Alba Parietti su Ezio Bosso: “Intrigante come un romanzo di Oscar Wilde”

Alba Parietti ricorda il maestro Ezio Bosso come una persona dal carattere forte, capace di ammaliare chiunque

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Sono toccanti e piene di affetto le parole di Alba Parietti su Ezio Bosso, il maestro scomparso il 15 maggio a soli 48 anni.

Per diversi anni l’opinionista torinese nonché concittadina del pianista, compositore e direttore d’orchestra, è stata vicina ad Ezio Bosso e per questo ha affidato al settimanale Chi il suo ricordo. Non è importante di quale natura fosse il loro legame e la stessa Parietti, nelle ore successive alla notizia della morte del maestro, ha risposto a muso duro a chiunque facesse insinuazioni o l’accusasse di sciacallaggio.

L’opinionista ha riportato la sua lettera a Bosso, intitolata semplicemente Addio Amico Mio, anche sul suo profilo Instagram. Di lui racconta quel carattere in grado di sdrammatizzare la sua condizione, quella malattia degenerativa che gli aveva impedito di suonare il piano, e di quella forza che riusciva a distogliere l’attenzione dal suo stato di salute.

“Dopo cinque minuti passati con lui ti convincevi che i malati fossero tutti gli altri”, scrive Alba Parietti su Ezio Bosso, e in una frase troviamo la perfetta descrizione del maestro: “Un artista talmente intrigante che avrebbe potuto essere il più bel romanzo di Oscar Wilde.

Il maestro non amava farsi commiserare e molto spesso affrontava con durezza chiunque accennasse un gesto di pietà nei suoi riguardi. Un gesto di difesa, secondo Alba Parietti, che rendeva palese che Ezio Bosso fosse consapevole che chi lo amava soffrisse nel vederlo in quello stato che andava peggiorando.

Se il suo corpo era fragile, ricorda Parietti, non si poteva dire altrettanto del suo carattere. Con la sua personalità e il suo carisma Ezio Bosso sapeva ammaliare sia una donna che un uomo, perché chiunque entrava in contatto con il maestro si scopriva innamorato di lui.

Un ricordo, quello nelle parole di Alba Parietti su Ezio Bosso, che l’opinionista specifica essere scevro da qualsiasi lettura maliziosa: “Voglio che il mio sia un omaggio sincero”.

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Ho avuto il privilegio di conoscere Ezio Bosso, un uomo di grande carisma e fascino. Un artista talmente intrigante che avrebbe potuto essere il più bel romanzo di Oscar Wilde. Non ho mai creduto che la vita di Ezio potesse finire così presto e non l'ho mai visto come una persona fragile o malata: dopo cinque minuti passati con lui ti convincevi che i malati fossero tutti gli altri. Perché Ezio sapeva sdrammatizzare a sapeva portarti immediatamente lontano dal pensiero della sua condizione. Non amava farsi commiserare, aveva alcune durezze nel carattere che oggi suonano come una forma di difesa, per sé e per gli altri. Sapeva che, chi si fosse affezionato a lui, avrebbe sofferto. Bosso era fragile fisicamente ma fortissimo di carattere, era un uomo che metteva in dubbio ogni tua certezza, conoscerlo è stato un dono raro. Perché parlo di lui? Perché sono abituata a manifestare i miei stati d'animo e perché voglio rendere omaggio a una persona che ha lasciato un segno nella mia vita e anche in quella di chi non lo conosceva. Voglio che il mio sia un omaggio sincero, scevro da qualunque lettura maliziosa. Avevo conosciuto Ezio Bosso molti anni fa e lo avevo rivisto a Sanremo nel 2016, l'anno in cui fu ospite di Carlo Conti e, come tutti gli italiani, rimasi folgorata dalle sue parole e dalla sua musica, fu come un'apparizione. Da allora ho avuto l'occasione di frequentarlo, conoscerlo meglio, di andare ai suoi concerti. Di lui ho amato la sua anima geniale, il suo carattere deciso e la sua intelligenza raffinata, la sua capacità di decidere la trama dei propri rapporti, di guidare lui le danze. Ezio non era in balia degli altri, casomai, purtroppo, era in balia della sua malattia e per questo non voleva sentirsi compatito o suscitare tenerezza. Aveva grande fascino, qualsiasi donna, ma direi qualsiasi essere umano, conoscendolo, non poteva che innamorarsi della sua personalità istrionica. Mi ha sempre dato fastidio quando lo descrivevano come uno che “commuove” perché in questo termine c'è anche un sentimento legato alla sua condizione, mentre lui sapeva ammaliarti, portarti in un altro mondo, sentire un suo concerto era una cosa che ti faceva volare ( Chi)

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