Le serie tv e i documentari a tema LGBT da guardare nel Pride Month 2020

Il Pride Month offre l'occasione di soffermarsi su alcune delle migliori produzioni a tema LGBT, che trattino storie di vita contemporanea o ripercorrano momenti storici per la comunità

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Il Pride Month, che dal 1970 richiama e commemora i moti di Stonewall, offre ogni anno l’occasione di soffermarsi su alcune delle migliori produzioni a tema LGBT. Che trattino storie d’amore e di vita ambientate in epoca contemporanea o ripercorrano momenti storici per la comunità, queste serie e docuserie si caricano di significati cruciali.

Da un lato permettono alle minoranze di veder rappresentate sullo schermo le vite di personaggi con i quali potersi immedesimare; dall’altro offrono al pubblico dei fondamentali spunti di riflessione su quanto ancora resti da fare per raggiungere una piena uguaglianza. Ecco quindi alcune delle serie e dei documentari da (ri)scoprire in questo Pride Month.

Feel Good (Netflix)

In Feel Good la complessità dei rapporti amorosi si somma alle difficoltà di trascinare bagagli di esperienze personali molto pesanti e ingombranti. E così la storia d’amore fra Mae e George incastra la brillante leggerezza di una comedy a riflessioni acute e puntuali sulla natura delle relazioni e il peso di ciò che potrebbe influenzarle.

Il coming out, le dipendenze, la salute mentale, l’omofobia interiorizzata si fanno spazio così fra momenti quotidiani ma non banali, divertenti ma naturali. In attesa del possibile rinnovo per una seconda stagione, la comica Mae Martin si presenta dunque come una delle voci nuove della serialità a tema LGBT.

Circus of Books (Netflix)

La semplice esistenza di Circus of Books è una prova di quante storie splendidamente inusuali esistano al mondo, e di come rischierebbero di non essere raccontate se Netflix non avesse fatto dell’apertura all’altro una missione. Circus of Books è per questo una vera miniera di ministorie, che nell’arco di trent’anni plasmano le vite di una coppia, del loro negozio di articoli porno a West Hollywood e di chiunque ne abbia usufruito almeno una volta.

Karen e Barry Mason possiedono e gestiscono un’attività che è qualcosa in più di un sexy shop, poiché si espande perfino alla produzione e alla distruzione di pornografia gay in tutti gli Stati Uniti. A ritracciarne la traiettoria è la figlia Rachel, grazie alla quale si può osservare dall’interno la vita di un uomo e una donna profondamente coinvolti dal proprio lavoro, ma decisi allo stesso tempo a tenerne fuori i figli e gli amici.

In toni caldi, delle volte più seri, altre leggeri e frizzanti, Circus of Books ricostruisce così una storia unica e affascinante, profondamente legata al contesto politico degli Stati Uniti del tempo, afflitti dalla piaga dell’AIDS e dalle restrittive politiche reaganiane.

Un Amore Segreto – A Secret Love (Netflix)

A Secret Love prova a sfidare la disillusione nei confronti dell’amore a lungo termine raccontando la storia di Terry e Pat, due donne novantenni rimaste insieme per oltre settant’anni. A ripercorrere un tratto così lungo di vita personale e relazionale è il pronipote delle donne, che grazie a questo documentario prodotto da Ryan Murphy riesce a restituire un sano senso di speranza nell’amore.

L’America in cui la giocatrice di baseball professionista Terry Donahue stringe una relazione con la compagna Pat Henschel si evolve in A Secret Love al crescere della coppia, decisa a mantenere segreto il rapporto per decenni e tuttavia straordinariamente capace di trasmettere stabilità e calore.

Visible: Out on Television (Apple TV+)

Perché il pubblico abbia dei punti di riferimento sul piccolo schermo è necessario che qualcuno, al di là di quello stesso schermo, sappia e riesca a mettersi in gioco e aprire nuove strade per le generazioni successive. Per questo Apple TV+ rende omaggio alle personalità televisive statunitensi di maggior spessore e impatto. Lo fa in Visible: Out on Television, che in cinque episodi restituisce in modo onesto, minuzioso, emozionante la visibilità che a tanti – artisti e non – è stata negata per decenni.

