La Casa di Carta 5 ci sarà (purtroppo) per Nairobi: perché dovrebbe essere l’ultima stagione

La Casa di Carta 5 dovrà mostrare l'epilogo della rapina, cosa che avrebbe potuto fare già la quarta se non si fosse persa in mille inutili rivoli

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Non c’è alcun dubbio che La Casa di Carta 5 sia già nei piani di Netflix: anche se la piattaforma non ha ancora annunciato ufficialmente il rinnovo, il finale della quarta stagione è la più chiara conferma del fatto che ce ne sarà anche una quinta.

D’altronde lo avevano già anticipato alcuni attori – come l’interprete di Raquel Itziar Ituno – parlando tra le righe di una conclusione de La Casa di Carta 4 che avrebbe lasciato spazio ad una prosecuzione. In realtà si tratta di un vero e proprio finale a metà, visto che la rapina in corso alla Banca di Spagna non è ancora arrivata al suo epilogo: i rapinatori sono ancora all’interno della struttura e il Professore deve ancora svelare in che modo intende tirarli fuori (cosa a suo dire “impossibile”, ma per cui ha evidentemente un piano).

ATTENZIONE SPOILER!

La quarta stagione, infatti, non ha fatto altro che dilatare all’inverosimile i tempi della narrazione creando tra i personaggi delle rivalità interne e dei repentini cambi di fronte che sono serviti semplicemente ad allungare all’inverosimile la durata del colpo. Nel finale de La Casa di Carta 4 sono passati appena 3 giorni dall’ingresso della banda l’edificio eppure è successo di tutto: dal golpe inspiegabile di Tokyo, che prende il comando all’improvviso dal nulla, al passaggio di Palermo da leader a prigioniero della banda, fino alla liberazione di Gandìa da parte dell’ingegnere argentino nel tentativo di recuperare il suo ruolo di capo.

Solo dal quinto episodio in poi, con l’innesto di questo nemico interno imprevedibile senza scrupoli, la trama inizia ad assumere una certa velocità e ad incrementare l’azione, che fino ad allora è andata persa in tante deviazioni inutili e parentesi sentimentali ai limiti della telenovela (di cui si salvano solo gli esilaranti momenti musicali in italiano) tra triangoli e quadrilateri amorosi, promesse di figli in provetta, personaggi di contorno ininfluenti come Arturito.

Un vero peccato, perché la terza stagione, per quanto forzata, era stata invece molto compatta e coerente, con incastri plausibili tra i diversi livelli della narrazione (sono stati almeno 5 i filoni temporali mostrati, ognuno legato a suo modo a quello presente). Nella quarta invece è il caos che domina sovrano, ma soprattutto spinge la trama verso una illogicità di fondo nei suoi principali colpi di scena – e di testa, in primis quelli di un personaggio perlopiù insensato come Palermo. E va bene l’ispirazione tarantiniana nell’impostazione della rapina, ma poi l’intreccio dovrebbe essere all’altezza del riferimento cinematografico.

L’epilogo di questa caotica stagione è un chiaro ponte verso La Casa di Carta 5: nell’ultimo episodio, dopo sparatorie, accerchiamenti e lutti, il Professore riesce, con un meccanismo davvero macchinoso di tunnel, travestimenti ed illusioni ottiche alla David Copperfield, a mandare Lisbona all’interno della banca (e non si capisce perché semplicemente non liberarla e riportarla con sé, ma è solo una delle tante incongruenze della stagione). Questo evento galvanizzante diventa una spinta a portare a termine il colpo, in memoria di Nairobi: l’intera banda e unita dal lutto per la sua componente più sincera, laboriosa ed entusiasta, determinata a diventare di nuovo madre (con un figlio concepito in vitro con il Professore, altra concessione eccessiva al genere soap opera). Il momento più alto e coinvolgente della stagione è stato certamente quello in cui Nairobi viene uccisa a sangue freddo da Gandìa dopo che era stata miracolosamente salvata con un’operazione al polmone da Tokyo – altra assurdità assoluta, il taglio del pezzo di polmone colpito da un proiettile della polizia, operazione fatta col solo supporto di un medico in teleconferenza. Ora è il ricordo di Nairobi a spingere la banda a resistere, ma per il Professore si è parato un altro problema da risolvere: l’ispettrice Alicia Sierra, su cui pende un mandato di cattura per aver rivelato le torture fatte a Rio su ordine della polizia e del Ministero degli Interni, ha scovato il suo nascondiglio ed è lì davanti a lui, faccia a faccia, che minaccia di ucciderlo.

