19 anni fa moriva Joey Ramone, la voce più rock’n’roll del punk

Prima di morire stava ascoltando un brano degli U2 e la band di Bono Vox gli rese omaggio dedicandogli un singolo

9
CONDIVISIONI

Mentre 19 anni fa moriva Joey Ramone gli U2 suonavano In A Little While. Non in contemporanea in un concerto, non dinanzi a una platea in adorazione per la squadra di Bono Vox: il frontman dei Ramones si spegneva mentre ascoltava quella canzone, in quell’ospedale di New York nel quale era ricoverato per un tumore al sistema linfatico.

Alle 19:40, ora italiana, la voce più rock’n’roll del punk si spegneva per sempre poco prima di spegnere 50 candeline. Una storia, quella di Joey Ramone, che ancora oggi si sintetizza nel grido: “Hey! Ho! Let’s go!” e che aveva saputo creare un legante sonoro tra il punk che con gli Stooges di Iggy Pop era partito dagli Stati Uniti per poi sbarcare nel Regno Unito e trovare nei Sex Pistols il nome più anarcoide e dissacrante.

Una storia, quella dei Sex Pistols di Johnny Rotten e i Ramones di Joey Ramone, che quest’ultimo descriveva con una certa ironia disegnando un parallelismo tra i Beatles e i Rolling Stones. Una delle due band era la parte maledetta, l’altra quella più sobria e morigerata.

La morte di Joey Ramone fu annunciata dalla stessa band sul sito ufficiale, e per il mondo del punk si chiudeva un capitolo e si apriva la storia di una leggenda. Non uno sguaiato frontman che giocava coi genitali durante la performance, non un rivoluzionario eversivo che cantava la sua guerra al sistema: Joey Ramone declinava il rock’n’roll nella sua coniugazione più libera, e per questo i Ramones ebbero così tanto successo in un Occidente in cui il progressive rock prendeva sempre più piede. Sembrava, in quegli anni, che fare musica significasse mettere all’opera il proprio nozionismo teorico, il calcolo e i rudimenti del conservatorio.

“One, two, three, four!”, gridavano Tommy, Marky, Richie ed Elvis Ramone nei concerti prima di partire con un nuovo pezzo, e non importava se il metronomo tra la conta iniziale e il brano si sfasava di qualche BPM. I Ramones erano il punk più libero e spensierato, e conquistarono questa nomea grazie a brani come Sheena Is A Punk Rocker, The KKK Took My Baby Away, I Wanna Be Sedated, Judy Is A Punk e Pet Sematary, senza ovviamente dimenticare Blitzkrieg Bop.

L’esordio alla batteria e la catechesi di Roger Daltrey

Jeffrey Ross Hyman, questo il vero nome, amava gli Who e i Beatles e sul trono degli idoli aveva collocato Iggy Pop che, appunto, insieme agli Stooges era diventato un punto di riferimento per il proto-punk negli Stati Uniti. Agli inizi della sua carriera con i Ramones suonava la batteria, ma dovette passare alla voce in quanto Dee Dee Ramone non riusciva a suonare il basso e a cantare contemporaneamente.

Il look dei Ramones era una sorta di uniforme, come accadeva nei Beatles degli esordi: occhiali scuri, capelli lunghi e giacche in pelle nera, una scelta che Roger Daltrey degli Who criticò aspramente nel 1980, quando gli Who e i Ramones furono chiamati per una puntata speciale di Top Of The Pops. Daltrey, ancora all’oscuro di quale fosse l’universo della band di New York, si rivolse a Joey e gli disse: “Non avrete mai successo indossando giacche di pelle, il successo si fa in giacca e cravatta”.

Joey non seppe mai se quel giorno Daltrey scherzasse, e se lo domandava anche tra le colonne di Rolling Stone nell’ultima intervista rilasciata prima di morire.

Don’t Worry About Me

Nel 1996 i Ramones salutarono i loro fan. Joey Ramone scelse di intraprendere la carriera solista, ma quel primo e unico album di inediti Don’t Worry About Me uscì solamente dopo la sua morte. Don’t Worry About Me di Joey Ramone fu il disco di quella meravigliosa versione punk del classico What A Wonderful World di Louis Armstrong, ma che conteneva anche una cover di 1969 degli Stooges.

Joey morì a circa un mese dal suo cinquantesimo compleanno, ma il mondo non si dimenticò di lui. Il 19 maggio, oggi, è il Joey Ramone Day, ma non è tutto. A New York, tra la East Secondary Street e Bowery Street, nell’East Village, esiste una piazzetta dedicata a lui: la Joey Ramone Place sorge vicino al club CGBG e vicino al muro contro il quale la band si era appoggiata per il celebre scatto di copertina dell’album Ramones (1976), il disco d’esordio.

Joey Ramone e gli U2

Prima di spegnersi, dicevamo, Joey Ramone stava ascoltando In A Little While degli U2, un brano che chiudeva un cerchio. La notizia commosse tanto la squadra di Bono Vox, che non aveva mai negato quanto i Ramones avessero influenzato i loro esordi. Il brano era uscito un anno prima, nel 2000, insieme al disco All That You Can’t Leave Behind, e gli U2 non dimenticarono quello strano e affettuoso legame tra le loro realtà.

Dal momento che Joey Ramone aveva scelto di accogliere la morte sulle note degli U2, la band irlandese gli dedicò un brano nell’album Songs Of Innocence dal titolo The Miracle (Of Joey Ramone). Il testo non faceva menzione del cantante scomparso ma rievocava quella volta in cui i membri del gruppo rock irlandese videro un concerto dei Ramones a Dublino.

Se in quel triste giorno di 19 anni fa moriva Joey Ramone, il mondo era già pronto a riconoscere il suo genio e il suo scanzonato rock’n’roll, come egli stesso amava definire lo stile dei Ramones: “Per noi i punti fermi sono sempre stati due: il rock & roll dev’essere divertente e, beh, less is more.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.