Wasp Network, su Netflix il thriller da Guerra Fredda con Penélope Cruz, ma è una delusione

Olivier Assayas racconta una storia vera tra Cuba e Miami, castristi e anticastristi. La spy-story è la cornice dentro cui inserire il melodramma. Ma il thriller è svogliato. E allora non funziona neanche il mélo

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Dopo i racconti al femminile di Sils Maria e Personal Shopper e la commedia parigina e intellettuale Il Gioco Delle Coppie, Olivier Assayas cambia drasticamente registro. Ritrova l’attore Édgar Ramírez, già protagonista della sua miniserie tv Carlos (2010), biografia del terrorista marxista e mercenario Ilich Ramírez Sánchez. E in Wasp Network (2019), passato in concorso a Venezia e da ieri disponibile su Netflix, s’ispira alla storia vera d’un libro di Fernando Morais (The Last Soldiers of the Cold War: The Story of the Cuban Five) per ripercorrere una vicenda tra Cuba e Miami negli anni terminali della Guerra Fredda.

1990, René è un pilota cubano che una mattina, dopo aver salutato amorevolmente la moglie Olga (Penélope Cruz) e la figlia, si dirige col suo aereo Miami, chiedendo asilo politico. Viene avvicinato dall’organizzazione anticastrista attiva sulla costa statunitense e assoldato nella piccola squadriglia che recupera i fuggiaschi in mare aperto. Quell’attività cela le reali motivazioni dell’organizzazione, che mira attraverso attentati terroristici a destabilizzare il regime castrista, finanziandosi anche attraverso rapporti con i narcotrafficanti sudamericani.

Carlos
  • Edgar Ramirez, Alejandro Arroyo, Alexander Scheer (Actors)
  • Olivier Assayas (Director)

Lungo la prima ora di Wasp Network, Assayas segue linearmente le vicende di René, fedele alla causa anticastrista ma intenzionato a mantenersi lontano dai legami più torbidi dell’organizzazione. In controcanto, si vede la difficile vita di Olga, rimasta a Cuba a fare i conti con l’amore/odio per un uomo percepito da tutti – lei per prima, fedele al regime – come un traditore. Compaiono anche altri personaggi, come il fuggiasco Juan (Wagner Moura), più disinvolto di René nel muoversi tra le fila degli anticastristi, assecondando la causa per il proprio tornaconto.

Dopo un’ora, però, il film si ribalta, il nastro della cronologia si riavvolge e cadono le maschere, rivelando una vicenda di spionaggio e controspionaggio, disertori apparenti e patrioti insospettabili, che coinvolge castristi e anticastristi, l’FBI e i gruppi (i Cuban Five) infiltrati negli Usa per sventare gli attacchi terroristici a L’Avana.

Assayas si mantiene equidistante dalla politica senza trasformare il racconto in un film a tesi militante. Il gran numero di personaggi (ai quali vanno aggiunti l’altro esule Gael García Bernal e Ana De Armas come moglie di Juan in un matrimonio di ambizioni hollywoodiane), mostra come per il regista il cuore della vicenda restino gli esseri umani e le loro relazioni. Un contesto in cui la causa politica non è un’astrazione, ma il risultato delle scelte che gli uomini compiono restando fedeli o tradendo i propri ideali, con tutte le ripercussioni pratiche ed emotive che questo ha nel quotidiano.

La trama spionistica è solo il fondale dell’autentica vicenda del film. Infatti Assayas l’affronta evitando d’ingarbugliare i piani della narrazione, prediligendo una chiarezza espositiva che consente allo spettatore di decrittare senza ambiguità le svolte del racconto. Non vuole smarrirlo in un thriller concitato e doppiogiochista, ma spingerlo a focalizzarsi sul nocciolo melodrammatico di Wasp Network. E trattandosi di melodramma, nella vicenda acquistano centralità i personaggi femminili. Costrette, la Cruz soprattutto, ma anche la De Armas, a fare i conti con la vera identità degli uomini cui sono legate.

Il ribaltamento dei generi – da thriller a mélo e da maschile a femminile – potrebbe essere intrigante. Il problema, forse perché si tratta di un lavoro su commissione, chiesto ad Assayas dal produttore brasiliano Rodrigo Teixeira, è che Wasp Network non trova mai una misura, un’urgenza, una temperatura adeguata. Nella sua eccessiva linearità il racconto spionistico è privo di tensione. Ma questo, come diretta conseguenza, rende meno credibile pure la parte melodrammatica. E nell’affollamento di personaggi, alcuni dei quali persi per strada (che fine fa Juan?), altri senza un ruolo determinato (García Bernal, sprecato), Wasp Network più che mélo incendiario finisce per assomigliare a una soap (l’indugiare sulla vita cubana di ristrettezze della Cruz). E nonostante le ambizioni realiste – confermate dall’uso di autentiche location cubane – il risultato è legnoso e senza nerbo.