio, Dogman, Il Racconto Dei Racconti), vincitore di 4 David di Donatello, e Nicoletta Ercole, una lunga carriera tra cinema popolare e d’autore, accanto a nomi come Marco Ferreri, Benigni, Muccino, Carlo Vanzina. Altra donna la montatrice Francesca Calvelli, moglie e usuale collaboratrice di Marco Bellocchio (sono presenti diversi professionisti che hanno lavorato all’ultimo film del regista piacentino Il Traditore, il che dimostra come, pur non ottenendo l’agognata nomination, il film abbia lasciato un segno importante nell’Academy).

Massimo Cantini Parrini, il costumista 4 volte vincitore del David

Altra presenza tra i montatori Roberto Perpignani, che ha attraversato da protagonista quasi sessant’anni di cinema italiano, partendo addirittura da Il Processo di Orson Welles e poi lavorando accanto a Bernardo Bertolucci (Ultimo Tango A Parigi), fratelli Taviani (La Notte Di San Lorenzo), Il Postino con Troisi e Michael Radford. Tra i musicisti ci sono Lele Marchitelli, autore delle colonne sonore per Carlo Verdone e Paolo Sorrentino (La Grande Bellezza, la serie The Young Pope); e Andrea Guerra, compositore figlio del poeta e sceneggiatore Tonino, che ha realizzato, tra le altre, le musiche del film americano di Gabriele Muccino, La Ricerca Della Felicità, e della produzione internazionale Hotel Rwanda.

Altre donne italiane presenti nella lista sono Elda Ferri, storica produttrice dei film di Roberto Faenza e La Vita È Bella di Roberto Benigni, semplicemente il più grande successo oltreoceano nella storia del cinema italiano. E Claudia Tomassini, nata a Roma e installata a Berlino con la sua agenzia di pubbliche relazioni che s’è occupata della promozione di moltissimi film di grandi autori (Adbellatif Kechiche, Pablo Larraìn, Giuseppe Tornatore, Wim Wenders). Due le scenografe: Livia Borgonogni (La Casa Del Sorriso di Ferreri, La Stoffa Dei Sogni di Gianfranco Cabiddu) e Paola Comencini, sorella di Cristina con cui ha spesso collaborato in una carriera quarantennale cominciata accanto al padre Luigi con Voltati Eugenio e proseguita coi film di Placido, Miniero, Sollima.

Elda Ferri, storica produttrice de La Vita È Bella di Benigni

Esmè Sciaroni invece è una truccatrice, di origini svizzere ma di carriera italiana, da Lamerica a La Pazza Gioia, con anche la partecipazione alla serie L’Amica Geniale. Ci sono poi le animatrici Emanuela Cozzi e Giovanna Ferrari, il tecnico del suono Adriano Di Lorenzo (Il Traditore, Nico 1988) e i due esperti di effetti visivi Marco Revelant e Luca Fascione, coinvolti in numerose produzioni internazionali ed entrambi vincitori, rispettivamente nel 2014 e nel 2017, del prestigioso Sci-Tech Award, equivalente tecnico degli Oscar, assegnato dall’Academy.

Conclude la lista degli italiani, nella categoria dei Members-At-Large, ossia i membri esterni ai diciassette rami, il direttore della Mostra di Venezia Alberto Barbera che, tra i vari risultati conseguiti negli anni della sua gestione, ha anche quello di essere riuscito nel tempo a costruire una relazione molto solida col cinema hollywoodiano, ospitando negli anni diverse anteprime di film che hanno poi fatto incetta di Oscar, come Gravity, Spotlight, Birdman, La La Land, Roma.

Una nuova Academy globale

La lista completa degli 819 nuovi membri è ovviamente ricchissima di figure anche assai note, le attrici Ana de Armas vista in Knives Out e Blade Runner 2049, Cynthia Erivo candidata all’Oscar per Harriet, la francese Adèle Haenel di Ritratto Della Giovane In Fiamme, registi provenienti dall’horror d’autore Ari Aster e Robert Eggers, il Ladj Ly del racconto di banlieu I Miserabili e Samira Makhmalbaf.

Al di là però dei singoli nomi ciò che importa è la filosofia che sottende alle scelte dell’Academy in questi ultimi anni, che ormai parlano esplicitamente di “Global Membership”, votati all’idea di offrire una rappresentanza che rispecchi l’immagine non del cinema americano ma dell’industria del cinema e più in generale del mondo com’è oggi.

Così negli ultimi anni, attraverso delle massicce infornate di nuovi membri, 322 nel 2015, 683 nel 2016, ben 928 nel 2018, 842 nel 2019 e adesso questa del 2020, si è provveduto a riequilibrare una composizione degli elettori che, secondo una ricerca condotta dal Los Angeles Times nel 2014, offriva una paurosa sovrarappresentazione di maschi bianchi anziani, con un’eta media di 63 anni, il 76% di uomini e il 94% di bianchi. Con le conseguenze che si possono immaginare, ossia scelte per le statuette che privilegiavano film e candidati tarati sui loro gusti.

Il trionfo di Parasite di Bong Joon-ho, figlio delle nuove scelte dell’Academy

Con le nomine del 2019 si era passati a percentuali parzialmente più equilibrate, con una rappresentanza femminile al 32% e quella delle persone di colore al 16%. Vale a dire il doppio esatto del 2015. E questa apertura alla diversità è stato un elemento determinante per condurre alla rivoluzionaria edizione degli Oscar del febbraio scorso che portò alla storica vittoria di Parasite di Bong Joon-ho. Una vittoria sintonizzata sul nuovo mondo e su un mercato che, con la competizione della Cina (con un botteghino nel 2019 non lontano dai 10 miliardi di dollari) e delle piattaforme streaming, non è trainato più soltanto dagli Stati Uniti.

Perfettamente in accordo con questa logica è quindi la scelta dei nuovi 819 membri del 2020, che comprende il 49% di non statunitensi, il 45% di donne e il 36% di persone di colore. Chissà quindi quali saranno gli esiti dei prossimi Oscar del 2021 che, dopo l’emergenza del Coronavirus, il pauroso stop del mercato mondiale e la sensazione di fragilità globale che ci ha attanagliato, saranno demandati a dare un segnale molto forte e inclusivo, atteso non solo dal mondo del cinema.


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