I Diavoli Borghi e Dempsey, una serie fredda come il denaro e tentatrice come il potere

La nostra recensione di Diavoli con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey, una serie algida e patinata, dai toni freddi ma dai personaggi affascinanti

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Attesissima sin dallo scorso autunno, quando fu presentata in anteprima al Mipcom di Cannes, la serie Diavoli ha debuttato il 17 aprile su Sky Atlantic Italia e su NowTv diventando subito il miglior esordio per una serie Sky Original in questa stagione.

Alessandro Borghi e Patrick Dempsey in questo thriller finanziario ispirato al romanzo di Guido Maria Brera hanno conquistato 572 mila spettatori, entrando direttamente sul podio dei migliori esordi degli ultimi 3 anni, dietro solo a Gomorra 4 e Catch-22.

Non c’è da stupirsene, e non solo perché la platea televisiva in questo periodo di reclusione casalinga è inevitabilmente aumentata. Diavoli è uno dei titoli su cui Sky ha puntato di più in questa stagione, con un gran battage promozionale per il suo prodotto originale dalla più ampia vocazione internazionale: la serie sta per essere distribuita nel mondo da NBCUniversal in oltre 160 Paesi, dopo l’anteprima assoluta in Italia.

In effetti Diavoli ha tutti i crismi per essere un prodotto destinato al mercato globale: girata tra Roma e Londra, pensata e realizzata per un pubblico internazionale, tesse la sua trama nel quadro della grande depressione economica seguita alla crisi dei derivati del 2008 e prova a raccontare, attraverso le storie fittizie di due ambiziosi e spietati finanzieri in conflitto, una storia più grande che è quella dello strapotere dei mercati, delle speculazioni dell’alta finanza sui titoli dei Paesi più indebitati e della debolezza dei governi sotto il loro scacco.

Alessandro Borghi è Massimo Ruggero, un italiano promettente trader della City londinese, in attesa di promozione a vice CEO della potente banca internazionale di investimenti in cui lavora. Patrick Dempsey è Dominic Morgan, l’americano e influentissimo CEO della banca, nonché mentore e amico di Massimo. Quando il suicidio del principale competitor di Ruggero per la promozione fa emergere una truffa nella rendicontazione dei profitti della banca, il protagonista inizia a sospettare del suo mentore e decide di indagare su cosa si nasconde dietro la sua gestione: scoprirà l’esistenza di un complotto internazionale di cui Morgan è uno dei principali fautori e dovrà schierarsi per decidere da che parte stare.

L’intreccio si muove su almeno tre filoni narrativi: quello del giallo col mistero del finanziere suicida sembra prevalere nei primi episodi, ma quelli finanziario e politico – profondamente intrecciati tra loro – finiranno per diventare gli assi portanti della serie. Ambientata nei primi mesi del 2011, Diavoli cala i suoi personaggi fittizi nel contesto finanziario internazionale dell’epoca. Sin dal secondo episodio, ad esempio, mette in scena il celebre discorso di Dominique Strauss-Kahn, all’epoca capo del Fondo Monetario Internazionale, alla Brooking Institution di Washington, durante il quale auspicava una globalizzazione dal volto più umano, una maggiore regolamentazione statale dei mercati finanziari e più diritti per il mercato globale del lavoro, oltre ad una tassazione più giusta e un abbandono delle politiche di mera austerità, con la proposta di un paniere di monete che facilitasse e regolasse gli scambi internazionali all’insegna di una maggiore equità. Un discorso di stampo keynesiano che sembrava aprire ad un cambiamento di rotta per il Fondo Monetario Internazionale, ma che l’establishment finanziario mondiale e in particolare americano non avrebbe mai accettato (il discorso in questione fu pronunciato ad aprile 2011, ma nella serie siamo a febbraio dello stesso anno). Diavoli mostra anche l’arresto di Dominique Strauss-Kahn per un’accusa di stupro, episodio denunciato da una cameriera dell’Hotel Sofitel di New York, che fu a sua volta una scena da film con le manette scattate sulla pista dell’aeroporto JFK poco prima che il direttore del FMI si imbarcasse su un volo Air France diretto a Parigi. Di qui inizia a prendere corpo nella serie il filone più politico del racconto, col personaggio di Dempsey che si attiva perché lo strapotere del dollaro sull’euro e su tutte le altre monete resti intaccabile. Lo farà con ricatti e manovre di potere che lo metteranno in aperta sfida con Massimo Ruggero, deciso a contrastare le manovre speculative del suo capo nei confronti dei paesi più deboli e a rischio dell’Eurozona, a partire dalla Grecia già dilaniata dal piano di austerità imposto dalla cosiddetta Troika (un disastro economico da cui la sua banca e molte altre stanno traendo profitti).

