Workin’ Moms 4 su Netflix cresce senza tradirsi: la maternità è ancora tragicomica (recensione)

Le quattro protagoniste della serie affrontano situazioni se possibile ancor più contorte e tragicomiche delle precedenti, ma la risata si fa spesso un po' più amara

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[CBC/NETFLIX]

In barba a ogni stereotipo buonista sull’indole pacifica e beneducata dei canadesi, Workin’ Moms si è fatta conoscere e apprezzare per un racconto franco, irriverente ed esilarante di maternità e dintorni. E Workin’ Moms 4, su Netflix dal 6 maggio, mantiene inalterato lo sguardo alla complessa, spesso conflittuale quotidianità delle mamme lavoratrici. Ma la risata si fa un po’ più amara.

Gli otto episodi della quarta stagione volano in un soffio. L’ambientazione è la Toronto di sempre, ma Kate (Catherine Reitman) e Anne (Dani Kind) diventano predominanti rispetto a Frankie (Juno Rinaldi) e Jenny (Jessalyn Wanlim). Ciascuna delle quattro affronta una fase se possibile ancora più tragicomicamente contorta delle precedenti.

[Attenzione, spoiler!]

Kate è nel pieno di un periodo di nuovi inizi. Anzitutto è al vertice della propria agenzia, ma da questo protagonismo sembra guadagnare più gatte da pelare che reali soddisfazioni. Il collega – nonché ex frequentazione – Mike, in particolare, incarna quasi il peggio che il genere maschile possa mettere sul piatto in termini di collaborazione professionale. Il suo essere un maschio alfa dominante, presuntuoso e invasivo è risolto nel corso degli episodi con un ravvedersi frettoloso che serve poco a una sua eventuale riabilitazione, né va davvero a vantaggio di Kate.

Non che le cose in casa vadano meglio, perlomeno all’inizio. La nuova chance data al matrimonio con Nathan (Philip Sternberg) scatena l’ira di Anne, ma i tentativi dell’uomo di farsi perdonare per gli sbagli del passato ed essere coinvolto alla pari nella crescita dei figli e nella conduzione della famiglia mostrano come sia davvero disposto a dare il meglio di sé. Ciò non toglie che continui a mostrarsi infastidito dall’importanza primaria attribuita da Kate al lavoro.

Anne e la sua famiglia si vedono invece travolti dalla dirompente adolescenza di Alice (Sadie Munroe), se possibile ancor più intrattabile del solito. L’approccio di Anne all’educazione della figlia è uno degli elementi più interessanti dell’intera stagione. Workin’ Moms 4 gioca abilmente con la rigidità caratteriale di Anne, e mostrare come la donna riesca a comprendere e accettare di dover intraprendere un nuovo percorso fa onore alla crescita del personaggio.

L’idea di impartire alla ragazzina un’educazione di ferro, basata cioè sull’intolleranza e la punizione, si dimostra ben presto controproducente. Alice è sovraccarica di impegni extracurricolari, stordita e improduttiva, e il suo grido d’aiuto si esprime attraverso una sfilza di scelte avventate piuttosto tipiche della sua età. È solo tendendo al massimo l’elastico della sua fragilità che la madre realizza di dover puntare all’emancipazione, e non al puro e semplice castigo.

Il bullismo di cui Alice è vittima è quanto di più grave Workin’ Moms 4 affronti nel corso della stagione, e a differenza di altre questioni spinose sollevate in passato – dal tradimento alla depressione – la risata non riesce a intervenire per stemperare la tensione. Più che un difetto può considerarsi però una decisione deliberata, una mossa ben precisa che mostra un cambiamento negli equilibri della serie. Al sollievo comico, infatti, si sostituisce sempre più spesso un sorriso a denti stretti che non scaccia del tutto le sensazioni di ansia e disagio.

Meno rilevanti nell’economia della stagione – ma ugualmente esilaranti – restano invece le incursioni nella vita di Frankie. La convivenza con una fervente cristiana e una post-adolescente squinternata la pongono nell’inedito ruolo di baricentro morale della famigliola. Superate le debolezze delle stagioni precedenti, la sua comicità innata riprende il sopravvento e dimostra di far la differenza in particolare per il piccolo Solomon. La sua crescita umana diventa ancor più evidente nel momento in cui accetta di essere il secondo genitore del bambino.

