Con Out su Disney+ il primo personaggio gay in un corto Pixar, a quando l’indignazione?

Il primo corto Pixar con un protagonista gay riporta alla mente i deliranti commenti negativi riservati al film Onward e torna a porre un serio problema di scarsa inclusività

[DISNEY+]

Il debutto di Out, su Disney+ dal 22 marzo, non poteva passare inosservato. Nel nuovo corto Pixar, infatti, il protagonista è Greg, un ragazzo gay pronto a trasferirsi con il fidanzato Manuel. L’unico, piccolo problema è il suo mancato coming out con i genitori, che per di più si presentano da lui senza preavviso per aiutarlo a impacchettare le sue cose. È solo grazie all’aiuto del precoce cucciolo del ragazzo e a un po’ di magia, si legge nella sinossi, che Greg può capire di non aver nulla da nascondere.

Il corto dura 9 minuti ed è uno dei sette film parte del programma SparkShorts. L’obiettivo di SparkShorts è scoprire nuovi narratori, esplorare nuove tecniche narrative e sperimentare flussi di produzione inediti, ha spiegato il presidente di Pixar Jim Morris. Questi film non hanno precedenti in Pixar e offrono l’opportunità di svelare il potenziale degli artisti e i loro approcci innovativi […]

Fin qui niente di strano, anzi, non ci sarebbe stato nulla di cui discutere se Out fosse spuntato nel catalogo di Netflix, Prime Video o una delle tante piattaforme streaming che saturano il mercato statunitense. A fare la differenza è che il nuovo corto Pixar sia arrivato invece su Disney+, forse nel tentativo di provare a invertire una tendenza tutt’altro che progressista in termini di rappresentazione LGBTQ.

La storia della compagnia, come anche l’enorme mole di contenuti disponibili sulla piattaforna, dimostrano infatti come i personaggi LGBTQ siano pressoché inesistenti. E la Valchiria di Tessa Thompson o Cyrus Goodman in Andi Mack non sono certo sufficienti per dimenticare il modo in cui Disney continui ad aggrapparsi a una concezione ormai datata di contenuti family-friendly. Soprattutto per chi ricorda alcuni recenti scivoloni.

Offerta

Una delle ultime gatte da pelare riguarda l’abbandono del progetto Love, Victor, serie tv sequel del film Tuo, Simon, commissionata e poi ceduta a Hulu per l’imbarazzo nel dover ospitare contenuti più maturi su una piattaforma familiare. Il timore era che temi come l’uso di alcol, lo stato coniugale e l’esplorazione sessuale non fossero in linea con le famiglie che usufruiscono del servizio insieme ai figli.

La tempesta social si è abbattuta in men che non si dica. Su Twitter molti utenti hanno contestato l’ipocrisia di una decisione che ha impedito l’arrivo di una serie tv con un protagonista gay, senza invece battere ciglio davanti alla scurrilità de I Simpson o al fatto che in Marvel’s Runaways una ragazza sia quasi drogata e stuprata.

Tuo, Simon
  • Albertalli, Becky (Author)

Atteggiamenti del genere rendono più evidente che mai la distanza fra Disney+ e i suoi concorrenti, senz’altro meglio equipaggiati a interpretare i desideri del pubblico e i cambiamenti stessi della società cui si rivolgono. Perché è proprio in questa fase di generale regressione che una piattaforma come Disney+ potrebbe esercitare al meglio tutta la sua influenza, offrendo utili strumenti di identificazione ai più giovani e di informazione alle generazioni precedenti.

L’uscita di Out su Disney+ è ancora troppo fresca perché si possa valutarne l’impatto. Certo non stupirebbe se tornasse a infuriare la polemica. Basti ricordare l’assurda protesta dell’associazione One Million Moms, solo pochi mesi fa impegnata a boicottare il film Disney Onward per il suo tentativo di forzare l’agenda LGBTQ sui bambini.

Nel film è presente il primo personaggio apertamente gay nella storia delle produzioni Pixar – Spector, cui presta la voce la rivoluzionaria Lena Waithe –, ignominia cui la suddetta associazione si è sentita in dovere di ribellarsi avviando il boicottaggio del film:

Non concordo con l’agenda LGBTQ propinata alle famiglie nel film Onward. Io e la mia famiglia non guarderemo questo film. Disney non ha lasciato alle famiglie cristiane e conservatrici altra possibilità se non evitare Onward, poiché si scontra con il nostro credo e i nostri valori, si legge in un comunicato del gruppo.

Per avvalorare questa tesi i membri dell’associazione hanno firmato e fatto firmare una sconcertante petizione che sembra chiarire i motivi per cui Disney tardi ad adeguarsi ai tempi:

[Nel film] le scene [con personaggi LGBTQ] sono ambigue perché puntano a desensibilizzare i bambini. Ma adesso Disney ha rinunciato all’ambiguità per l’intenzionalità. Ha deciso di essere politicamente corretta anziché offrire contenuti adatti alle famiglie. Disney dovrebbe limitarsi a intrattenere, non a promuovere un’agenda… In quanto mamme, vogliamo sapere in anticipo quando Disney tenta di desensibilizzare i nostri bambini normalizzando lo stile di vita LGBTQ.

Onward
  • Chris Pratt, Julia Louis-Dreyfus (Actors)
  • Dan Scanlon (Director)

La petizione promette il boicottaggio di qualsiasi contenuto violi la presunta missione naturale di Disney, ossia concepire contenuti destinati un’idea di famiglia ancorata al passato. Riuscirà la delicata dolcezza di Out a rendere un po’ più semplice l’adeguarsi delle produzioni Disney e Pixar a un pubblico ampio e variegato? Riuscirà l’azienda a promuovere un’inclusività dal potenziale benefico vastissimo? Servirà del tempo per capirlo, ma con Out Disney+ può fare un piccolo passo in avanti.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.