Curon su Netflix si regge sul fascino di un luogo che domina la storia (recensione)

La nuova serie italiana Netflix è elevata da un luogo così intrigante ed evocativo da riuscire spesso a oscurare le vicende dei protagonisti

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L’arrivo di Curon, su Netflix dal 10 giugno, mostra il desiderio di raccontare una storia intrinsecamente italiana, ma ambiziosa abbastanza da incuriosire un pubblico internazionale. In un supernatural drama in cui la realtà si vede spesso contaminata da mistero e leggenda, il ritorno di Anna (Valeria Bilello) alla città natale di Curon in compagnia dei figli è l’espediente ideale per mettere in moto l’azione.

Lasciata Milano, la donna fa ritorno a un luogo del quale conserva ricordi ambivalenti, e la sua scomparsa costringe i figli Daria (Margherita Morchio) e Mauro (Federico Russo) a una ricerca che presto si rivela un viaggio fra i meandri dell’identità personale. Ciò che i ragazzi sono convinti di essere, quanto credono di conoscere della famiglia e del luogo in apparenza immobile e quieto al quale si approcciano, si sconvolge proprio tra gli enigmi di una cittadina misteriosa e vagamente inquietante.

La Curon di Netflix arricchisce così di elementi horror una storia di formazione incentrata sull’ideale viaggio di Daria e Mauro. Nelle parole di Lyda Patitucci, regista della serie insieme a Fabio Mollo, i personaggi per crescere si trovano a fare delle scelte, a percorrere alcune strade piuttosto che altre. Devono accantonare, reprimere, perdere e sacrificare una parte di loro stessi; parte che prima o poi e in modi differenti cerca di emergere. È così che in Curon questa lotta interna viene esternalizzata, offrendo la grande opportunità di mettere “fisicamente” in scena l’immaginazione, le paure, le ansie più intime che spesso hanno un volto a noi molto simile e familiare.

Per Fabio Mollo Curon ha il grande vantaggio di poter omaggiare un luogo come il lago di Resia, così evocativo e ricco di mitologia, trasmettendo allo stesso tempo un senso di verità al viaggio fisico ed emozionale dei protagonisti nella meravigliosa location di Curon. La relazione conflittuale fra i ragazzi e l’io in ombra con cui si ritrovano a scontrarsi viene dunque esplorata attraverso la paura, l’ironia, la violenza e l’amore.

E così se la recitazione non colpisce, a elevare la serie arriva proprio l’anima di Curon, non una semplice ambientazione ma parte integrante della storia, se non addirittura protagonista assoluta. Il suo fascino enigmatico, i misteri che custodisce, perfino il clima freddo e inospitale sono un intrigo costante, capace spesso di oscurare le vicende di personaggi ai quali non è concesso un spazio sufficiente. È forse l’ambizione di farsi storia universale a rivelarsi controproducente, a porre in secondo piano le specificità di chi quel luogo lo abita.

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La colonna sonora di Curon su Netflix è un piacevole complemento alla splendida fotografia cupa e al prevalere di toni freddi. Ai temi originali di Giorgio Giampà si alternano brani ruffiani al punto giusto – firmati Childish Gambino, Fischerspooner, Lorn, Max Richter, MYSS KETA – e sempre perfettamente calzanti. Queste scelte richiamano politiche musicali consolidate in numerose produzioni internazionali, ma non suggeriscono nulla dell’eccessivo, del già visto o già sentito che invece talvolta si avverte nei dialoghi o nella caratterizzazione dei personaggi.

La Curon di Netflix supera comunque altre serie italiane già apparse sulla piattaforma e risultate subito poco convincenti. Al netto di alcune forzature, di un cast dalla resa disomogenea e di spunti narrativi ai quali avrebbe giovato un maggior approfondimento, Curon può essere un’opzione piacevole per i fan delle serie italiane e gli appassionati di storie soprannaturali dalle atmosfere inquietanti.

I sette episodi di Curon saranno disponibili su Netflix dal 10 giugno.

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