Coppa Italia.Rinasce il calcio, per soldi e morale, ma rischia morire al primo contagio

Quattro big per la Coppa Italia. Per soldi e morale il pallone torna rotolare in stadi deserti. Ma portasecchia e nemici del calcio sono pronti a fermarlo di nuovo

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Soldi e morale. Riparte la Coppa Italia

Juventus-Milan e Napoli-Inter, poi la finalissima mercoledì 17 all’Olimpico di Roma. La Coppa Italia riapre la stagione calcistica assegnando un trofeo conteso tra le quattro squadre più amate d’Italia. Un’ottima ripartenza che sarà visibile in chiaro, per la gioia del Ministro Spadafora. Proprio il Ministro è stato tra i principali avversari della ripresa di Coppa Italia e Serie A.

L’ideologia del benaltrismo, dell’uno vale uno, della decrescita felice l’avevano indotto a trascurare che, grazie a Coppa Italia Serie A, in Italia lavorano e vivono decine di migliaia di persone rimaste senza reddito.  

Volente o nolente ha dovuto Spadafora fare marcia indietro e consentire la ripresa di Coppa Italia e Serie A sui quali però pende la spada di Damocle della quarantena obbligatoria di tutta la squadra anche in presenza di un solo contagiato.

Con questo protocollo  la conclusione regolare della Coppa Italia ed ancor più della Serie A sono ad altissimo rischio. Ma i nemici della Coppa Italia e della Serie A si annidano anche tra gli stessi presidenti. Alcuni confidano in uno stop generale dell’intera attività  per risparmiare sugli stipendi e scongiurare una retrocessione.

Esiste poi l’incognita inerente la proroga dei contratti e delle coperture assicurativa. Bisognerà verificare anche la tenuta fisica e psicologica degli atleti costretti ad un super lavoro ( una gara ogni tre giorni ) in stadi deserti, almeno all’inizio.

Sono tanti i fattori di rischio ed i nemici palesi ed occulti. Ma quando sarà dato il calcio d’inizio tutto sarà lasciato alle spalle. La parola torna, finalmente, al terrendo di gioco, con beneficio per l’economia ed il morale nazionale.

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