Il desametasone cura davvero il coronavirus? Cosa ne sappiamo finora

Un farmaco efficace in buona parte ma vanno presentati i risultati esatti della ricerca

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Il desametasone potrebbe diventare la prima cura abbastanza efficace contro il nuovo coronavirus: le premesse positive ci sono tutte ma prima di gridare alla soluzione definitiva alla pandemia vanno chiariti numerosissimi aspetti e snocciolati anche alcuni dati, da leggere con attenzione.

La cura con desametasone è proposta dagli scienziati britannici che l’hanno sperimentata nel Regno Unito con risultati importanti. La piattaforma Recovery (Randomisation Evaluation of Covid-19 Therapy) è la più grande relativa proprio ai report sulle cure contro il Covid-19: questa riporta anche i risultati ottenuti proprio con il farmaco ora in esame, somministrato su ben 2000 pazienti sottoposti a ventilazione polmonare. Questi ultimi sarevvero stati messi a confronto con altri 4000 pazienti nelle stesse condizioni ma per i quali sono state previste altre cure.

Il desametasonè p il nome generico di un antinfiammatorio steroideo. I pazienti che lo hanno assunto sarebbero sopravvissuti per circa un terzo sul totale del campione in esame. Nel caso di altre terapie, la percentuale di successo delle cure sarebbe stata calcolata in un solo quinto dei casi. La differenza è dunque sostanziale anche se come evidente, il farmaco comunque non sarebbe del tutto risolutivo. Si tratta in ogni caso di un farmaco che riduce sensibilmente il numero delle vittime. I ricercatori calcolano che, avendo utilizzato questa soluzione dall’inizio della pandemia, le vite umane salvate sarebbero state migliaia, anche solo per il Regno Unito.

Oltre agli effetti positivi dell’impiego della desametasone sui pazienti va anche sottolineata una sua caratteristica fondamentale, ossia l’assoluta economicità. Il costo del medicinale è di circa 5 sterline nel Regnio Unito ma anche in Italia il suo prezzo è molto basso e la sua commercializzazione riguarda numerosissime nazioni. La sanità pubblica inglese certa dei risultati raggiunti, comincerà a somministrarlo su tutti i pazienti sotto ventilazione. Sull’effettivo impiego o meno della stessa soluzione anche in Italia non ci sono ancora dichiarazioni.

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