Alessandro Borghi sulle critiche a Diavoli: “Le accetto, purché non sciatte e superficiali”

Alessandro Borghi replica alle critiche ricevute dalla serie Diavoli durante una puntata di TvTalk: "Accetto le critiche ma non la superficialità"

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Da quando è arrivato, attesissimo, su Sky Atlantic, il financial-thriller Diavoli ha attirato l’attenzione di pubblico e addetti ai lavori ottenendo un’accoglienza mista. Molti gli entusiasti per il progetto dalla chiara vocazione internazionale ma molti anche gli scettici che si aspettavano qualcosa di più, soprattutto sul fronte della scrittura. E non sono mancati, ovviamente, i confronti col romanzo di Guido Maria Brera, I Diavoli, appunto, di cui la serie tv con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey è un adattamento fedele ma non fedelissimo.

Al suo primo ruolo recitato interamente in inglese, per una serie ambientata principalmente a Londra e solo in parte in Italia, Alessandro Borghi ha fatto certamente un lavoro complesso e rischioso, ma questo non stupisce affatto, perché visti i suoi precedenti con Romulus e Sulla Mia Pelle decisamente il rischio è nel suo DNA artistico. In questa serie, che pure qui abbiamo recensito tra luci ed ombre, interpreta lo spregiudicato Massimo Ruggero, trader di una banca d’affari americana con sede a Londra che finisce nel bel mezzo di un intrigo finanziario internazionale nello scenario post crisi dei derivati (siamo nel 2011).

Tra le tante e variegate critiche arrivate dopo la visione dei primi episodi, in onda su Sky Atlantic dal 17 aprile, quelle di TvTalk sono finite sotto la lente d’ingrandimento dell’attore romano, che ha condiviso l’intervento di Sebastiano Pucciarelli nella diretta streaming del programma, online al sabato pomeriggio sui canali social del format nella versione “home edition” imposta dalla quarantena (la puntata in questione è disponibile su Raiplay). L’attore ha manifestato così le sue perplessità nei confronti di un’analisi di Diavoli che parlava di “esperimento” non pienamente riuscito a causa di “una sceneggiatura un po’ stereotipata, personaggi non approfonditi, Borghi che viene doppiato da qualcun altro nella versione italiana“. Osservazioni superficiali, secondo l’attore, e soprattutto vecchio stampo: “Direttamente dal 1990” è stato il suo commento a corredo dell’analisi di Pucciarelli.

In una replica affidata alle sue Instagram Stories, Borghi ha voluto poi circostanziare la sua reazione alle critiche ricevute.

Faccio una precisazione. La mia non è una critica a chi non ha gradito la serie, accetto qualunque tipo di critica negativa, ci può stare e va benissimo così, ma mi fa molto arrabbiare la modalità di superficialità estrema, se ne parla come di un tentativo – una serie venduta in 160 paesi, una produzione che non è mai stata fatta prima – si chiama “fiction” anziché usare la parola “serie” che ormai si usa da più di vent’anni.

L’attore è intervenuto anche sul tema del doppiaggio, già affrontato più volte in queste settimane quando gli è stato chiesto, ripetutamente, perché avesse rifiutato di doppiare se stesso nella versione in lingua italiana. Borghi ha sottolineato più volte che è stata una scelta fatta a tutela della qualità del prodotto: non essendo un doppiatore di professione e non avendo mai fatto un lavoro di doppiaggio su se stesso se non per piccoli stralci in post-produzione, ha preferito non avventurarsi in un tentativo che avrebbe potuto risultare maldestro e lasciare che fosse un professionista navigato a dare voce alla sua interpretazione in italiano (il bravissimo Andrea Mete, la cui voce peraltro non stride affatto con quella originale di Borghi). All’ennesima sottolineatura di quella discrepanza tra interpretazione originale e doppiaggio in italiano, l’interprete di Massimo Ruggero ha ribadito la ratio dietro la sua decisione, una scelta improntata alla salvaguardia della qualità del prodotto finale.

Si critica la scelta di farmi doppiare in italiano, che uno si può aspettare da un pubblico che vuole sentire la mia voce ma non da chi dovrebbe essere considerato un addetto ai lavori e soprattutto dopo aver letto la spiegazione che ho dato a questa cosa, che va a favore del sistema dell’intrattenimento e della qualità dell’intrattenimento. (…) Credo che chi fa informazione abbia il dovere anche morale di informarsi e comunicare in una certa maniera. Non in una maniera sciatta e superficiale, come se ci stesse facendo un favore parlando di questo argomento.

I diavoli
  • Brera, Guido Maria (Author)

Un giudizio completo sulla serie sarà possibile solo valutandola nel suo complesso, anche se dai primi episodi sono emersi già chiaramente pregi e difetti. Diavoli è attualmente in onda ogni venerdì con due episodi su Sky Atlantic e disponibile in streaming su NowTv.

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