La ricostruzione del percorso televisivo di personalità, storie e personaggi LGBT nella tv parte dal 1954, dai tempi delle udienze Army-McCarthy, durante le quali l’omosessualità è definita una minaccia alla sicurezza nazionale. Ciascun episodio affronta temi diversi – dall’omofobia al coming out e all’AIDS – e dà l’idea di un dialogo fra i personaggi coinvolti.

Visible su Apple TV+ chiama in causa Neil Patrick Harris, Janet Mock, Ellen Degeneres, Billy Porter, Lena Waithe e tanti altri, e riesce così a superare il puro compatirsi per il disprezzo del passato trasmettendo note positive e celebrando l’inestimabile contributo di tante personalità oggi davvero libere.

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The Death and Life of Marsha P. Johnson (Netflix)

La vita, il lavoro e l’eredità morale di Marsha P. Johnson – figura chiave dei moti di Stonewall e più in generale dell’attivismo LGBT – sono al centro di un documentario che omaggia questa figura troppo a lungo sminuita. A guidare lo spettatore è Victoria Cruz, attivista trans che muovendosi negli stessi ambienti di Johnson prova a ricostruirne le azioni e il lascito, superando l’omertà e la superficialità con cui nel 1992 se ne è attribuita la morte a un suicidio.

Lodato dalla critica per il suo racconto carico di umanità ed empatia, il documentario Netflix è strutturato come una serie true crime e indaga il passato di un personaggio iconico della comunità LGBT newyorkese, ne celebra l’operato rivoluzionario e la personalità ricca di estro e colorate sfaccettature.

The L Word: Generation Q (Sky e NOW TV)

Atteso per dieci anni, il revival dell’unica serie interamente incentrata sulle vite di un gruppo di donne lesbiche fa un salto nella contemporaneità per abbracciare la generazione queer. The L Word: Generation Q mantiene saldo il legame con la serie originale riportando sullo schermo tre dei suoi personaggi più amati – Bette, Shane e Alice –, introducendo poi una serie di volti nuovi rappresentativi dei più svariati orientamenti.

La struttura della serie rimane invariata. Al centro della storia restano le vite professionali e relazionali di donne e uomini LGBTQ di Silver Lake, a Los Angeles, ciascuno alle prese con temi di particolare rilevanza per la comunità. Si va dal contrasto fra l’orientamento e i valori religiosi dell’infanzia all’omogenitorialità, dalle interferenze familiari nelle relazioni all’emarginazione sul lavoro e nella società, senza mai tralasciare la componente sensuale che pervade la serie Showtime fin dal debutto, nell’ormai lontano 2004.

The L Word: Generation Q: Season 1
  • Jennifer Beals, Leisha Hailey (Actors)
  • Audience Rating: NR (Non valutato)

Pose (Netflix)

A due anni dal debutto statunitense su FX, Pose rimane una serie dalla carica dirompente, capace di rivoluzionare il modo in cui la comunità LGBTQ – e in particolare la scena ballroom newyorkese – è rappresentata sullo schermo. A fare la storia è l’intero impianto di Pose: anzitutto il cast con il più alto numero di interpreti trans nella storia della tv, e in cui si è già consolidata la celebrità di Mj Rodriguez e Indya Moore.

In secondo luogo, un protagonista maschile – Billy Porter – afromaericano e gay dichiarato, una figura non tradizionale finalmente pronta a prendersi la scena e superare tutti i tabù. E infine la straordinaria carica emotiva della serie, legata tanto alla durezza dei temi affrontati – l’emarginazione, l’abbandono, la mancanza di opportunità, l’avanzata mortale dell’AIDS – quanto all’umanità incancellabile che resiste nel cuore dei personaggi, e che promuove l’empatia, la speranza, l’amore familiare ormai tipici della serie.

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