La musica come il teatro di Jerzy Grotowski: povera, senza tutto il superfluo

Stiamo riscoprendo, per una tragedia che non avremmo mai voluto, quanto ricca sia la musica nelle sue semplici melodie, quanto emozionante possa essere una voce, una canzone cantata nella sua semplicità e in maniera quasi confidenziale

30 Marzo 2020 di


Jerzy Grotowski è stato uno dei registi e teorici del teatro più innovativi del Novecento. Il suo saggio più famoso è quello intitolato “Per un Teatro Povero”, che suggerisce un ritorno all’arte della rappresentazione nei suoi elementi essenziali. Depurato di tutti i suoi corredi, spogliato delle scenografie, dei costumi, di tutti i barocchismi e gli abbellimenti di maniera, il teatro doveva tornare, secondo Grotowski, alla sua essenza: lo spazio scenico puro e semplice, e l’attore con i pochi attrezzi del suo mestiere, la parola e il gesto.

L’idea di Grotowski vale anche per il mondo musicale, che spesso costruisce intorno agli artisti e agli eventi una cornice mirabolante, perdendo a volte il senso ultimo del “fare musica”. Molti concerti puntano moltissimo sull’impatto visivo e vengono costruiti per essere uno “spettacolo totale”, i talent show presentano i concorrenti con abbondanza di effetti scenici, corpi di ballo e coreografie sorprendenti. Mai come quest’anno il Festival di Sanremo ha visto un affollarsi di “numeri” all’interno dello spettacolo. È come se la musica non bastasse, da sola, ad affascinare e ad offrire emozioni. La musica ha chiamato vicino a se’ tutti i mestieri e tutti gli artifici possibili, per offrire un concorso canoro che fosse anche cabaret, scenografia, moda, gossip, testimonianza sociale, e offrendo quella fiera delle vanità che a Grotowsky non sarebbe piaciuta.

Poi è scoppiato il dramma dell’epidemia, e improvvisamente una disciplina severa ci ha levato i corpi di ballo, le orchestre, gli ospiti a raffica, i bagni di folla, gli applausi continui, e soprattutto ci ha tolto la voglia dell’intrattenimento fatuo e un po’ narcisistico che sembrava ormai un ingrediente necessario per rendere la musica qualcosa d’interessante. Giocoforza, sono riapparsi sugli schermi cantanti e musicisti nella loro originaria semplicità, soli davanti ad un microfono, voce e chitarra o voce e pianoforte, nello studio vuoto, sul palco spoglio di qualche teatro deserto, sulla sedia in un angolo della casa, su un letto, un divano… E abbiamo forse riscoperto, per una tragedia  che non avremmo mai voluto, quanto ricca sia la musica nelle sue semplici melodie, quanto emozionante possa essere una voce, una canzone cantata nella sua semplicità e in maniera quasi confidenziale. Dopo anni ed anni di eventi musicali costruiti in modo ridondante, scopriamo l’evento musicale allestito levando pezzo dopo pezzo tutto il superfluo. Sperimentiamo tutta la ricchezza di una “musica povera” e quanto mai ricca.

  • Quando tutto è spogliato e nudo. È vero. Il sentimento. La paura. L’amore. La musica. Oggi ci è dato di ascoltare. Facciamolo. Grazie di queste parole attente e vere.

  • Lascia un commento

    NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.


    {"vars":{{"pageTitle":"La musica come il teatro di Jerzy Grotowski: povera, senza tutto il superfluo","pagePostType":"post","pagePostType2":"single-post","pageCategory":["contrappunti-di-grazia"],"pageAttributes":["grazia-di-michele"],"pagePostAuthor":"Grazia Di Michele","pagePostDate":"30\/03\/2020","pagePostDateYear":"2020","pagePostDateMonth":"03","pagePostDateDay":"30"}} }