Il futuro dei concerti NON sarà il live drive-in. Il commento di Ermal Meta e l’idea di Matteo Macchioni

Tanti buoni motivi per credere che il futuro della musica dal vivo non sia nel drive-in, il commento di Ermal Meta e l'ottima idea di Matteo Macchioni

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Il futuro della musica dal vivo non sarà sicuramente il live drive-in. Se il cinema drive-in è indubbiamente un’ottima soluzione per la ripartenza del settore cinematografico, ben diversa è la questione degli spettacoli dal vivo.

Proprio la dimensione live, infatti, non consente di credere appieno nella rinascita degli spettacoli dal vivo attraverso la modalità drive-in e non solo i fan ma anche gli stessi artisti si dicono perplessi.

Negli scorsi giorni, sui social, Ermal Meta ha condiviso un articolo che ne parlava per esprimere un pensiero condiviso da molti, in modo piuttosto schietto.

“Fare i live al drive-in è come fare l’amore. Tu in salotto e lei in camera da letto”, ha scritto l’artista, a sottolineare la distanza invalicabile tra il cantante e il suo pubblico che renderebbe vano lo stesso spirito del concerto dal vivo.

Se nel recarci al cinema, infatti, ci prepariamo ad assistere ad una proiezione su maxi schermo, lo stesso non si può dire della magia e dell’unicità dell’esperienza dal vivo, dello scambio di emozioni ed energia che, chiusi in una macchina, sarebbe sicuramente difficile da provare.

Con qualche eccezione, forse, relativa al target dell’artista stesso.

Il live drive-in potrebbe funzionare per artisti con un pubblico adulto che potrebbe preferire la comodità dell’automobile al posto in piedi in un parterre o in piazza. La stessa cosa non si può dire per un target più giovane che, oltretutto, dove prenderebbe la macchina in cui rinchiudersi per recarsi al concerto considerando oltretutto che ogni abitacolo potrebbe contenere un massimo di 2 persone?

Il commento di Ermal Meta:

Il live drive-in all’estero

All’estero qualcuno ha già sperimentato il live drive-in. A Colonia, in Germania, i Brings, una band locale, hanno tenuto il primo concerto drive-in già ad aprile con addetti alla sicurezza a vigilare sull’obbligo di restare in auto per tutta la durata dello spettacolo.

Anche in Danimarca si è tenuto un concerto drive-in. Ad esibirsi è stato il musicista Mads Langer. Gli spettatori hanno potuto ascoltare il concerto in ottima qualità sonora sintonizzandosi su una stazione radio definita, mentre il musicista si esibiva dinanzi a loro.

Il live drive-in in Italia

Forse anche l’Italia potrebbe decidere prima o poi di sperimentare il live drive-in. La domanda è: chi ci andrebbe?

Sono 20 le città che hanno aderito con entusiasmo al progetto. Tuttavia, se dal punto di vista degli organizzatori di eventi, il live drive-in può sicuramente essere considerata una modalità utile alla ripartenza del settore c’è da chiedersi a quale target rivolgere i concerti drive-in e quale portata debba garantire l’artista drive-in per rientrare dei costi e consentire un guadagno.

Impensabile per tutti coloro che si esibiscono nei piccoli club e nei locali. Inimmaginabile anche per gli artisti da stadi: considerando una media di 40.000/50.000 biglietti staccati da Ultimo, Tiziano Ferro, Cesare Cremonini per uno stadio, dove potremmo mai posizionare 25.000 automobili per assistere comodamente al concerto drive-in?

C’è poi da riflettere sul modo di vivere i concerti. Un fan di Riki vive l’appuntamento con il live in modo sicuramente diverso da un fan di Claudio Baglioni e se l’assistere ad un concerto dall’auto potrebbe soddisfare i bisogni del pubblico di Gianni Morandi o di Fiorella Mannoia, moltissimi altri sarebbero gli esclusi.

A questo punto, piuttosto sarebbe meglio organizzare proiezioni musicali drive-in, ad esempio repliche di vecchi concerti, per conservare le sensazioni del film su maxi schermo e nulla di più.

I costi per i fan

Un altro aspetto da non sottovalutare è il fattore costo, dal punto di vista del fan che si reca al concerto.

Rinunciando alla concreta emozione del live, quanti sarebbero disposti a spostarsi e ad investire tempo e denaro per uno spettacolo da vedere dall’automobile?

