Su WhatsApp catena plasmaferesi e medico delle Mauritius: chiarimenti importanti

La pratica della plasmaferesi ed il medico che opera nelle Mauritius: alcuni chiarimenti sulla catena WhatsApp

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In molti hanno già definito bufala la catena WhatsApp che sta girando da qualche ora in proposito alla plasmaferesi ed in relazione ad un presunto medico italiano che lavora nelle Mauritius. Proprio come successo nella giornata di ieri riguardo il plasma iperimmune e la smentita dell’irruzione dei Nas a Mantova per controllare l’operatore del dottor Giuseppe De Donno, anche questa storia ha bisogno di alcune precisazioni. Eppure, non c’è da inveire contro la plasmaferesi: lo stesso Roberto Burioni dal suo blog ufficiale ne ha parlato di recente, lasciando aperto qualche spiraglio in questo senso. In TV, così come sui social, i soliti complottisti urlano già allo scandalo, nonostante i risultati finora ottenuti siano promettenti (non si può parlare di scoperta sensazionale, ma è comunque una strada da non lasciare intentata).

Le opinioni sulla pratica della plasmaferesi: davvero efficace contro il Coronavirus?

Dal punto di vista squisitamente medico, ci sono differenti correnti di pensiero sulla plasmaferesi (sarebbe un errore parlarne in termini di bufala). In ambito sanitario non mancano gli scettici, che comunque non intendono scagliarsi a prescindere contro la pratica. I limiti, ad esempio, possono essere anche prettamente numerici: occorrono, infatti, due guariti per curare un malato (le risorse a disposizione del personale sono, dunque, limitate, specie considerando che non tutti i guariti sono volontari). Il plasma va, inoltre, lavorato, per non parlare di tutti gli esami del caso per certificare possa non trasmettere altre malattie infettive. I pazienti per la somministrazione della plasmaferesi vanno poi selezionati con cura, altra questione che porta via tempo e denaro (per non parlare, infine, dei dubbi che ancora si nutrono circa l’efficacia del trattamento). In altre parole, non si è categoricamente contrari alla plasmaferesi, ma neanche del tutto favorevoli (diciamo che è tra le tante strade percorribili nella lotta contro il Coronavirus).

Quanto al medico italiano che lavora nelle Mauritius a cui si attribuisce il messaggio: poche tracce di lui

Per quanto riguarda il medico italiano che opera nelle Mauritius, protagonista della catena WhatsApp di cui vi parlavamo ad inizio articolo, c’è da dire che non faremo di lui neanche nome e cognome per ragioni di privacy, né tanto meno divulgheremo il numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica che compaiono nel messaggio in questione. In ogni caso, il firmatario (ammesso e non concesso che la comunicazione sia davvero opera sua) afferma di esercitare la propria professione nelle Mauritius, ma, come riportato da ‘bufale.net‘, attualmente non appare iscritto all’Albo, né circa la sua persona ci sono riferimenti su Internet. In genere c’è poco da fidarsi dei messaggi WhatsApp che rimbalzano da un contatto all’altro senza citare fonti precise ed accreditate: in passato è già capitato di dover smentire tante catene, quindi probabilmente la cosa più saggia da fare continua ad essere quella di documentarsi personalmente su tutto quanto ci interessa, specie se si tirano in ballo questioni delicate come la medicina (non siamo tutti dottori: è giusto informarsi, ma non sentenziare o basarsi sul già detto da chicchessìa, specie in caso di personaggi, fino a prova contraria, sconosciuti).

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