Ho festeggiato il 30° compleanno di Erica Mou in collegamento dal Barone Rosso Solo Flight e mi ha parlato del suo primo romanzo

Conosco Erica da 12 anni, da quando mi arrivò dalla Puglia, ancora bimbetta, in un casting per artisti emergenti che avevo organizzato al Roxy Bar

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Erica Mou ha festeggiato un compleanno importante, il 30°, proprio lunedì scorso, quando io ho fatto la diretta del mio Barone Rosso Solo Flight. Così mi sono collegato con lei, che si trova a Tolosa, in Francia, chiusa in casa con il fidanzato, un ingegnere spaziale.

Erica ha appena pubblicato il suo primo romanzo, “Nel Mare c’è la Sete”. Il libro è uscito proprio… mentre tutte le librerie sono state chiuse. Fortunatamente lo si può ordinare online.

Erica mi ha raccontato così il suo libro:

“Lo hanno definito in più occasioni un romanzo punk e credo sia vero perché è un libro abbastanza ribelle, per queste vite che vi sono raccontate, soprattutto quella della protagonista. Il libro è un po’ aristotelico, ha una sua unità temporale di 24 ore a una unità di luogo perché, nonostante lei se ne vada in giro in questa giornata in cui la seguiamo, in realtà è tutto ambientato nella testa di questa protagonista che si chiama Maria. Quindi, una volta che tu sei nella testa di una persona, non c’è nessun tipo di filtro o imbuto. Tutto passa. Non c’è niente che venga edulcorato. Per questo mi sento di dire che è un po’ punk. Il senso di questi protagonisti è che vivono una vita abbastanza tranquilla, come se stessero in una barca su un mare tranquillo. Ma a un certo punto devi sopravvivere e ti devi “dare pane”, come si dice, e si accorgono, in particolare la protagonista, che il mondo in cui è immersa non la disseta e quindi deve cercare, in queste 24 ore in cui la conosciamo, una sorgente alternativa che le faccia bene, la nutra.

Conosco Erica da 12 anni, da quando mi arrivò dalla Puglia, ancora bimbetta, in un casting per artisti emergenti che avevo organizzato al Roxy Bar. Immediatamente mi affascinò al punto che la raccomandai a Caterina Caselli, Con la Sugar, Erica è arrivata 2° tra i giovani al Festival di Sanremo. La cosa che mi ha sempre colpito di lei, oltre naturalmente alla bellezza ed eleganza delle canzoni che scrive, è come le racconta. Ogni volta in una maniera diversa. A conferma di questo…

“Mio padre mi ha regalato per il compleanno una poesia dove dice:

Questi tuoi occhi che hanno parlato ancora prima di fare qualunque altra cosa”.

Il mio fidanzato mi dice che sarei in grado di fare arrestare tutti per come racconto le cose e le rigiro in una maniera a volta anche irrealistica perché filtrata dai miei sentimenti. Non mi piace quando i concerti sono una catena di montaggio, dove tutto è prestabilito, quindi mi sono sempre voluta tenere l’introduzione delle canzoni come momento di improvvisazione… Credo che viviamo in un mondo in cui, quando sei una donna e hai l’idea chiara di dove stai andando, sei spesso confusa come presuntuosa. Tante volte ho chiesto aiuto, però la verità è che io sotto tutte queste domande che qualcuno ha percepito come mia debolezza, sono sicura di avere una bussola, una cosa dentro di me che mi orienta e mi trova il nord dove debbo andare. E penso che in realtà ce l’abbiamo tutti. Solo che a volte è scomodo sentirla.”

In questi giorni chiusa in casa, Erica sta lavorando per promozionare il libro e preparare il nuovo spettacolo, che sarà legato a “Nel Mare c’è la Sete”. Ha in mente di fare delle letture cantate. In questa direzione ha registrato per me un video dove legge alcune righe del suo romanzo per poi eseguire “Oltre”, canzone che lei scrisse quando aveva 16 anni e che presentò proprio al Roxy Bar in quel 2008 quando la conobbi.

L’argomento finale della conversazione che abbiamo fatto è stato:

“Un bimbo, quando lo fai?”

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