Ecco i giudici di X Factor: che Hell Raton sia il Sergio Zarate del talent?

Mi scuserete, ma il calcio mi manca assai più dei talent, in questo periodo, parlo del calcio vero

10 Giugno 2020 di


Sono usciti i nomi dei giudici della prossima edizione di X Factor, con le new entry Emma e Hell Raton e il ritorno di Mika e di Manuel Agnelli.
Proviamo a fare un paio di riflessioni a riguardo.
Primo, sapere che ci sarà una nuova edizione di X Factor, dopo che durante il lock down e più in generale l’emergenza Covid19 sono andate in onda le ultimissime puntate di Amici, in assenza di pubblico, e di Amici Speciali, non esattamente un successone di pubblico, la gente stanca di stare a casa al punto da essersi disaffezionata alla tv, il che sembrerebbe in sé un paradosso, o magari disaffezionata alla tv coi palinsesti, meglio Netflix, sapere che ci sarà una nuova edizione di X Factor potrebbe essere letta come una buona notizia. Un ritorno al passato, quello prima della pandemia, un ritorno alla normalità. Questo anche se non ci è chiarissimo come stiano avvenendo e siano avvenute le audizioni, come sarà il programma, un programma nel quale la presenza del pubblico ha sempre pesato parecchio, come del resto in tutti gli show televisivi.
Ora, pensare che X Factor in onda con una nuova edizione sia un ritorno alla normalità, lo dico provando a non essere troppo cinico o sarcastico, perché anche io ho cantato Rino Gaetano dal balcone, come tutti, è come dire che stiamo uscendo da questa emergenza perché abbiamo letto che sono riprese le attività della microcriminalità, per il piacere personale degli avvocati penalisti, i crimini scesi del 63% durante il lock down e i processi fermi sono stati un’emergenza nell’emergenza, per loro. O dire che finalmente riprendono a arrivare a casa le cartelle dell’Agenzia delle Entrate, che bello, siamo tornati alla normalità.
No, non stiamo tornando alla normalità, o quantomeno, non è questa la notizia che può spingerci a dirlo, del resto i numeri fatti in tv l’anno scorso dal programma di Cattelan, credo, non costituirebbero neanche un assembramento, figuriamoci.
È televisione, ce lo ripetiamo come un mantra per tutto il tempo in cui X Factor va in onda, anche per giustificare il fatto che la musica che ne esce sia così impunitamente di basso valore, e dopo che abbiamo visto per mesi il primo canale della Rai mandare in onda programmi imbarazzanti come la Domenica In con Mara Venier che sembra non aver ancora capito cosa sia Skype, magari, sapere che un Cattelan, il suo Epcc in versione casalinga è stato rincuorante, potrebbe trovare linfa vitale nel dover cambiare formula, vuoi per l’assenza di pubblico, vuoi perché i cambiamenti passano spesso dalle crisi, potrebbe davvero tirare fuori qualcosa di televisivamente parlando interessante.
Parliamo allora di giudici.
Due i ritorni. Da una parte Mika, che l’anno scorso aveva sbroccato in diretta contro il programma, mentre era ospite, invitando i giudici a mandare a cagare gli autori, lì dentro i loro auricolari, dall’altra Manuel Agnelli, quello stesso Manuel che un anno fa lasciava interviste in cui diceva che aveva mollato il colpo perché non voleva diventare un pupazzo, suppongo il suo modo per dire maschera, e perché il programma lo aveva tradito, lui convinto di poter fare cultura e invece. Si dice che non si deve sputare nel piatto dal quale si mangia, anche se tecnicamente entrambi hanno sputato nel piatto nel quale avevano mangiato e ora tornano a mangiare. Del resto, in quel piatto ci mangiano loro e c’è gente che mangia la carbonara con la panna, faranno un po’ come credono. Spero solo, ma lo spero più per la stima che nutro per il Manuel artista, che non si sentano in dovere di condire il loro ritorno con una qualche dichiarazione alta e colta. Si lavora per soldi. E per il potere. Tanto basta, il resto sono favolette, almeno in questo caso specifico.
Le new entry.
