Con Too Hot To Handle Netflix esplora le nuove frontiere del ridicolo nei dating show

C'era davvero bisogno di un nuovo reality? La risposta più sensata è smentita dal clamoroso successo di pubblico del nuovo reality/dating show di Netflix

[NETFLIX]

Aspettarsi che reality e dating show possano avere una qualsiasi ambizione educativa è assurdo, eppure Too Hot To Handle su Netflix non nasconde i suoi nobili intenti. L’idea, infatti, è quella di fare in modo che persone giovani e attraenti imparino a creare connessioni umane genuine, superando dunque le attrazioni più immediate e superficiali.

Com’è ovvio, la missione è quasi impossibile. I partecipanti sono figurine di corpi splendenti, amorevolmente curati e peremmente allupati, e rispettare la regola principale del gioco – resistere a qualsiasi forma di contatto fisico – è per loro una tortura infernale. A motivarli c’è però un consistente (dis)incentivo economico: a ogni tocco non concesso corrisponde una riduzione del montepremi finale, un invitante gruzzolo di 100.000$.

A un primo sguardo la filosofeggiante premessa di Too Hot To Handle su Netflix – contrapporre gli impulsi più viscerali alla logica dell’autocontrollo – sembra annacquarsi nel ridicolo di un dating show che, in fin dei conti, non può essere più di questo. Ma già dalla presentazione dei concorrenti si inizia a notare come ciascuno di essi faccia i conti – forse neppure consciamente – con comportamenti compulsivi e approcci alquanto degradanti ai rapporti umani.

Non è la prima volta che Netflix punta su (pseudo)reality in cui esseri umani imbarazzanti debbano dimostrare di saper andare oltre gli aspetti più superficiali di una relazione per formare connessioni significative. Lo si è già visto con The Circle e Love is Blind, e ciascuno dei tre nutre l’idea dei concorrenti come cavie per esperimenti destinati a fallire, e però perfettamente in grado di scatenare assurde ossessioni negli spettatori.

L’approccio dello show – creato da Laura Gibson e sviluppato da Charlie Bennett per Talkback, compagnia Fremantle – a questioni che in altri contesti meriterebbero discussioni ben più significative è senz’altro azzeccato, per un reality. Da un lato si fa gioco della sua stessa natura trash affidandosi a una voce narrante – quella di Desiree Burch – che è un’estensione dello spettatore, dei suoi punti di vista, del suo straniamento divertito.

Dall’altro sembra suggerire di voler ragionare seriamente sulla possibilità che degli individui – forse – inguaribilmente superficiali possano arrivare al termine della ridicola esperienza di Too Hot To Handle e guardarsi dentro e scoprirsi migliori. E alla fin fine pare quasi lecito sperarci, visti i momenti in cui i partecipanti sono costretti a soffermarsi sulla portata delle proprie decisioni.

Qualsiasi tentativo di trovare un senso a Too Hot To Handle su Netflix finisce qui. Come ogni reality o dating show, anche questa nuova scommessa può trasformarsi nell’ennesima ossessione degli amanti del genere, e la risposta del pubblico a livello internazionale dimostra quanto sia di moda cedere al voyeurismo rispetto al degrado altrui.

Gli otto episodi di Too Hot To Handle sono in streaming su Netflix dal 17 aprile.

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