Il 6 aprile 1968 Syd Barrett uscì dai Pink Floyd, e viceversa

Nel 1975 lo videro per l'ultima volta dopo 7 anni di assenza per poi non incontrarlo più

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Syd Barrett uscì dai Pink Floyd e viceversa, è il caso di dirlo. Il ’68 è un punto di rottura nella storia dell’umanità anche per questo: era il 6 aprile quando la band, forte della new entry David Gilmour, decretò la fine della storia con Syd Barrett dopo un lungo processo di alienazione e lunghe trattative.

Gilmour, amico di Syd, era entrato nella formazione il 3 gennaio quando la band sentiva la forte necessità di riempire i vuoti lasciati sul palco dal fondatore della band, che sempre di più alternava momenti di confusione a totali blocchi che lo portavano a fissare il vuoto in piena performance.

La triste serata del 18 marzo

Il 18 marzo 1968 accadde quel triste fatto del Middle Earth di Richmond. Alcuni lo trovano inquietante e lo stesso David Gilmour si dice ancora impressionato da quanto avvenne, ma se analizziamo l’episodio all’interno del contesto scopriamo che la dominante, quella era, era la tristezza.

Qualche sera prima i Pink Floyd avevano impedito a Syd di esibirsi con loro all’Imperium College, e Barrett era profondamente amareggiato. Non una scelta senza motivo: Syd era diventato incontrollabile ed era sempre più chiuso in se stesso, addirittura veniva sempre più assorbito dal carisma di Gilmour che inizialmente era entrato nella formazione come semplice solista.

Syd scordava il suo strumento sul palco, viveva in un mondo tutto suo e continuava a fare abuso di alcol e droghe. Gli stessi compagni di band si accorsero che Barrett era diventato una minaccia per la buona riuscita del tour.

Quella sera del 18 marzo al Middle Earth di Richmond Syd Barrett probabilmente realizzò che i Pink Floyd non erano più una sua creatura. Per l’intero concerto stazionò di fronte al palco e fissò David Gilmour negli occhi. Aveva perso i Pink Floyd e quel nuovo chitarrista aveva preso il suo posto, una cosa che nessuno aveva previsto.

Gli ultimi tentativi

Nella testa di Syd Barrett di sicuro rimbombava quel “no” tuonato dai compagni di squadra dopo la riunione del 2 marzo con i manager della Blackhill Enterprises nella sede di Edbrooke Road. Barrett, in quell’occasione, propose di allargare gli elementi con l’ingresso di un sassofonista e qualche corista. Era consapevole, Syd, che sul palco era diventato un problema e per questo già da tempo non si esibiva più con i Pink Floyd. Con quella proposta volle provare a rilanciarsi.

Ancor prima di quella riunione del 2 marzo i Pink Floyd avevano tentato un’ultima mossa per far sì che Barrett rimanesse all’interno del progetto ma senza la sua presenza sul palco. Gli proposero un ruolo che ricordava Brian Wilson dei Beach Boys: lavorare all’esterno del palco, dentro gli studi e scrivere per la band. Sul palco i Pink Floyd senza Syd Barrett, fuori dal palco i Pink Floyd di Syd Barrett.

Il piccolo genio maledetto non accettò e per questo propose l’ingresso di un sassofonista e di qualche corista. La band rifiutò e così la strada verso l’addio di Syd Barrett si fece sempre più spianata. La sommatoria di tutto quel caos emozionale e organizzativo fu quella serata del 18 marzo a Richmond, quando appunto Syd seguì il concerto dei Pink Floyd fissando David Gilmour negli occhi. Era finita.

L’addio ai Pink Floyd e l’ultima apparizione del 5 luglio 1975

Il 6 aprile 1968 Syd Barrett uscì dai Pink Floyd in via ufficiale, come la band annunciò. Da quel momento Syd Barrett prese una strada solista, motivato da Peter Jenner e Andrew King dell’ormai sciolta Blackhill Enterprises.

Il Barrett solista pubblicò The Madcap Laughs e Barrett nel 1970 dopo disastrose sessioni in studio. Nel frattempo ciondolava tra l’abitazione di sua madre a Cambridge ed Earls Court Square, dove aveva preso un appartamento in affitto insieme al suo amico pittore Duggie Fields.

Intanto Roger Waters tentò di indirizzarlo verso le cure psichiatriche, ma Barrett non collaborò. Fino al 1975 nessuno dei Pink Floyd, se non sporadicamente, lo incontrò di nuovo. Il 5 luglio, però, accadde quel fatto che entrò nella storia.

La band si trovava presso gli Abbey Road Studios per registrare il disco Wish You Where Here (tra i migliori dischi dei Pink Floyd consigliati da Optimagazine) quando uno strano individuo fece il suo ingresso. Era un uomo grasso, pelato, senza sopracciglia e con una busta della spesa tra le mani.

Richard Wright, arrivato negli Studios, si sedette accanto a Roger Waters che nel frattempo era impegnato nei mixaggi. Quell’uomo misterioso sedeva dietro di loro, su un divano, guardava il vuoto e di tanto in tanto andava nel bagno per lavarsi i denti. Non era strano, in fondo, che qualche sconosciuto entrasse nella sala regia per assistere ai lavori.

“Chi è questo?”, domandò Wright a Waters. “Non lo so”, rispose il bassista. Wright continuò: “Sarà qualche vecchio amico”, e Waters replicò: “Giuro, non lo so”. Wright impiegò 45 minuti prima di accorgersi che quell’uomo strano, dall’aspetto strano e che faceva cose strane era Syd Barrett. In quel momento i Pink Floyd stavano mixando i cori di Shine On You Crazy Diamond, un brano che in un certo senso riguardava proprio Syd.

“Suona un po’ vecchia”, commentò Barrett. Si alzò in piedi e domandò: “D’accordo, quando dovrei inserire le chitarre?”. Waters e Wright si voltarono lentamente e risposero: Syd, ci dispiace. Le chitarre sono a posto.

Pranzarono insieme. Waters domandò a Barrett come avesse fatto a ingrassare in quel modo e Syd rispose di avere una dispensa di carne di maiale immensa nel frigorifero. Poco dopo Syd Barrett uscì dagli Abbey Road Studios. Per diversi minuti i Pink Floyd lo videro immobile di fronte ai cancelli nell’attesa di un passaggio che non arrivò. Barrett, dunque, attraversò la strada e tornò a Chelsea in metropolitana. Nessuno di loro lo vide più.

Quando Syd Barrett uscì dai Pink Floyd fu soprattutto quel giorno: Waters e Wright lo osservarono allontanarsi per sempre e i loro occhi si inumidirono per quel Diamante Pazzo che a quella band aveva dato un nome e una direzione, ma che ormai gli era sfuggita di mano.

Per questo è bene parlare di “viceversa” quando ricordiamo il giorno in cui Syd Barrett uscì dai Pink Floyd: anche la band uscì da lui, che da padre divenne figlio smarrito.

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