Che Workin’ Moms 4 voglia crescere e ampliare i suoi orizzonti è evidente anche nel trattamento riservato a Jenny. L’odioso egoismo della donna è ancora ben evidente, ma sembra che in fase di scrittura ci si sia impietositi della sua povertà interiorie e si sia deciso di darle un più o meno nobile scopo per il quale combattere. A differenza che in passato, infatti, Jenny scopre il piacere di fare squadra con le colleghe e lottare – con le sue peculiari tecniche di sabotaggio, certo – per il bene comune. Nella fattispecie, un nido aziendale ed equi compensi per uomini e donne.

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In Workin’ Moms 4 gli uomini paiono più che mai stampelle delle proprie compagne. Nathan, osservato speciale visti i trascorsi libertini, mostra un’inedita vulnerabilità nel momento in cui i suoi tentativi di essere all’altezza incontrano l’imbarazzo o l’aperta ostilità degli amici di Kate.

Lionel (Ryan Belleville) continua invece a essere sopraffatto da una bontà passiva che lo appiattisce sia in famiglia che sul lavoro. A peggiorare le cose arrivano i tipici sintomi di una crisi di mezz’età, a causa della quale crede di potersi reinventare abbracciando un lavoro che sia al contempo una passione. Il suo primo – e unico – slancio d’iniziativa arriva nel momento in cui trova un nuovo impiego, il quale però comporta il trasferimento dell’intera famiglia e l’ipotesi di doloroso allontanamento fra Anne e Kate.

Ian (Dennis Andres), infine, scompare dai radar per far posto alla nuova cotta di Jenny, colletto bianco nell’azienda per la quale entrambi lavorano. D’altronde, i modi snob e prevaricanti che l’uomo dimostra in qualsiasi scambio umano fanno il paio con l’altrettanto detestabile senso di superiorità tipico di Jenny.

Workin’ Moms 4, insomma, continua a puntare forte su ciò che l’ha resa così accattivante nelle scorse stagioni. Restano il piglio satirico, la sensazione di fondo che nulla sia mai davvero perduto, la fiducia nei confronti delle donne come supereroine dei giorni nostri. La maggior parte dei personaggi femminili della serie, infatti, spicca per l’abnegazione nei confronti della famiglia, la dedizione al lavoro, l’attenzione ai bisogni della piccola comunità di amici di cui si circonda. E che i risultati delle loro azioni non siano sempre del tutto brillanti non fa che rendere queste donne più verosimili.

D’altra parte, tornare nel mondo di Workin’ Moms e continuare a notare il ricorso alle stesse ambientazioni, alle solite circostanze personali e lavorative e soprattutto a simili incidenti di percorso indica come la serie sembri sentirsi comoda nei suoi panni e non intenda far troppo per rischiare. Anche la novità più evidente rispetto al passato, e cioè un approccio meno semplicistico a problemi destinati a restare – e non a svanire magicamente nel giro di un paio di episodi – investe solo alcuni personaggi e soltanto in alcune situazioni.

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Il continuo mansplaining e il sessismo di Mike e Malcolm Cody Patrick (Alex Mallari Jr.), il bullismo a sfondo sessuale di cui è vittima Alice, la mascolinità mozzata di Nathan e Lionel – solo per fare alcuni esempi – potrebbero avere una portata dirompente. La scrittura di Catherine Reitman sa essere sagace e tagliente abbastanza da offrire significativi spunti di riflessione pur nell’umorismo più irriverente, ma i tempi strettissimi della serie riducono queste stesse circostanze a pillole di amarezza da mandar giù in un baleno.

La speranza è che almeno una parte delle questioni sollevate in questa stagione possano essere riprese e approfondite nella prossima. Il rinnovo appare scontato, visto il successo e l’affezionamento alla serie, la quale resta imperdibile per un piacevole e arguto – anche se a tratti semplicistico – intermezzo nelle vite di donne che, sì, saranno pure troppo privilegiate per dirsi sopraffatte dai problemi delle vere mamme lavoratrici, ma che squarciano comunque il velo sulle complessità dell’essere donne e mamme di questi tempi.

Gli episodi di Workin’ Moms 4 sono disponibili su Netflix dal 6 maggio.

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