Serie A contro Coronavirus. Calciatori ricchi e privilegiati si dimenticano dei tifosi

Solidarietà zero. Insigne, Chiellini sono delle lodevoli eccezioni. Ma la categoria dei calciatori finora ha fatto una pessima figura nella lotta al Coronavirus. Il Presidente Damiano Tommasi sotto accusa

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Coronavirus e calciatori egoisti

Sono gli idoli del popolo. Ma al tempo del Coronavirus questi eroi moderni stanno deludendo i loro seguaci. Mentre infuria la pandemia, con migliaia di morti ed una vasta crisi economica e sociale, i calciatori danno le netta impressione di esser preoccupati più dei loro privilegi che del benessere della popolazione.

Lorenzo Insigne e Giorgio Chiellini hanno sottoscritto generose donazioni agli ospedali impegnati nella lotta al Coronavirus. Diversi loro colleghi hanno fatto altrettanto sia in Italia che all’Estero. Ma la mediocre guida politica di Damiano Tommasi non ha partorito un’iniziativa complessiva che rendesse palese la solidarietà dei calciatori, di tutti i calciatori di serie A, nei riguardi della popolazione più provata dal Coronavirus.

Damiani ed i suoi rappresentati litigano con le società per conservare gli emolumenti. E’ giusto che un professionista tuteli le sue entrate peraltro frutto di lavoro e sacrificio. Ma insieme alle lecite rivendicazioni sindacali era lecitissimo attendersi che i calciatori mettessero mano al proprio ricco portafoglio per dimostrare di non esser indifferenti alla tragedia epocale del Coronavirus.

I calciatori avrebbero fatto una splendida figura mettendo a disposizione il cinque per cento del loro stipendio per un fondo solidale a favore dei lavoratori del calcio ( magazzinieri, autisti, lavandai, etc.), dei colleghi di categorie inferiori, dei poveri della città di appartenenza del club. Un minuscolo sacrificio che sarebbe stato apprezzato e gradito come una rete nella finalissima di coppa o una parata decisiva per lo scudetto.

Invece i campionati tanto amati si sono rinchiusi nel loro bunker dorati o sono fuggiti dal Coronavirus.  Nel momento difficile, il popolo dolente ha perso i suoi idoli. Chissà se quando tutto questo sarà finito avrà ancora voglia di applaudirli?

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