J.K. Rowling si dichiara vittima di abusi, ma da Eddie Redmayne alla Warner Bros. ormai ha tutti contro

J.K. Rowling prova a difendersi raccontando di esser stata vittima di violenze, ma sia le star che i fan di Harry Potter prendono le distanze

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[CBC NEWS]

J.K. Rowling non smette di far parlare di sé, o meglio, sono i suoi recenti tweet transfobici a continuare a scatenare una mobilitazione di massa contro l’autrice della saga di Harry Potter:

Se il sesso non esiste, non può esistere l’attrazione omosessuale. Se il sesso non esiste, viene cancellata la realtà vissuta dalle donne nel mondo. Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso significa togliere a molti la possibilità di discutere in maniera significativa delle proprie vite. Dire la verità non significa odiare, è stato uno dei commenti finiti nel tritacarne dei suoi oltre 14 milioni di follower.

Il primo a prendere le distanze dalle sue posizioni TERF è stato Daniel Radcliffe, che pure deve al maghetto concepito da J.K. Rowling la popolarità di cui ancora oggi gode:

Le donne trans sono donne. Qualsiasi dichiarazione contraria cancella l’identità e la dignità delle persone transgender e si scontra con tutti i pareri espressi dalle associazioni dei professionisti della sanità, molto più esperti in materia di me o Jo. Secondo The Trevor Project, il 78% dei giovani trans o di genere non binario hanno dichiarato di essere oggetto di discriminazione a causa della propria identità di genere. È chiaro che dobbiamo fare di più per sostenerli, non invalidare le loro identità né causare loro ulteriore sofferenza.

A stretto giro è arrivato anche il tweet di Emma Watson e il suo invito a raccogliere fondi per le associazioni Mermaids e Mama Cash:

Le persone trans sono ciò che dicono di essere e meritano di vivere la propria vita senza essere costantemente interrogate o informate di non essere chi dicono di essere.

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Altrettanto netta la presa di posizione di Eddie Redmayne:

Rispettare le persone transgender rimane un imperativo culturale e nel corso degli anni ho provato a istruirmi costantemente, si legge in suo comunicato inviato a Variety. Si tratta di un processo continuo. Avendo lavorato sia con J.K. Rowling che con i membri della comunità trans volevo rendere assolutamente chiara la mia posizione.

Non sono d’accordo con i commenti di Jo. Le donne trans sono donne, gli uomini trans sono uomini e le identità di genere non binario sono valide. Non mi permetterei mai di parlare a nome della comunità, ma so bene che i miei cari amici e colleghi trans sono stufi di questo perenne mettere in discussione la loro identità, che troppo spesso porta a violenze e abusi. Vogliono semplicemente vivere la loro vita in pace, ed è il momento di lasciarglielo fare.

Dopo una lunga attesa anche la Warner Bros., partner di J.K. Rowling nella saga degli Animali Fantastici, ha trasmesso un comunicato in cui prova a chiarire la propria posizione, forse la meno critica finora espressa nei confronti della scrittrice:

Gli eventi delle ultime settimane hanno consolidato la volontà della nostra azienda di affrontare delle complesse questioni sociali. La posizione di Warner Bros. sull’inclusività è ben consolidata, e alimentare una cultura di diversità e inclusività è ora più importante che mai, per noi e per il nostro pubblico nel mondo.

Crediamo profondamente nel valore del lavoro dei nostri autori, che danno così tanto di sé condividendo con tutti noi le loro creazioni. Riconosciamo la nostra responsabilità di coltivare l’empatia e promuovere la comprensione di tutte le comunità e di tutte le persone, in particolare di coloro con cui lavoriamo e cui ci rivolgiamo con il nostro lavoro.

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Che però la questione non riguardi soltanto l’universo dei fan di Harry Potter e degli interpreti di personaggi concepiti da J.K. Rowling è apparso evidente fin dal principio. Dopo Sarah Paulson, Jonathan Van Ness e altre celebrità, a criticare aspramente le uscite transfobiche della scrittrice sono arrivati anche il co-creatore e alcune fra le principali interpreti di Pose, la serie prodotta da Ryan Murphy e con il più alto numero di interpreti trans.

Penso che con quelle parole abbia dimostrato la sua più completa stupidità, ha detto Indya Moore. Voglio dire, che scemenza. Non riesce neanche a capire quanta morte e quanta violenza ci siano dietro le opinioni che condivide sui social media. Sta dando un contributo enorme alla violenza esprimendo le sue idee e opinioni. Contribuisce ad alimentare uno stigma che ancora oggi influisce pesantemente sulle nostre vite.

In questo momento la sua opinione fa davvero molto male e non dà nulla di cui abbiamo bisogno, ha aggiunto Steven Canals. Penso che il suo problema sia il non rendersi conto di potersi permettere di esprimere un’opinione del genere in virtù del suo privilegio. Quello che vorrei dirle, da persona cisgender a persona cisgender, è che essere dei veri alleati significa capire quando fare un passo indietro e ascoltare ciò di cui la comunità ha bisogno. Bisogna essere ascoltatori attivi.

Mj Rodriguez, infine, ha detto di considerare molto importante prendere le distanze da una persona del genere, così chiaramente persa in un divario generazionale o qualcosa del genere… Viviamo in un’epoca diversa, adesso.

Solo poche ore fa J.K. Rowling ha provato a difendersi dalle accuse di transfobia con un lungo post pubblicato sul suo sito, ma che ai più è apparso come un tentativo di arrampicarsi sugli specchi. La scrittrice ha cercato di motivare le sue posizioni radicali in materia di identità di genere rivelando di essere stata vittima di abusi domestici e sessuali, ma molti hanno rilevato come proprio l’aver attraversato momenti così difficili avrebbe dovuto far prevalere in lei l’empatia, piuttosto che delle opinioni così rigide e miopi.

Non ne sto parlando adesso nel tentativo di suscitare compassione, si legge nel post, ma per esprimere solidarietà a quel gran numero di donne che hanno storie simili alla mia, e che sono state considerate bigotte per essersi preoccupate degli spazi destinati a ciascun genere. Ha proseguito poi raccontando dei suoi scontri con il sessismo e la misoginia, i disturbi ossessivo-compulsivi dell’adolescenza e di come, se fossi nata trent’anni dopo, avrei pensato anch’io alla transizione.

Il post procede con il racconto di come le critiche ricevute negli ultimi giorni mi abbiano condotto in un luogo molto oscuro della mia mente, e i ricordi di una seria violenza sessuale di cui sono stata vittima quando avevo vent’anni hanno ripreso a scorrermi in testa in loop. Questa situazione si è verificata in un momento e in un luogo in cui mi sentivo vulnerabile, e un uomo ha approfittato dell’opportunità che gli si è presentata. Non sono riuscita a chiudere la mente a questi ricordi ed è stato difficile contenere la rabbia e la delusione per il modo in cui credo che il mio governo sia giocando con la sicurezza di donne e ragazze.

Nonostante abbia dichiarato di aver ricevuto privatamente il supporto di tante donne e abbia tentato di chiudere la faccenda con un tweet rassicurante – Voglio che i miei follower trans sappiano che io e molti altri nel mondo li vediamo, li rispettiamo e li amiamo per ciò che sono –, finora nessuna personalità pubblica si è schierata al suo fianco. Anzi, il malcontento cresce di giorno in giorno sia tra le celebrità che tra i fan, molti dei quali ora temono che l’eredità di amore, speranza e magia di Harry Potter possa essersi macchiata per sempre.

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