@Antonello&Montesi

L’incrocio tra realtà storica e finzione è sempre un’operazione narrativa molto delicata – si veda la saga 1992-93-94, per fare un esempio restando tra le produzioni Sky – ma è decisamente la parte più interessante della serie, che per il resto gioca sul classico giallo da risolvere e sul dualismo ideali/potere, incarnato dal riferimento al “diavolo” come forza tentatrice da combattere o dalla quale lasciarsi sedurre. La voce fuori campo di Massimo che individua nel suo amico-mentore-nemico Dominic un male da combattere prima di esserne letteralmente divorato, è una suggestione certo non nuova, che fa molto Avvocato del Diavolo, ma contribuisce ad alimentare il travaglio interiore del protagonista, diviso tra enormi ambizioni personali e rimorsi per aver venduto letteralmente l’anima al diavolo. Non manca ovviamente il fil rouge sentimentale che lega i protagonisti, perlopiù attraverso il ruolo della moglie di Dominic (Nina, interpretata da Kasia Smutniak), sdegnata dell’avidità e dall’egoismo del marito, cui imputa la colpa della morte del loro unico figlio, e legata a Massimo in cui riconosce ideali diversi.

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La serie ha un buon ritmo e degli interpreti raffinati, ma se c’è qualcosa di debole sta certamente nella scrittura non all’altezza di una confezione così patinata e di personaggi sulla carta così ambiziosi. Non mancano ad esempio il ricorso a classici stereotipi come il richiamo delle umili radici da self-made man del protagonista che ha sacrificato i sentimenti per l’ambizione – nato da una famiglia di pescatori di Cetara, Ruggero ha un matrimonio fallito alle spalle e l’ex moglie tossicodipendente muore nel primo episodio – o la figura della blogger in cerca di notizie scottanti che si rivela essere tutt’altro che una giornalista, o ancora il giovane hacker brillante ma ingenuo, capace di fare miracoli con la tecnologia. La debolezza della scrittura emerge, ad un livello più superficiale, soprattutto nella mancanza di una certa consistenza e profondità ai dialoghi, con scene spesso riempite da un’attenzione particolare alla comunicazione non verbale e una regia – firmata a quattro mani da Nick Hurran (Sherlock, Doctor Who, Fortitude, Altered Carbon) e Jan Maria Michelini (I Medici, DOC- Nelle tue Mani) che indugia un po’ troppo sui primi piani e i movimenti del corpo.

La serie è interamente recitata in inglese. Dempsey è perfetto come gelido uomo d’affari americano che metterebbe a repentaglio le economie di mezzo mondo pur di proteggere i propri affari e il prestigio finanziario degli Stati Uniti, un ruolo molto diverso da quelli da eroe romantico a cui ci ha abituato in passato. Alessandro Borghi non ha bisogno di confermare il suo talento, dopo le prove straordinarie di Romulus e Sulla Mia Pelle, per citare solo due dei titoli per i quali si è rivelato un vero trasformista. In Diavoli recita in una lingua che non è la sua e lo sforzo è decisamente meritorio nonostante, inevitabilmente, questo dettaglio renda la sua interpretazione un po’ più fredda. Ma in generale sono freddi i toni della serie, anche per le luci e la fotografia (dagli interni nella banca agli esterni, è tutto tarato sulle sfumature di blu), una freddezza che è consona a quella dei numeri, delle transazioni, degli “shortamenti”, dei tassi d’interesse, ma che tuttavia rischia di rendere anche il racconto un po’ troppo algido rispetto alla confezione lucente con cui è stata presentata al pubblico.

La serie è ambiziosa e a suo modo innovativa nella rappresentazione dell’alta finanza soprattutto per il tentativo mischiare un giallo-politico alla realtà viva della più grande crisi finanziaria che questo secolo abbia vissuto finora (l’arrivo del Coronavirus certamente aprirà la seconda). I Diavoli di Guido Maria Brera sono cinici, odiosi, decisamente incapaci di suscitare empatia eppure affascinanti nella loro ambizione divoratrice, il tutto in un contesto storico recentissimo che lo spettatore ha vissuto sulla sua pelle: la serie si lascia guardare più che volentieri soprattutto per questo.

I diavoli
  • Brera, Guido Maria (Author)
Diavoli – Massimo e Dominic: amici o rivali?

Massimo e Dominic. Lo squalo della finanza e il suo mentore. Ma cosa accadrà tra i due? Scopritelo con #Diavoli, dal 17 aprile su Sky.

Pubblicato da Sky Atlantic Italia su Giovedì 16 aprile 2020

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