Le inaccettabili frasi di Franca Leosini ad una vittima di violenza di genere, una macchia su Storie Maledette. E non è la prima volta

Franca Leosini e quelle parole rivolte a una vittima di abusi da parte del marito: "La responsabilità ce l'ha anche lei"

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La seconda ed ultima puntata di Storie Maledette, in onda domenica 14 giugno su Rai3, porta con sé una macchia che non può passare inosservata. Nonostante la riconosciuta professionalità di Franca Leosini nell’affrontare e proporre al pubblico il racconto di scabrosi fatti di cronaca nera parlandone direttamente con i protagonisti, le sue uscite su temi come la violenza di genere suonano spesso offensive e fuori dal tempo. Non è la prima volta che accade, ma stavolta le reazioni sono più forti e condivise, complice una più spiccata sensibilità sull’argomento.

L’episodio è avvenuto durante la puntata dedicata al caso di Sonia Bracciale, una donna condannata a 21 anni di carcere come mandante del pestaggio che ha provocato la morte di suo marito. 

Ripercorrendo la storia coniugale della condannata e della vittima, la Leosini ha ricordato come quel matrimonio fosse costellato di violenze nei confronti della Bracciale, vittima di soprusi fisici e abusi psicologici da pare del possente e violento marito, ma le ha poi addossato una parziale colpa di quei fatti, sostenendo che “la responsabilità ce l’ha anche lei come tutte le donne che non mollano il marito al primo schiaffone“. Un classico quando si tratta di abusi di genere: il giudizio morale sulla vittima delle violenze, la cosiddetta vittimizzazione secondaria, quel processo che tende ad incolpare chi non ha saputo o potuto reagire all’aguzzino, senza considerare le difficoltà psicologiche, emotive e molto spesso materiali che impediscono di liberarsi da una situazione di sopraffazione. In questo caso la Leosini è stata esplicita nel dire che se una donna accetta di subire violenze allora ne è in parte complice: un messaggio molto pericoloso oltre che ingiusto ed offensivo.

Quella frase rivolta alla Bracciale ha suscitato un dibattito in rete e sollevato molte polemiche. Ora potrebbe arrivare in Commissione di Vigilanza Rai dopo le proteste dell’associazione a D.i.Re-Donne in Rete, la rete dei centri antiviolenza che con 80 luoghi di accoglienza in tutta Italia aiuta le vittime di abusi.

Ecco alcuni dei principali passaggi del commento che la presidente Antonella Veltri ha riservato alla puntata di Storie Maledette del 14 giugno in merito a quello specifico passaggio della Leosini nei confronti della Bracciale (qui il testo completo):

Un concentrato di insinuazioni, stereotipi sessisti, giudizi moralistici, colpevolizzazioni per la violenza subita, e giustificazioni del maltrattante in prima serata tv. Si chiama vittimizzazione secondaria, succede ancora continuamente nelle aule dei tribunali, dove le donne che denunciano la violenza non sono credute. Ieri questo trattamento è stato imposto a Sonia Bracciale, che è stata umiliata, maltrattata, da Franca Leosini nel suo programma su Rai Tre (…) Al di là dell’incompetenza con cui una giornalista si permette di parlare a una donna che ha subito violenza senza avere una formazione e gli strumenti di base per affrontare un discorso tanto delicato, quanto complesso, ciò che emerge prepotente e insopportabile è l’eterno giudizio verso le donne che non se ne sono andate per tempo dal violento. Neppure quanto vengono ammazzate, si smette di giudicarle.

La Veltri ricorda che la tv pubblica dovrebbe rispettare “le raccomandazioni del GREVIO, il Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d’Europa, che nel suo Rapporto sull’applicazione della Convenzione di Istanbul in Italia ha segnalato quanto i media continuino a perpetrare stereotipi e pregiudizi nei quali affondano le radici della violenza maschile contro le donne“.

Quell’uscita di Franca Leosini lascia una brutta macchia su un programma storico, seguitissimo e indubbiamente realizzato con professionalità come Storie Maledette. Ma non è la prima volta che la Leosini finisce al centro di polemiche quando si tratta di violenza di genere: in una puntata sulla strage di Erba aveva insinuato come il presunto stupro subito da Rosa Bazzi fosse poco plausibile perché trattasi di una donna non dotata di un “fascino dal fulgore ustionante“, come se a subire violenza sessuale fossero solo persone di bell’aspetto, o peggio, l’avvenenza ne fosse una concausa. Come non erano piaciuti alcuni atteggiamenti nei confronti di Sabrina Misseri e sua madre Cosima nell’intervista sul caso di Sarah Scazzi, per aver indugiato su aspetti come il fisico o la sessualità in modo indelicato.

Al momento la Rai non ha replicato alle polemiche suscitare dall’ultima puntata di Storie Maledette, che quest’anno ha avuto solo due episodi a causa dell’emergenza sanitaria che ha impedito i colloqui in carcere. Franca Leosini, invece, si è difesa in un’intervista a La Stampa, sostenendo che il suo fosse un consiglio e un invito alla prudenza, espresso in maniera colloquiale, e non un rimprovero o un giudizio:

Non ho detto che la responsabilità è delle donne, era un contesto colloquiale dove ho espresso un pensiero che corre sul filo della logica e soprattutto che è da considerare un consiglio, non certo un rimprovero. Perché, lo ripeto, sarebbe opportuno per una donna andarsene al primo accenno di violenza. Non aspettare che la violenza monti arrivando alle estreme conseguenze. È sbagliato prendere alla lettera una affermazione che è figurativa e dove non c’è un giudizio ma un consiglio che mi sembra di minima prudenza. A me dispiace essere fraintesa, anche perché con la mia vita e le mie battaglie ho dimostrato come la penso e che sono sempre dalla parte delle donne. Mi sembra incredibile che si possa supporre il contrario. Ci mancherebbe che una donna fosse responsabile di una violenza subita.

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