Il fan minorenne

Supponiamo di vivere a 150 km dal luogo del concerto. Tra benzina e autostrada il costo da sostenere potrebbe essere intorno ai 50 euro. A questi vanno aggiunti altri 60 euro (minimo!) per l’acquisto di 2 biglietti (perché 2 sono le persone che possono assistere al concerto dalla stessa automobile). Siamo ad una spesa minima di 110 euro, in molti casi da sostenere all’interno dello stesso nucleo familiare. Ricordiamo infatti che i minorenni non avrebbero possibilità di recarsi in modo autonomo ai concerti e dovrebbero obbligatoriamente richiedere l’accompagnamento di un adulto (un genitore, verosimilmente).

Il genitore però nel frattempo potrebbe aver perso il lavoro oppure sta continuando a lavorare senza ricevere lo stipendio perché l’azienda potrebbe essere in ritardo con i pagamenti. O ancora potrebbe appellarsi alla crisi cronica del nostro Paese oppure al non voler far ritorno a casa a notte fonda. In questo ultimo caso si prenderebbe in considerazione l’alloggio in un hotel ad un prezzo minimo di 60 euro (circa) per 2 persone. Allora i 110 euro diventano 170. E mettiamoci 10 euro (in totale) per un panino a testa.
180 euro.

Supponiamo che la famiglia in questione possa permetterselo, supponiamo che non sia tra quelle colpite dalle conseguenze economiche del Covid-19. A questo punto bisogna valutare il costo in relazione ai benefici: assistere ad un concerto dall’automobile, a distanza, isolati, dimenticando l’euforia della condivisione con gli altri fan, l’ebbrezza del sottopalco ed ogni possibilità di contatto con gli artisti. Quest’ultimo punto in particolare, taglierebbe automaticamente fuori dai live drive-in tutti gli artisti con pubblico teen (ma non solo!) che ai concerti vuole:

  • piangere a dirotto e cantare a squarciagola;
  • conquistare la prima fila dopo giorni in coda;
  • seguire/aspettare per ore l’artista di turno nella speranza di strappargli una foto;
  • condividere l’esperienza con altri fan.

I live drive-in escluderebbero quantomeno gli artisti più giovani, quelli emersi di recente, magari in una delle ultime edizione di Amici di Maria De Filippi, ma anche molti altri. Ipotizziamo, a titolo esemplificativo e non esaustivo: Irama, Riki, Giordana Angi, Alberto Urso, e target simili.

Il fan autonomo

Supponiamo invece che il fan abbia superato la dipendenza dai genitori e sia autonomo dal punto di vista economico, libero di guidare la sua auto e di disporre dei suoi soldi come meglio crede.

L’analisi dei costi e dei benefici, in questo caso potrebbe essere ancora più scrupolosa ma potrebbe invece prevalere l’istinto e l’acquisto d’impulso. I costi di cui al precedente paragrafo potrebbero ridursi in quanto ci si potrebbe recare al concerto in solitaria oppure con un conoscente non appartenente allo stesso nucleo familiare.

Accantonando i costi economici, quanti si recherebbero ad un concerto da soli sapendo che lo vivranno in completo isolamento nella propria macchina?

Il “costo emotivo”

Ipotizziamo allora che il fan in questione/la famiglia in questione non abbia alcun tipo di problema economico, viva in una grande città e non abbia difficoltà oggettive da affrontare per recarsi allo spettacolo.

Accantonati i costi economici, arrivano i “costi emotivi”. Siamo davvero disposti scendere a compromessi per un concerto che potremmo vivere appieno 6/12 mesi dopo sapendo di non godere di illimitate risorse economiche? Siamo davvero disposti a spendere soldi per fingere di assistere ad un concerto? Siamo davvero disposti a rinunciare ai cori a squarciagola sottopalco, a scrutare i passi del nostro artista del cuore, ad analizzare le sue emozioni in presa diretta?

E allora la questione è: VIVERE il concerto o ASSISTERE al concerto?
C’è chi lo vive appieno e ne respira ogni nota lasciandosi coinvolgere e trascinare in un mondo parallelo che porta a perdere la voce. C’è sicuramente chi invece vive un proprio isolamento spazio temporale anche durante il concerto dal vivo, impossibilitato a lasciarsi coinvolgere emotivamente.

Io ai concerti drive-in non ci andrei e sposerei piuttosto la proposta del tenore Matteo Macchioni.

La proposta di Matteo Macchioni

Il tenore Matteo Macchioni propone una soluzione realizzabile in breve tempo e soprattutto con il minor “costo emotivo”, se così lo vogliamo definire.

