Lost ha rischiato di avere 10 stagioni: Lindelof ammette il braccio di ferro con ABC

Sapere dello scontro fra l'ispirazione creativa di Lindelof e le esigenze commerciali di ABC può aiutare a essere più tolleranti nei confronti del finale della serie?

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Il miracolo di Lost, apripista per le più straordinarie serie tv dell’ultimo decennio, non è un mistero per nessuno, né stupisce che a distanza di così tanti anni dalla sua conclusione continuino a emergere nuovi retroscena su qualsiasi fase della sua produzione. Intervistato a più riprese per discutere della triste attualità di un altro dei suoi pezzi forti – la serie limitata HBO Watchmen –, il creatore e showrunner Damon Lindelof ha avuto così l’opportunità di rivelare nuovi dettagli su Lost e sul pitch iniziale di tre stagioni, al quale è seguito un lungo braccio di ferro con i vertici di ABC:

Non sto cercando di essere diplomatico, ma di provare a dare una risposta quanto più accurata in base ai miei ricordi sul fatto che avessimo parlato della conclusione della serie già mentre scrivevamo il pilot. Uno dei commenti che ricevevamo da ABC era “Quando risolverete questi misteri? E quando li risolverete, perché la gente continuerà a guardare la serie?”.

Il primo livello per noi era “Introdurremo nuovi misteri strada facendo, quindi speriamo che a ogni mistero che risolveremo ne corrisponda uno nuovo e altrettanto appassionante. Se raggiungeremo questo equilibrio non si accumuleranno, ma arrivati a questo punto sappiamo tutti che non ci siamo riusciti.

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  • vedi singole stagioni (Director)

Il punto, per Lindelof, è sempre stato nelle domande che Lost ha spinto gli autori – e di conseguenza gli spettatori – a porsi di volta in volta:

In Lost ci si chiedeva: Cosa c’è dietro il portello? E il mostro? Chi è il Sawyer originale? Com’è finito Locke sulla sedia a rotelle? Qual è la natura dell’isola? Chi sono gli Altri? C’erano tutti questi misteri appassionanti e quindi pensavamo “Vogliamo dare risposte a tutte queste cose entro la fine della prima stagione, poi entro la fine della seconda, e poi in sostanza la conclusione della serie sarebbe dovuta arrivare dopo circa tre anni“.

Questo era il pitch iniziale, ma non ci ascoltavano neanche. Guardavano me, in particolare, e dicevano “Capisci quanto è difficile fare una serie che la gente voglia seguire? E se alla gente piace perché dovremmo concluderla? Non si chiudono le serie che alla gente piace guardare”.

Per la serialità dell’epoca non era concepibile che un successo di tale portata venisse stroncato dopo sole tre stagioni. E poco importa che la prima stagione di Lost contasse lo stesso numero di episodi dell’intera The Leftovers, altro indiscusso capolavoro di Lindelof. Dallo scontro fra ispirazione creativa ed esigenze aziendali è scaturito quindi un lungo tira e molla fra lo stesso Damon Lindelof e ABC:

Quando siamo arrivati alla fine della seconda stagione abbiamo riprovato a formalizzare la conversazione. A quel punto […] stavamo negoziando il futuro della serie. [In ABC] pensavano che fosse una questione monetaria, come se volessimo avere più soldi, mentre noi stavamo soltanto cercando di trovare un accordo per concludere la serie. […] Abbiamo stabilito di prolungare per un anno, e credevamo che ce ne saremmo andati alla fine della terza stagione e ci sarebbero stati altri showrunner.

Le cose hanno cominciato a complicarsi proprio con la terza stagione, conclusione ideale per Damon Lindelof ma non per ABC, a quanto pare non convinta che i flashback al passato autodistruttivo dei personaggi principali fossero un espediente utilizzabile solo fino a un certo punto, e decisi invece a portare avanti la storia per un totale di 10 stagioni:

A un certo punto sono tornati a sedersi al tavolo per una vera discussione. Hanno detto “Abbiamo deciso di farvi concludere la serie”, e io ho risposto “Grazie, è la cosa migliore”, e mi hanno risposto “Pensavamo a dieci stagioni”.

Solo dopo altri batti e ribatti, fra la richiesta di Lindelof di chiudere con la quarta stagione e la controproposta del network di arrivare a nove, si è infine stabilito di mettere la parola fine a Lost con la sesta stagione. Alla luce di queste nuove rivelazioni può essere un po’ più semplice perdonare gli autori per il controverso finale della serie, le domande rimaste senza risposta, o il senso di tradimento che alcuni appassionati hanno avvertito nel ritrovarsi a guardare una conclusione così imprevedibile.

In fondo Lindelof ha dovuto fare i conti con il prolungarsi a dismisura di una storia concepita per snodarsi in sole tre stagioni, e che a causa delle pressioni di ABC è stata diluita in sei, attraversando persino un periodo di sciopero degli sceneggiatori in corrispondenza della quarta stagione. Ciò non toglie che lo stesso Lindelof si sia detto più volte soddisfatto del finale della serie, al pari del produttore Jeff Pinker, il quale ha ammesso un unico errore in un’intervista all’Observer per i dieci anni dalla fine di Lost:

Penso che avremmo potuto insegnare meglio al pubblico a non preoccuparsi troppo delle risposte. È questa la cosa che avremmo potuto fare un po’ meglio, sia nel modo in cui interagivamo con la gente online che nel mondo in cui la serie poneva le domande alle quali i personaggi rispondevano all’interno della storia.

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