Il Coronavirus secondo Nick Cave: “No performance solista, noi artisti dovremmo riflettere sul nostro ruolo”

Il cantautore australiano non intratterrà il pubblico con esibizioni sui social: "Dobbiamo riprendere a conoscere noi stessi"

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Come si affronta la reclusione da Coronavirus secondo Nick Cave? Il frontman dei Bad Seeds ci ha riflettuto a lungo e finalmente può rispondere sulla piattaforma dalla quale comunica con il suo pubblico.

Grandi rivelazioni erano già state fatte in passato. Stiamo parlando del sito The Red Hand Files, una sorta di bacheca sulla quale il cantautore offre uno spazio per dialogare con i suoi fan. Su The Red Hand Files, per esempio, aveva sorpreso tutti con l’annuncio del lancio dell’album Ghosteen dei Bad Seeds semplicemente rispondendo a un fan che chiedeva novità discografiche.

Sulla stessa piattaforma Nick Cave aveva regalato un testo a un ammiratore che lamentava un blocco creativo.

Oggi, a quanto pare, sono in pochi a voler diffondere scherzi nella tradizione del pesce d’aprile. Non è da meno il cantautore, anch’egli costretto alle mura di casa per via del lockdown globale per contenere e possibilmente fermare i contagi del Coronavirus.

Se da una parte ci sono gli artisti che suonano da casa e quelli che offrono lezioni gratuite di chitarra ai loro follower (Brian May dei Queen in primis), Nick Cave si muove in un altro senso e proprio sul sito The Red Hand Files risponde a tre persone che gli fanno domande sulle sue scelte in funzione dell’emergenza.

Alice da Oslo chiede: “Quali sono i tuoi progetti per la pandemia del Coronavirus? Cosa intendi fare per riempire il tempo? Una performance solista da casa al pianoforte?”. Henry da Sidney chiede: “Tu e la band avete pensato allo streaming live di un concerto? Potrebbe davvero aiutare le persone a sentirsi connesse durante questo periodo”. Saskia da Londra, infine, domanda: “Che cosa fa una persona non particolarmente creativa da sola?”.

Nick Cave ha preso queste tre domande come esempio e ha risposto con un lungo post. La mia risposta ai momenti di crisi è sempre stata creare. Questo mi ha salvato tante volte: mi sono immerso nel lavoro e ho cercato di tenermi un passo avanti rispetto a ciò che mi perseguitava”. In questo modo inizia la riflessione dell’artista australiano.

In seguito Nick Cave racconta di aver preso visione della situazione insieme ai Bad Seeds e di aver fatto brainstorming insieme ai suoi compagni sul da farsi: “Una performance in solitaria da casa mia, la scrittura di un album sull’isolamento, la scrittura di un diario sul Coronavirus, scrivere la sceneggiatura di un film apocalittico, creare una playlist a tema su Spotify, rispondere in diretta alle domande su The Red Hand Files, iniziare un programma di cucina ecc.”..

Niente di tutto ciò. Il Coronavirus secondo Nick Cave non è un’occasione per mettersi in mostra ma per riflettere sul ruolo dell’artista. “Siamo tutti testimoni di una catastrofe”, scrive, e riflette su quanto siamo in grado, adesso, di riconoscere chi siano i nostri leader, la nostra società, i nostri amici e nemici e soprattutto noi stessi.

“Questo non è il momento giusto per seppellirmi nel lavoro”, spiega il cantautore. Poche righe dopo va dritto al punto: “Questo è il momento per metterci da parte e riflettere su quale sia realmente la nostra funzione, in quanto artisti”.

Per le misure di isolamento l’artista insieme ai suoi Bad Seeds ha posticipato le date in Italia del tour.

Questo, in sostanza, è il Coronavirus secondo Nick Cave: non un palcoscenico per l’artista ma un’opportunità per assumersi nuove responsabilità.

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