I teatri e gli auditorium sono già predisposti per accogliere il pubblico ordinatamente, con posti a sedere assegnati in fase di prevendita dei biglietti. La proposta di Matteo Macchioni è quella di lavorare sulle misure di sicurezza nei teatri e negli auditorium consentendo il normale svolgimento dei concerti dal vivo.

La soluzione ottimale in 3 punti essenziali:

  1. il distanziamento sociale: in teatro, il distanziamento sociale è reso possibile dalla corretta assegnazione dei posti a sedere. In fase di prevendita sarà sufficiente vendere un posto a sedere ogni 2 oppure ogni 3 per garantire almeno un metro di spazio tra uno spettatore e l’altro; le file successive a scacchiera;
  2. mascherine e guanti obbligatori: si può chiedere al pubblico di provvedere in modo autonomo oppure si può prevedere un kit sterile monouso da consegnare all’ingresso;
  3. la sicurezza dei lavoratori: test sierologici e screening per tutti coloro che lavorano in teatro, per gli artisti, i musicisti e staff.

La capienza dei teatri si ridurrebbe notevolmente, auspicabilmente anche il prezzo d’affitto dello spazio. Ogni spettacolo dal vivo frutterebbe indubbiamente molto meno del solito e probabilmente in alcuni casi anche l’artista si potrebbe trovare a dover ridurre il cachet della serata ma a fronte della possibilità di programmare più concerti nella stessa location. La perdita potrebbe quindi essere pressappoco nulla.

Matteo Macchioni ne parla pensando all’attività live del prossimo autunno, negli spazi al chiuso, ma non sarebbe impossibile l’adattamento di queste misure agli spazi aperti per consentire concerti anche in estate.

In questo caso non si parlerebbe di target autoesclusi dalla modalità di fruizione stessa ma piuttosto di artisti impossibili da portare in teatro perché seguiti da un pubblico vasto.

In sostante, anche stavolta gli artisti da stadi sarebbero impossibilitati ad esibirsi ma per tutti gli altri invece ci sarebbe la possibilità di programmare una o più serate consecutive in base all’affluenza del pubblico. Del resto, già molti artisti in Italia si esibiscono nei teatri, a volte costretti a chiudere interi settori a causa dei biglietti rimasti invenduti e pur rinunciando ad un terzo della capienza del teatro non ne soffrirebbero molto.

La dimensione teatrale sarebbe perfetta per artisti come Francesco Renga, Ermal Meta, Elisa, Nek, Francesco Gabbani, Diodato, Francesca Michielin e molti altri che già in passato hanno tenuto concerti nei teatri ma anche per Alessandra Amoroso ed Emma Marrone, abituate invece ai palasport, che potrebbero organizzarsi suddividendo i fan su più serate o più spettacoli all’interno della stessa giornata.

Le parole di Matteo Macchioni sui concerti in teatro:

Pur lodando le iniziative messe in campo in queste settimane per ampliare l’offerta dello streaming e considerando tale risorsa digitale un valore aggiunto e perfettibile per il futuro, si ritiene quanto mai necessaria una riflessione sulla necessità di una ripresa della produzione culturale dal vivo.

I lavoratori dello spettacolo, in particolar modo i liberi professionisti con partita iva, ma in generale tutti coloro che ricoprono una mansione attinente al mondo della produzione culturale,  soffrono  in questi mesi. Urgono risposte mirate ed idee.

In generale si rileva quantomeno possibile far rispettare le distanze di sicurezza limitando la capienza di persone nelle sale di teatri ed auditorium. Questa è una misura concreta, fattibile e già sperimentata in Europa.

Faccio l’esempio, vissuto personalmente in Danimarca, dove tale concetto è stato contemplato in una prima fase dell’emergenza al Royal Danish Theatre. In alcune rappresentazioni il pubblico presente in Teatro era sotto ad un determinato numero, ritenuto sufficiente a garantire standard di protezione adeguati.

In aggiunta si potrebbero rendere obbligatorie mascherine e guanti per ciascun membro del pubblico, magari fornendo direttamente un kit personale sterile monouso all’ingresso. Sul fronte dei lavoratori, si potrebbero prevedere test sierologici e screening per tutti coloro che lavorano in Teatro. Una sorta di health care anti-Covid per il personale stabile e per gli artisti freelance che, di volta in volta, vengono ospitati. Già queste idee consentirebbero, una volta messe a punto, di poter riprendere a produrre nell’ottica temporale del prossimo autunno.

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