Crisi coronavirus, Zara chiude negozi: anche store italiani coinvolti?

Il colosso iberico fa i conti e si ritrova costretto a chiudere oltre mille punti vendita: occhio puntato sul commercio online?

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Confrontarsi col fatto che Zara chiuda i negozi mette di fronte a una dura realtà. La pandemia del Covid-19 continua a mietere vittime in tutto il mondo e, oltre alla perdita di un grandissimo numero di vite umane, ci sono anche altre vittime collaterali alla situazione attuale. Parliamo dei commercianti, da quelli piccoli alle grande catene, che si trovano costrette a operare sacrifici importanti. E a impennarsi, in questo caso, è il dato relativo alla disoccupazione, con operatori che si ritrovano dunque senza un impiego da un giorno all’altro.

Proprio nelle ultime ore è stato reso noto che Zara chiude i negozi, ridimensionando quindi la propria presenza effettiva su scala globale. Ben 1.200 i punti vendita che sono infatti destinati a chiudere i battenti, con il colosso spagnolo che sembra puntare in maniera importante sul commercio online. Anche se le prospettive per gli store potrebbero essere meno critiche di quanto ipotizzabile.

Zara chiude i negozi, previste riaperture?

Le stime riportate dai principali media mondiali parlano di una perdita importante per il marchio iberico. Il primo trimestre del 2020 ha fatto segnare un calo delle vendite pari a -44%, con il rosso che è arrivato a toccare quota 409 milioni di euro. Urgono dunque manovre drastiche per arginare un crollo altrimenti irrimediabile, e Zara chiude i negozi proprio per evitare di colare a picco.

Si tratta comunque di una manovra mirata a dare un nuovo assetto alla compagnia. La chiusura dei 1.200 store porterà infatti, nel giro di breve tempo, all’apertura di nuovi punti vendita. Il conto finale passerebbe quindi dagli attuali 7400 (e oltre) negozi ai 6700 (o poco più) prospettati per il prossimo futuro. Con una perdita effettiva di posti di lavoro che, per quanto importante, ne uscirà parecchio ridimensionata.

A essere interessati sono i punti vendita asiatici ed europei, sebbene al momento non sia stata rilasciata una lista precisa di quali, su suolo italiano, saranno sacrificati e quali invece continueranno le normali attività. Difficile comunque che si possa assistere a uno “svuota tutto”, in virtù del fatto che il materiale sarebbe comunque destinato alla vendita online.

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