10 madri anti-stereotipo della tv da ricordare in questa Festa della mamma

Lontane dalla datata immagine di angelo del focolare, le mamme della tv sono oggi figure complesse e fallibili, affascinanti nella varietà dei propri difetti

24
CONDIVISIONI

A volte sbadate e impulsive, altre severe e protettive, altre ancora inguaribili pasticcione… Le madri anti-stereotipo della tv sono ben lontane dall’ideale polveroso di angelo del focolare cui certe fasce della società continuano ad aggrapparsi. Eppure è proprio la distanza da immagini antiquate a fare di queste madri dei personaggi autentici, genuini nelle proprie imperfezioni, e persino immorali in modi fino a poco tempo fa ammissibili solo per gli uomini.

Nel giorno della Festa della mamma vogliamo ricordare dieci di queste figure anti-stereotipo, dalle più nobili d’animo alle pure e semplici criminali, per riflettere sulle tante sfaccettature di cui il ruolo di madre si è arricchito nelle più recenti e illuminate produzioni televisive.

Jen (Dead to Me)

C’è molto, davvero molto in gioco per Jen in Dead to Me, la cui seconda stagione è appena sbarcata su Netflix. In questa dark comedy scritta, diretta e interpretata da brillanti menti creative Jen è una donna affranta dal dolore per la perdita del marito, e che però si vede costretta a mantenere una parvenza di normalità per prendersi cura dei due figli.

Nel suo abile oscillare fra umorismo e sentimento, Dead to Me dipinge Jen come una donna imperfetta, spesso dominata da un’indole sarcastica e rabbiosa. Le difficoltà di una situazione sempre più scottante – al centro dei nuovi episodi della serie – portano la donna al limite dell’umana sopportazione, ma permettendole in fondo di ritrovare lucidità e tenerezza per il bene dei figli adolescenti, fine ultimo di ogni sua battaglia.

La Cosa Piu' Dolce by Christina Applegate
  • Scarlett Johansson, Steve Buscemi, Illeana Douglas (Actors)
  • Roger Kumble (Director)

Bridgette (SMILF)

La vita di Bridgette non ha davvero nulla di speciale. È vicina ai trent’anni, abita in un minuscolo appartamento in preda al disordine, non è qualificata per alcun lavoro in particolare, vive di espedienti e in situazione di perenne precarietà. E ha un figlio piccolo, Larry, il tipico errore di gioventù che però nel tempo segna la crescita morale di una donna e la indirizza lungo la retta via.

Cos’ha di non stereotipico, quindi, la vita di Bridgette? Tutto. Le difficoltà del quotidiano non la trasformano in una donna amareggiata, incattivita dall’aver dovuto rinunciare alla propria autonomia per un figlio arrivato troppo presto. Al contrario, ogni suo sforzo, ogni suo tentativo di migliorare – per quanto maldestro e inconcludente – è una promessa al piccolo Larry, mantenuta giorno per giorno con tante minuscole azioni e la grande speranza di poter infine ricominciare, costruendo una nuova e più solida felicità.

Penelope e Lydia (Giorno per Giorno)

La maternità viscerale e irriducibile di Giorno per Giorno – per tre stagioni su Netflix, ora su Pop TV – dimostra magistralmente il potenziale didattico di una sitcom. Perché è proprio questo che fa il rapporto fra Lydia e Penelope, e fra Penelope e i due figli: insegnare l’incredibile elasticità di valori che il ruolo di madre può garantire a una donna. Unite dal sangue cubano e da un preciso impianto di usi e costumi, Lydia e Penelope restano tuttavia espressioni di generazione diverse, integrate in modo differente nella società statunitense e dunque portatrici di convinzioni proprie.

L’incontro-scontro fra questi mondi rischia spesso di mettere in discussione la pacifica convivenza fra le due donne e i ragazzi, ma i buoni sentimenti e l’amore di fondo superano infine qualsiasi divergenza e insegnano a ciascuno ad ampliare gli orizzonti per accogliere l’altro nel suo unico, imperfetto essere speciale.

Kate, Anne, Frankie (Workin’ Moms)

Pensare al benessere economico e alla rete di supporto di cui godono Kate, Anne e Frankie in Workin’ Momsfresca di quarta stagione su Netflix – non aiuta forse a compatirle, ma certo i grattacapi che affrontano in quanto mamme lavoratrici possono considerarsi universali. La perenne ricerca di un equilibrio fra le necessità familiari, le aspirazioni personali e i doveri sul lavoro sono una costante nella vita di molte donne, e dietro ogni risata Workin’ Moms nasconde acute osservazioni e chiari spunti di riflessione.

Le pretese di capi, colleghi o dipendenti, la scarsa collaborazione dei mariti, l’invadenza dei suoceri, i bisogni dei neonati e i drammi degli adolescenti costringono Kate, Anne e Frankie a essere mamme di chiunque occupi le loro vite. E se nelle prime tre stagioni di Workin’ Moms questa soffocante verità viene stemperata nella risata, nella quarta porta a spunti più maturi che elevano la serie e restituiscono figure nelle quali è più semplice identificarsi.

Beth, Ruby, Annie (Good Girls)

Beth, Rubby e Annie sono talmente lontane da ogni stereotipo sulle mamme da cascare nell’illegalità. Sì, perché le tre brave ragazze protagoniste di Good Girls si attende su Netflix la terza stagione – sono tre criminali sempre più in gamba, che nel contesto di una periferia agiata costruiscono con crescente maestria una brillante start-up del furto, della truffa e del riclaggio.

L’evidente assurdità della premessa – l’idea che tre mamme qualunque possano compiere i più svariati reati e gabbarsi della giustizia o dei veri criminali – non toglie nulla al sano divertimento e al brivido d’adrenalina che Good Girls sa dare; né sminuisce la dedizione ai figli che muove le tre protagoniste all’azione. Il loro aggirare la legge è una sorta di deviato atto d’amore, la risposta a necessità economiche impellenti per le quali ritengono di non avere alternative legali, e che finiscono con lo stuzzicare un certo gusto per l’illecito e un’inevitabile avidità.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.