Inevitabile, dunque, che La Casa di Carta 5 arrivi a raccontare l’epilogo del colpo, presumibilmente con altre perdite umane tra i suoi protagonisti prima della fine: gli sceneggiatori hanno raccontato di non avere alcuna remora nell’uccidere personaggi anche molto amati dal pubblico – come è stato per Berlino, Mosca e Nairobi, protagonisti insieme a Oslo di una commovente scena simbolica che gli rende omaggio nel settimo episodio.

A causa della pandemia globale di Coronavirus, molto probabilmente la serie non entrerà in produzione prima della fine dell’anno. Di conseguenza potrebbe arrivare su Netflix, a voler essere ottimisti, non prima della seconda metà del 2021. Una cosa però è certa: se già le prime due stagioni toccavano vette di surrealismo tali da spingere lo spettatore a chiedersi che genere di serie stesse guardando – un incredibile, potente, assuefacente mix di azione, violenza, dramma sentimentale – con la quarta questo taglio della narrazione è diventato assolutamente preminente. Decisamente La Casa di Carta 4 avrebbe potuto concludersi perlomeno portando a compimento il ciclo della seconda rapina, trasformata ora non più in un colpo per stampare i soldi senza rubarli a nessuno come alla Zecca, ma in una sfida al sistema politico e istituzionale che nella sua mission deve ancora essere pienamente chiarita. Il Professore si erge a paladino di una lotta anti-sistema innescata dal rapimento e dalle torture riservate a Rio, ma giustificata soprattutto dall’odio covato verso la polizia per l’uccisione del fratello, ma cosa farà la banda dell’oro della riserva nazionale di Spagna che sarà fuso e rubato? Come fare a giustificare alla folla che osanna questi ladri progressisti vestiti di rosso con una maschera di Dalì il furto della più grande riserva di ricchezza di un paese in crisi e dall’enorme debito pubblico come la Spagna? Che destinazione avrà quel denaro una volta che la rapina sarà conclusa? Sarà destinata in qualche modo ad una vera rivoluzione sociale?

A queste domande avrebbe potuto tranquillamente rispondere la quarta stagione, come ci si aspettava, se non si fosse persa in mille rivoli tra lotte intestine con simil-Terminator e tanti, troppi sentimentalismi. Presumibilmente l’epilogo della rapina avrà un valore pubblico, come all’inizio della terza stagione aveva avuto il versamento di 140 milioni di euro sopra Madrid, un diversivo per creare il caos necessario ad entrare nella Banca ma anche un modo per accaparrarsi il sostegno popolare. Gli emarginati, gli ultimi della società, gli inetti che sfidano funzionari corrotti minacciandoli di pubblicare segreti di Stato: è stata questa la contrapposizione fondamentale che ha guidato la terza e la quarta stagione e La Casa di Carta 5 dovrà svelare e rendere plausibile il vero progetto finale di questa banda di atipici e moderni Robin Hood che ce l’hanno con la finanza internazionale, con la Banca Centrale Europea e le sue politiche monetarie, che cantano romanticamente Bella Ciao e inneggiano alla resistenza contro il fascismo.

Nella terza stagione c’è stato un bel momento di metà televisione in cui il Professore mostrava ai suoi compagni le immagini di persone che in tutto il mondo hanno usato le maschere de La Casa di Carta durante le proteste di piazza come simbolo di una rivendicazione di diritti civili e sociali. Ecco, se è quello lo spirito che anima la banda, il finale della rapina dovrà essere all’altezza di quei valori nobili. E per evitare un nuovo effetto dilatatorio, La Casa di Carta 5 dovrebbe proprio essere l’ultima, la stagione conclusiva. Solo così la serie riuscirà in parte a riscattarsi del pasticcio di scrittura che è stato propinato al pubblico con la quarta e solo così verrà ancora la pena guardarla.

