Dead to Me 2 su Netflix resta un’assurda giostra di emozioni da cui non si ha voglia di scendere (recensione)

La seconda stagione della serie è un fantastico giro di giostra tra le emozioni umane più effervescenti e viscerali, in barba a una trama paradossale e ridotta all'osso

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[Saeed Adyani / Netflix]

È davvero possibile che una serie tv sia del tutto implausibile eppure a suo modo convincente? Che faccia storcere il naso alla ragione e battere il cuore al sentimento? Che lasci addosso la voglia di saperne di più, anche se il più è in realtà il nulla? Sì, e Dead to Me 2 ne è la prova.

La seconda stagione della dark comedy creata da Liz Feldman racchiude in sé le medesime contraddizioni della prima, elevate però all’ennesima potenza dal delirio emotivo imposto alle protagoniste e, di riflesso, a noi spettatori incollati allo schermo. Il conflitto fra ragione e sentimento si consuma infatti sul sovrapporsi continuo di una trama ridotta all’osso e di interpretazioni così straordinarie da conquistare anche i più scettici.

[Attenzione, spoiler!]

Dal punto di vista narrativo Dead to Me 2 diventa più scarna e inverosimile che mai. Jen e Judy si disfano del cadavere di Steve – dapprima con una soluzione tampone, poi con uno stratagemma solo in apparenza definitivo – e provano a portare avanti i propri giorni nel silenzio e nella bugia. Pur logorate dal peso degli eventi, sembrano riuscire a farla franca grazie a un’inspiegabile incompetenza della polizia e a una serie di coincidenze tanto assurde quanto banali.

Dalla comparsa di Ben, il gemello identico di Steve – davvero? –, alla minaccia evocata ma mai concretizzata della mafia greca, dalle prove incriminanti per Charlie e Jen alle registrazioni magicamente scomparse dalla videocamera di sorveglianza di Karen e Jeff, tutti gli ostacoli sul cammino di Jen e Judy compaiono, scompaiono e si ripresentano senza mai convincere del tutto che le cose possano mettersi davvero male.

Persino il momento in apparenza risolutivo, ossia la confessione di Jen alla detective Perez, sfuma nella totale inconcludenza. Anzi, si arriva al paradosso per cui un’omicida guadagna la libertà di tornare a casa e far finta che la confessione non sia mai avvenuta. Il motivo? Una sorta di affinità emozionale che unisce Jen e Perez nel dolore di aver perso la madre in giovane età e di non esser mai riuscite a elaborare il lutto.

La ciliegina sulla torta dei corsi e ricorsi della serie è il finale di stagione, in cui le due, pronte finalmente a tirare il fiato dopo settimane di orribile angoscia e tensione, ripiombano invece nel caos. Ed è solo l’ennesima coincidenza a rovesciare i ruoli, rendendole vittime di un incidente d’auto potenzialmente fatale e di cui è responsabile un Ben ubriaco e dolente per la morte del gemello.

Più che alla sospensione dell’incredulità, insomma, Dead to Me 2 sembra costringere gli spettatori a un abbandono totale del raziocinio. E il bello è che ci si scopre perfettamente disposti a farlo, perché ciò che si ottiene in cambio val bene qualsiasi assurdità la serie decida di propinare.

Ancor più che nella prima stagione, infatti, dall’intesa straordinaria fra Linda Cardellini e Christina Applegate nasce qualcosa di magico e raro, e ogni scena condivisa è una giostra emotiva dalla quale è impossibile scendere. Judy e Jen seguono come in una curva impazzita il muoversi delle rispettive vite fra il conforto dell’amicizia e uno sconvolgente senso di smarrimento, fra il calore di aver trovato una nell’altra la propria persona e l’orrore improvviso di nuovi e potenzialmente devastanti scoperte.

Le risposte emozionali a qualsiasi evento piova loro addosso sono puntuali e ben calibrate, ed è pura gioia perdersi in Jen e Judy dimenticando tutto il resto. Linda Cardellini arricchisce la sua Judy di rimpianto e desiderio e ne macchia la superficie docile e delicata con un pizzico di scaltrezza, pur senza alterarne la bontà di fondo.

Il suo calore, la generosità e l’apertura a un buono che scorge in chiunque sono balsamo sulle ferite di Jen, personaggio cucito ad arte su Christina Applegate e che proprio quest’ultima eleva fino a farne il capolavoro della serie. La sua prova d’interprete in Dead to Me 2 è forse quanto di meglio abbia raggiunto in carriera e la proietta verso una nuova – meritata, e anzi inevitabile – nomination agli Emmy.

Perché Christina Applegate conosce Jen Harding e ne possiede ogni sentimento, stato d’animo e reazione, dalla più infinitesimale alla più mastodica manifestazione. E sull’altalena emotiva che dai coloriti improperi vola alla disarmante vulnerabilità e al sarcasmo trascina chiunque incontri sulla sua strada, compresi noi spettatori, sconvolti quanto lei dall’intensità di un vissuto che in un battito di ciglia può far passare dalla risata al pianto e viceversa.

È tutto questo, dunque, a spiegare le contraddizioni di Dead to Me 2. Il finale di stagione lascia la porta aperta al rinnovo e a un terzo capitolo della storia che, dovesse decidere di continuare a percorrere la stessa strada, si ridurrebbe a un nulla di fatto da cui neppure le più straordinarie interpreti potrebbero salvarlo. Per il momento resta il gusto di un fantastico giro di giostra tra le emozioni umane più effervescenti e viscerali, e al diavolo l’assurdità della trama. È il compromesso di Dead to Me 2, e siamo felici di accettarlo.

Gli episodi di Dead to Me 2 sono disponibili su Netflix.

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