L’appello di Mahmood contro la movida selvaggia nella fase 2: “Abbiamo pagato questa libertà in vite umane”

Mahmood contro la movida selvaggia nella fase 2 dell'emergenza Coronavirus, il cantautore lancia un monito: "Attenzione, la libertà ci è costata cara"

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Nel primo weekend della fase 2 vera e propria dell’emergenza Coronavirus, quella partita lo scorso 18 maggio, immagini di aperitivi, cene di gruppo, ritrovi, capannelli nelle piazze e nelle strade hanno riempito la narrazione dei giornali e dei siti web al grido dell’allarme movida. La riapertura di tutti gli esercizi commerciali ha inevitabilmente riportato le persone ad incontrarsi, ad uscire di casa non solo per passeggiare ma anche per rivedere gli amici. E non sempre nel rispetto delle regole anti-contagio. Che sia davvero la movida il maggiore fattore di rischio in questo momento di mancati tamponi, controlli e tracciamenti è piuttosto opinabile, ma in molti hanno deciso di sposare la linea della prudenza anche a costo di sembrare paternalisti. Lo fa anche Mahmood dalle pagine de La Stampa, con un breve editoriale in cui invita i suoi coetanei a non trascurare il pericolo di far ripartire il contagio per uno spritz in più o un contatto troppo ravvicinato.

Il cantautore rivelazione di Sanremo 2019, vincitore a sorpresa con la sua Soldi, oggi autore richiestissimo dai colleghi, ha scritto per la nuova Stampa diretta da Massimo Giannini un commento alle immagini viste in questi giorni nei telegiornali e in rete. E ha lanciato un appello contro la movida selvaggia, invitando giovani e meno giovani a non dimenticare quanto ci è costata questa libertà che oggi tutti abbiamo voglia e bisogno di vivere.

È difficile pensare a questa nuova libertà, alla possibilità di poter frequentare quei luoghi dove andavamo di solito e ritrovarci con gli amici senza almeno immaginare che la parola “libertà” faccia rima con “voglia di stare insieme”. Ecco, è proprio qui il punto. È questa voglia di stare insieme che dovrebbe farci apprezzare ancor di più il concetto stesso di “libertà di movimento”.

Mahmood ricorda i quasi 33mila morti in Italia per infezione da Coronavirus, uno scenario terribile che non è ancora superato, visto che i malati continuano a morire ancora dopo quasi tre mesi dall’inizio del lockdown. Per rispetto alla loro memoria e per rispetto al lavoro di medici e operatori sanitari che hanno rischiato la loro vita per salvarli, bisogna cercare di non vanificare i sacrifici immani di questi mesi.

Quello che mi sento di scrivere ai miei coetanei, perché di questo si tratta, e a tutti coloro che sono abbastanza grandi da poter decidere di uscire autonomamente e frequentare altra gente, è che questa libertà ce la siamo guadagnata a caro prezzo. Il prezzo pagato dalle vite umane che ci hanno lasciato e dagli sforzi fatti da tutti gli operatori sanitari che hanno lavorato giorno e notte lottato senza risparmiarsi affinché si potesse curare il maggior numero di persone possibile. Ebbene è a queste persone e a chi come noi ha rispettato le regole del lockdown che dobbiamo il rispetto che ci viene richiesto in questi giorni di riapertura.

Mahmood ricorda che uscire senza mascherina, avvicinarsi agli altri senza rispettare le distanze e dimenticarsi di quelle minime attenzioni richieste per prevenire il contagio potrebbe portarci indietro alla fase 1. L’auspicio di Mahmood come di tutti gli artisti e i lavoratori dello spettacolo è che “lo stare insieme davanti a un palco diventi la normalità“, ma quel momento non arriverà finché la curva del contagio no sarà azzerata. E quindi “diamoci una mano“, ma nel rispettare le regole, chiosa Mahmood.

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