Commenti (2):
JinoSa

Allora, inzio col dire che la stagione 3 della serie in questione si è conclusa con la presunta morte di Lisbona. Infatti, il professore è convinto sia morta. Il professore durante la serie subisce dei “colpi”, molti anche. Tra questi l’interruzione di tutte le telecamere e delle cose che vengono scoperte dalla polizia, quindi per quanto riguarda il “Lisbona rientra in banca (non si sa perché il professore non l’abbia fatta tornare da lui)” ti potrei dire semplicemente ciò: già nella terza stagione il professore dice a Lisbona che per lui è solo un peso (o comunque lo fa capire), poi la ragazza ha fatto un errore fatale che gli è costato caro. Non mi stupisce infatti che il professore voglia mandarla al sicuro, perché sì, effettivamente il posto più sicuro è dove si trova tutta la banda. Il professore già ha problemi e non può permettersi di portarsi una persona che ne causerebbe solo altri. Poi sarebbe anche inutile: interromperebbe la caratterizzazione del personaggio Marsiglia. Infatti quest’ultimo ha moltissimo da dire, anzi non ha detto nulla praticamente, non sappiamo quasi nulla di lui e il professore è importante per tale personaggio. Quindi, Lisbona non può tornare dal professoressa perché causerebbe problemi, data la sua inutilità da fuori. Per quanto riguarda la parte in cui hai detto che la trama si stesse perdendo e che l’obbiettivo del professore, quindi il messaggio che esso volesse mandare, si stesse perdendo, ti dico che ciò si è perso dalla prima uccisione che hanno fatto (quando hanno fatto esplodere il carro della polizia). Che il brodo sia stato allungato è vero, ma nonostante alcune parti facciano pensare che sia stato inutile, la parte finale fa capire che è servito tutto per far ricongiungere Lisbona alla banda. Poi vorrei capire, perché è stato allungato? L’unica cosa che ha fatto vedere troppo sono stati i flashback con Berlino, che sono fondamentali per la serie e per i personaggi perché:
Vediamo il piano in tutti gli aspetti e da ogni punto di vista, infatti ognuno esprime la sua: il professore dice che è merda, Palermo ha il piano in testa solo perché innamorato di Berlino e quest’ultimo ama il piano; poi Berlino è fondamentale non solo per il personaggio di Palermo (che ha ancora mille cose da dire), ma anche per il professore.
Ora andiamo sulla questione dei sentimentalismi. Già dalla terza stagione Tokyo sta un po’ così per la rottura con Rio ed in effetti perché l’ha lasciata? Nella terza il motivo non viene specificato se non con la frase “non voglio stare sulle tue montagne russe”, quando è evidente che gli sia accaduto qualcosa e nella quarta si specifica il tutto. Uno con tale trauma ha bisogno di parlare con una persona “normale” e non con gente così aggressiva e quindi Rio si volge a Stoccolma. Denver e Tokyo è normale siano gelosi, sono stati lasciati entrambi dalla persona che amavano alla follia e Tokyo è quella più colpita da tutti. Infatti, chiede a Denver di “farsi un giro sulla maserati” dimostrando la sua debolezza. Questo avrebbero allungato? Vuoi paragonare questo colpo a quello delle scorse stagioni? Impossibile farlo, questo è 10 volte più difficile (infatti, il professore non sa ancora come uscire da là), quindi inutile stupirsi della sua lunghezza e dello svolgersi dei fatti. Inevitabile che un posto del genere avesse una stanza segreta da cui si controllasse tutto, etc.
Alicia, anche lei ha molto da dire e la vedremo marcata nella quinta, assieme a Marsiglia e Palermo (supponendo finisca)
Non dimentichiamo che Tatatiana servirà a qualcosa, all’epilogo probabilmente (se effettivamente servirà)

In tutto il discorso ho parlato oggettivamente, perché se dovessi esprimere un pensiero soggettivo della serie ti farei capire che non mi piace chissà quanto, ma nonostante ciò, nonostante le forzature e il resto, rimane una serie carina, ha i suoi problemi, ma è carina.

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