Il toccante episodio di Grey’s Anatomy sul razzismo della polizia verso gli afroamericani è un manifesto del movimento Black Lives Matter (video)

L’episodio 14x10 di Grey’s Anatomy, col discorso della Bailey a suo figlio, è un racconto potente degli effetti delle discriminazioni sulla vita delle persone di colore

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Nei giorni in cui l’America è sconquassata dalle proteste per la morte di George Floyd e invoca un cambiamento radicale in una società iniqua e segnata dalle discriminazioni, sono tante le storie raccontate dalla tv che riemergono nel dibattito pubblico sul razzismo sistemico. Oltre alle tante serie e docuserie sull’argomento, ci sono singoli episodi di storici format che hanno acceso una luce in modo encomiabile sul tema, più d’uno tra quelli di Grey’s Anatomy.

In particolare, un episodio della quattordicesima stagione ha trattato il fenomeno del razzismo delle forze dell’ordine nei confronti degli afroamericani in maniera particolarmente esplicita e con un epilogo molto toccante.

Si tratta di Personal Jesus, il decimo episodio di Grey’s Anatomy 14 (qui la nostra recensione), in cui un ragazzino di colore viene ricoverato in ospedale dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola al collo mentre cercava rientrare a casa sua arrampicandosi attraverso una finestra, per aver dimenticato le chiavi. Arrivato in manette in ospedale perché scambiato per un ladro, il ragazzo è ancora piantonato dalla polizia, finché sono i medici a battersi perché venga liberato e curato. Quando però la sua carotide si rompe, per il ragazzo non c’è niente da fare.

La storia scuote i medici dell’ospedale e spinge soprattutto coloro che sono afroamericani a riflettere sulle violenze della polizia nei confronti delle minoranze etniche. Il momento culminante di questa delicata storyline è “il discorso” (“The Talk”) che la Bailey decide di fare a suo figlio, un adolescente di colore che dovrà crescere temendo di confrontarsi con le fronte alle forze dell’ordine, perché semplicemente non ha le stesse prerogative di uno bianco di fronte all’autorità.

La Bailey e Ben cercano di spiegare a Tucker come affrontare, eventualmente, un fermo di polizia: simulano col ragazzo la situazione, lo invitano a tenere le mani dietro la testa, a dire il suo nome e la sua età, a spiegare che è disarmato e che non intende fare del male. Insieme lo istruiscono a comportarsi in modo deferente di fronte agli agenti, dicendogli esattamente cosa dire e fare, ma anche cosa evitare assolutamente: mai scappare, mai alzare la voce, mai protestare, nemmeno se i suoi amici bianchi, in quella stessa situazione, si sentono liberi di farlo. Tuck non è bianco e non ha quel privilegio, non può reagire, perché potrebbe non essere trattato allo stesso modo degli altri. Il suo unico obiettivo deve essere restare in vita e tornare a casa in sicurezza.

Un dialogo che vale la pena rivedere:

Tuck: Mi chiamo William George Bailey Jones, ho tredici anni e non ho nulla con cui ferirvi.

Miranda: Bravo tesoro, devi sempre far vedere alla polizia dove tieni le mani e dire sempre quello che stai per fare prima di farlo.

Ben: Controlla le emozioni.

Miranda: Sì.

Ben: Sii educato e rispettoso.

Miranda: Sì, non reagire. Non rispondere, non fare movimenti improvvisi. Ricorda, il tuo unico scopo è tornare a casa sano e salvo.

Ben: Se vieni arrestato non firmare niente, non scrivere niente, aspetta un genitore prima di parlare.

Miranda: E se i tuoi amici bianchi parlano o rispondono male sappi che tu non puoi farlo. Tu non puoi entrare dalle finestre, giocare con le armi giocattolo, lanciare sassi e non puoi mai scappare da loro. Non importa quanta paura tu abbia.

Ben: Non scappare mai. Mai e poi mai.

Miranda: Tutto quello che ti diciamo, te lo diciamo perché vogliamo che torni a casa sempre. Vogliamo che tu cresca e diventi chiunque e qualsiasi cosa tu voglia, mi hai capito? Tu sei stupendo. Tu sei perfetto. E noi vogliamo che resti così.

Fondamentale è anche il discorso di Jackson (l’interprete Jesse Williams è uno degli attivisti del movimento Black Lives Matter) agli agenti di polizia responsabili del fermo, una sprezzante denuncia dei pregiudizi e delle discriminazioni insite nei protocolli della polizia, nelle loro reazioni spropositate e nell’atteggiamento, consapevole o meno, che molti agenti tengono nei confronti delle persone di colore.

Il titolo dell’episodio, Personal Jesus, è un omaggio al brano dei Depeche Mode e si ricollega agli altri temi dell’episodio, in particolare la violenza domestica affrontata con la trama del marito di Jo. Ma c’è anche la morte della moglie di Matthew a scuotere i protagonisti, in particolare la sua ex fidanzata April. Proprio lei apre l’episodio con un lungo monologo in cui, da cattolica praticante, si chiede quale sia il senso della fede di fronte al male del mondo. La Kepner cita Giobbe e la sua incrollabile fedeltà al Signore, per poi mettere in dubbio la propria: ”Ne è valsa la pena di essere stato un fedele servitore? O sarebbe stato meglio maledire il nome di Dio fin dall’inizio? Dov’era Dio durante tutta la sofferenza e il dolore di Giobbe? Stava vincendo una scommessa con Satana. Ti spinge a chiederti dove sia in mezzo a tutta l’ingiustizia, la disuguaglianza e la crudeltà nel mondo. Dov’è lui adesso?”.