Tanti anni fa, ricordo, quando già seguivo il calcio e tifavo Genoa, inguaribile romantico che non sono altro, il professor scoglio, all’epoca allenatore dei grifoni spinse la società a comprare colui che sulla carta era uno dei più grandi calciatori sudamericani, Perdomo. In realtà il Genoa voleva il sovietico Sjarhej Alejnikov, ma la Juventus glielo soffiò sotto il naso. Scoglio spinse allora per Perdomo, e Spinelli, il presidente, lo accontentò. Con lui arrivarono altri due uruguagi, Ruben Paz e un tipo bassetto e tarchiato, Carlos Aguilera.
La storia è nota, Perdomo si rivelò uno dei più clamorosi bidoni della storia rossoblù, e lungi da me il citare Boskov, piuttosto mi guardo la replica del concerto dei Modà, mentre iniziò a intuirsi il talento mostruoso di Aguilera, per tutti Pato. Talento che esploderà l’anno successivo, e quello dopo ancora, in compagnia del gigante Tomas Skuhravy e sotto la guida di Bagnoli, non fatemi citare il quarto posto e l’anno dopo i goal all’Anfield Road, che mi commuovo. Di Perdomo, ovviamente, si sono poi perse le tracce, e dire che era lui la prima scelta.
Uno dirà, ma che c’entrano Perdomo e Pato Aguilera con X Factor e i nuovi giudici?
Niente. O almeno, niente al momento.
Da anni si dice che Sky vorrebbe Salmo come giudice. La presenza di Sfera Ebbata l’anno scorso, forse la peggiore dai tempi di Victoria Cabello, era un po’ un surrogato di quella roba lì. Voglio Salmo, voglio Salmo e arriva il suo socio, Hell Raton. Vuoi vedere che? Non so, abbiamo avuto come giudice di un talent Sfera Ebbasta, ripeto, peggio è difficile pensarlo. E del resto al suo fianco ci sarà Emma, sorta di anello mancante tra l’altezzosa idea di show tv di Sky e quella decisamente più popolare, anche nei numeri, di Amici, un tocco di classe in una rete che ha fatto dell’essere cool il proprio marchio di fabbrica, vuoi che sia uno che si chiama Hell Raton, o El Raton il problema?
A proposito di El Raton, mi scuserete, ma il calcio mi manca assai più dei talent, in questo periodo, parlo del calcio vero, poco dopo che Pato Aguilera avrà sancito la prima sconfitta in casa del Liverpool in una coppa internazionale, proiettando me e tutti i tifosi genoani in un luogo caldo e accogliente che si chiama Walhalla, nella mia città natale arrivò il momento di giocare in serie A per la seconda volta nel giro di pochi anni, la sola altra volta era successa durante il ventennio fascista, quando Mussolini decise che tutti i capoluoghi dovevano giocare nella massima serie di calcio. A allenare l’Ancona c’era Vincenzo Guerrini, e le punte di diamante, so che i miei concittadini storceranno il naso, furono Felice Centofanti, Massimo Gadda, un capitano, Massimo Agostini e Nicola Caccia. Anche nell’Ancona giocarono degli stranieri, tra i quali il capitano dell’Argentina Oscar Ruggeri e Lajos Detari, ungherese coi piedi buoni. Uno però venne indicato come il vero fenomeno, un attaccante bassetto coi capelli lunghi anche lui argentino, Sergio Zarate, fratello maggiore di quel Mauro che poi avremmo conosciuto per aver giocato nella Lazio, nell’Inter e nella Fiorentina. Lui, Sergio, si presentò, o meglio venne presentato, come il giocatore più veloce del mondo, un vero fenomeno. Veloce era veloce, ma era una vera pippa, correva e lasciava spesso il pallone indietro, perdendo il possesso palla. Diceva che era proprio perché era troppo veloce, pure più del pallone. Un bidone senza appello. Aveva i capelli lunghi, parecchio, si faceva chiamare El Raton e divenne lo zimbello di Mai Dire Goal.
Uno dirà, ma quindi non ho capito, pensi che Hell Raton sarà Pato Aguilera o sarà Sergio Zarate nella prossima edizione di X Factor, la numero quattordici?
Penso che in un mondo nel quale devo ragionare sui giudici di un talent non è il mondo nel quale sognavo di vivere quando, bambino, mi emozionavo per i goal di Massimo Briaschi, centravanti coi baffi. Lasciatemi ancora un po’ dentro la mia capanna, non sono pronto per affrontare di nuovo tutto questo.

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