Unorthodox dalla pagina allo schermo, così Shira Haas ha plasmato la sua Esty

La protagonista della miniserie racconta come la sua sensibilità abbia differenziato il personaggio rispetto alla voce narrante delle memorie e accenna alle reali possibilità di una seconda stagione

2
CONDIVISIONI
[Anika Molnar/Netflix]

Sembra controintuitivo che l’altalena emotiva di Unorthodox possa aver conquistato il pubblico di Netflix in pieno lockdown. Ma chissà che non sia stato un contesto così atipico e complesso ad aver reso ancor più semplice empatizzare con Esty e il suo anelito di libertà.

Perché la miniserie ispirata alle memorie di Deborah Feldman, Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots Ex Ortodossa. Il Rifiuto Scandaloso delle Mie Radici Chassidiche, il titolo italiano –, è sì il racconto di un’esperienza cui ognuno avrebbe reagito in modo diverso, ma fa comunque appello a un desiderio universale di libertà e autodeterminazione.

Ne è convinta Shira Haas, straordinaria protagonista della serie, che in più di un’intervista ha dichiarato di aver avvertito una connessione profonda con l’autrice delle memorie. Le diverse direzioni intraprese a dalla miniserie rispetto al libro – e sulle quali ci siamo già soffermati – non sono infatti un tentativo di emancipazione dalla pagina scritta, quanto piuttosto un modo di dare alla stessa Shira Haas la possibilità di plasmare il personaggio di Esty anche secondo la propria sensibilità.

Il libro è stato per me una grande fonte d’ispirazione, ha spiegato Haas in un’intervista a Stylist, e interpretare un ruolo del genere è stata una grande responsabilità, perché ho dovuto rendere giustizia alla vita di un’altra persona. Ho incontrato Deborah per la prima volta soltanto durante la seconda settimana di riprese, perché credevo fosse importante non imitarla.

[…] All’inizio mi sono sentita in soggezione, non sapevo cosa dirle. Mi ero già rasata e lei era sconvolta che l’avessi fatto. Siamo anche abbastanza vicine d’età, e ne ha passate così tante. Ho molto rispetto per lei. Ha visitato il set più volte e abbiamo parlato ininterrottamente.

[…] Per esempio abbiamo parlato della scena in cui Esty affronta Yanky e gli dice di fermare la madre e la sorella, che li interrompono sempre. Mi ha detto di aver sentito questa voce dentro di sé ma non esser mai riuscita a dire quelle parole ad alta voce. Non che le mancasse il coraggio, semplicemente non ci riusciva. Abbiamo parlato anche di sua nonna, e questo mi ha aiutato a capire quanto fosse importante per lei quel legame. Secondo me il momento più triste è quello in cui la nonna Babby riattacca il telefono [quando Esty la chiama da Berlino chiedendole aiuto]. Mi si è spezzato il cuore.

Se per Deborah i sentimenti prevalenti sono stati dunque l’impotenza e il senso di rifiuto, per Shira è stato importante che Unorthodox mostrasse l’ambivalenza dei sentimenti di Esty. Il presente della serie differisce molto da quello del libro, spiega ancora. Per me interpretare Esty da giovane è stato molto significativo, volevo che si vedesse il suo lato migliore nella comunità e che avesse l’opportunità di avere una reale connessione con Yanky.

Ci tenevo che si vedesse che il matrimonio la rendeva felice e che faceva davvero il possibile per integrarsi, così quando non ce l’avesse più fatta l’intera situazione sarebbe apparsa più potente e interessante. Nella vita non è tutto bianco o nero, buono o cattivo, ma molto complesso. Lei se ne va perché è infelice e tutti possono capire perché lo stia facendo, ma è importante mostrarne la complessità. Esty amava la sua famiglia e andandosene le sarebbero mancate molte cose. Ritenevo importante che [Unorthodox su Netflix] lo mostrasse.

Dalla semplicità con cui il pubblico è riuscito a immedesimarsi nella storia di Esty derivano poi le continue domande che Shira Haas riceve su un possibile rinnovo di Unorthodox. Non sarebbe la prima volta, in fondo, che una miniserie si vede rinnovata per una seconda e addirittura una terza stagione. E sembra che neppure a lei dispiaccia l’idea:

Da quel che so non ci sono piani per una seconda stagione [di Unorthodox], ma sono disposta a dare a chiunque lo creda il numero di telefono della produttrice perché la convincano. Amo Esty e mi piacerebbe che ci fosse una seconda stagione, ma so che la serie è nata per avere quattro episodi. Per il momento non credo che proseguirà, ma chissà.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.