16 Marzo di Achille Lauro è un altro balzo a ritroso negli anni ’90 (audio e testo)

Un'intro in clean e un coro all'uscita del ritornello: Achille Lauro punta allo stadio

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Come lui stesso aveva promesso sui social 16 Marzo di Achille Lauro è arrivata. Forse intenzionalmente, il trapper che fa di Sanremo la sua sfilata di moda e un po’ meno il palcoscenico della sua arte a questo giro ci propone un pezzo pieno di aperture, cori, open space e folla, e probabilmente lo fa per farci chiudere gli occhi e proiettarci nel mondo parallelo della fine della quarantena.

Il lockdown ci ha fatti riscoprire claustrofobici e impauriti, ma soprattutto ha dato l’opportunità a tanti artisti di sperimentare nuove dimensioni di scrittura che, questa volta, non soffrono il peso della frenesia delle scadenze. Achille Lauro ha scritto il pezzo, lo ha annunciato, ha mostrato il work in progress ai fan e lo ha sparato in rete.

Tutti allo stadio, oggi, grazie a 16 Marzo di Achille Lauro che si apre con un arpeggio di chitarra in clean con tanto di riverbero e un compressore che non soffoca troppo le dinamiche. Siamo d’accordo con quanti dicono che Achille Lauro stia guardando verso il Vasco Rossi più cannoniere degli anni ’90.

E se tutti siamo d’accordo sul fatto che le doti canore di Achille Lauro non siano pervenute non possiamo dire altrettanto sull’intuizione. La voce di Rolls Royce respira rock e lo fa dal piccolo mondo della trap, e il risultato è sì un pianeta sonoro disimpegnato e a tratti banale, ma anche la risposta a un pubblico sempre più vasto.

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Oggi Lauro mette d’accordo tutti: ha assorbito l’impatto che lo ha travolto dopo il Festival di Sanremo 2019, ha imparato una lezione di presunzione con il disco 1969, ha capito che ciò che conta è l’argomento e a Sanremo 2020 ha portato se stesso anziché il brano Me Ne Frego.

Nel frattempo il singolo 1990 ci ha fatto capire che Achille Lauro cambierà spesso veste: dance anni ’90, sì, ma anche un pizzico di Marilyn Manson – parole non nostre – e ovviamente paesaggi in cui tutto dovrà essere celebrativo e coraggioso.

In 16 Marzo di Achille Lauro vince quel coro che accompagna l’uscita dal ritornello, vince quel testo che dice e non dice, ma urla forte: “Ti rinnamorerai a marzo”.

Nata da una collaborazione con Davide Petrella 16 Marzo di Achille Lauro vede anche la partecipazione di Gow Tribe, al secolo Matteo Ciceroni. Sul suo nuovo singolo l’artista ha detto:

“Ho sempre curato con attenzione maniacale tutto ciò che riguardasse la mia musica: dalle parole dei miei brani, alla direzione delle produzioni musicali, all’immaginario visivo, ma soltanto adesso assaporo la libertà di forgiare la musica a mia immagine e somiglianza. Sono mesi che non dormo. Sono ossessionato dal creare. Ho trovato il me che ho sempre cercato. In questi giorni di isolamento che mi hanno costretto ad un processo introspettivo e di meditazione profonda ho trovato la forza creare arte e dare vita a questo brano, 16 Marzo, che descrive l’attuale urgenza simbiotica di raccontare una nuova fase della mia eterna rinascita con un nuovo linguaggio, libero e liberato. Mai come questa volta sento la mia musica così mia“.

16 Marzo di Achille Lauro – Testo

“Te nei vai come non fosse niente
Come non fossi te
Te ne vai quando non c’è più niente
Più niente di me
Te ne vai, sbatti la porta e intanto
Ho capito già te ne stai andando
Dici: “Tanto ormai per te non piango più… fallo te”

Che ne sai, non ti hanno mai detto di no
Tu che non sai che cosa sono e non si può

Te ne vai come io fossi niente
Come fosse che?
Te ne vai perché non c’è più niente… da prendere
Te ne vai come ci fosse un altro
Come se ti stesse già aspettando
Come se esistesse qualcun altro… uguale a me

Che ne sai, non ti hanno mai detto di no
Tu non hai mai pianto e non sai che cosa sono e non si può
Te ne freghi tanto

No, non lo sai cosa vuoi
Cosa stai cercando, no
Non è mai, non è noi
Ti rinnamorerai a marzo
Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh
Il 16 marzo
Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh
Il 16 marzo

Me ne vado come fossi pazzo
Sì, pazzo di te
Me ne vado perché un po’ ne ho voglia
Un po’ perché
Perché per te l’amore dura un anno
Perché te sai solo cancellarlo
Vuoi solo chi non ti sta cercando più… come me

Che ne sai non ti hanno mai detto di no
Tu non hai mai pianto
E non sai che cosa sono e non si può
Te ne freghi tanto
No, non lo sai cosa vuoi
Cosa stai cercando, no
Non è mai, non è noi
Ti rinnamorerai a marzo
Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh
Il 16 marzo
Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh
Il 16 marzo”.

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