La Casa di Carta 4 è tutta caos e karaoke, si spara e si canta (in italiano, ovvio) – Recensione in anteprima

La Casa di Carta 4 parte all'insegna del caos: e anche stavolta si canta in italiano. La nostra recensione dei primi 5 episodi

660
CONDIVISIONI

La Casa di Carta 4 continua a parlare (e cantare) italiano. Lo fa soprattutto nei primi episodi della nuova stagione, che debutta integralmente su Netflix venerdì 3 aprile.

Naturale prosecuzione della precedente a cui è legata senza soluzione di continuità, la quarta è una stagione dominata dal caos, non solo per l’affastellarsi di momenti di pura azione sulla scena, ma soprattutto per la confusione di una trama che perlopiù sembra non sapere in che direzione voler proseguire.

Se il finale della stagione precedente era tanto aperto quanto netto negli scenari che avrebbe aperto, con Nairobi in fin di vita e Lisbona arrestata dalla polizia, i primi cinque episodi de La Casa i Carta 4 allungano enormemente tutte le maglie della trama, dalla sorte della rapinatrice al tentativo di riportare Raquel dalla parte dello Stato. L’intervallo di tempo dell’attacco alla Banca Centrale di Spagna sembra dilatarsi enormemente, anche se sono passati solo 3 giorni dall’ingresso della banda nell’edificio da cui Il Professore e i suoi vorrebbero portar via tonnellate di oro della riserva nazionale, con l’appoggio massiccio di una popolazione che vede in loro degli eroi antisistema.

La trama de La Casa di Carta 4 (senza spoiler)

Il primo episodio parte con un buon climax, soprattutto per quanto riguarda la storyline del Professore straziato dal dolore per la presunta morte di Lisbona, ma si perde quasi subito di fronte alla necessità di scegliere cosa fare con una Nairobi tra la vita e la morte. Qui viene innestato il primo plot twist, con un cambio di fronte che cambierà completamente gli equilibri interni alla banda. I successivi episodi hanno il solo scopo di creare le condizioni per il braccio di ferro finale tra il gruppo e la polizia: da un lato le tensioni interne tra i personaggi portano al caos totale all’interno della banda, con continui ribaltamenti di ruoli che rappresentano il vero vulnus di coesione della trama, dall’altro il confronto tra Raquel e Alicia Sierra è uno snervante testa a testa tra due donne che si conoscono e sanno manipolarsi a vicenda.

Enorme è lo spazio che, nel bel mezzo della rapina del secolo, i membri della banda impiegano per affrontare crisi di coppia e problemi relazionali, un aspetto che se da un lato dovrebbe alleggerire la trama dall’altro la rende ulteriormente surreale. Il grande punto debole di questa stagione sta nell’aver sfilacciato i rapporti tra i membri della banda in maniera poco plausibile, senza motivazioni fondate che non trovano spiegazione che nella necessità di andare avanti ad oltranza e non sono motivati nemmeno dall’estremizzazione dei tratti caratteriali dei personaggi. Chiaramente in una serie come questa la sospensione dell’incredulità è un atteggiamento naturale e doveroso, il surrealismo è accettato sin dal principio, ma l’illogicità di alcuni comportamenti attribuiti ai personaggi è talmente palese che non trova altra giustificazione se non nella necessità degli sceneggiatori di allungare ancora e ancora le fila di un racconto per sua natura destinato ad essere breve: una rapina non può avere certo una durata infinita, invece la scelta di mettere tutti contro tutti all’interno della banda sembra andare proprio in quella direzione, almeno fino al quinto episodio che con una sparatoria tanto spettacolare quanto poco credibile per numero di morti alza la posta in gioco trasformando tutto in una questione di vita o morte.

I personaggi

Sul fronte dei personaggi la strada seguita è quella già tracciata con la terza stagione. Diventa piuttosto seccante la scelta dell’eccessiva sessualizzazione del personaggio di Tokyo, “una Maserati” è l’etichetta che le attribuisce Denver riferendosi alla sua carica erotica e alla sua impulsività, quasi a non volerle conferire altro segno distintivo: una veste che diventa dopo un po’ ridondante e fastidiosa, perché appiattisce il personaggio su un unico aspetto caratteriale quando invece, in qualità di narratrice della vicenda, Tokyo potrebbe e dovrebbe esprimere anche altre caratteristiche. E lo sarebbe altrettanto se si trattasse di un uomo, beninteso. Infatti accade lo stesso con l’egolatria cieca di Palermo, il narcisismo patologico di Berlino, l’incapacità di gestire la rabbia di Denver. Per dei personaggi che vengono resi statici nelle loro caratteristiche ce ne sono però altri che hanno un’evoluzione: Rio è il più vulnerabile e imprevedibile tra i suoi compagni, mentre Il Professore e la sua Raquel sono profondamente cambiati da una relazione non semplice da gestire per un nerd sociopatico e una madre single, che si muovono costantemente sul filo del rasoio e devono sacrificare molto di loro stessi in nome di un amore che li mette a dura prova.

Le novità della stagione

La Casa di Carta 4 porta in primo piano almeno un paio di personaggi che erano rimasti in sordina durante la stagione precedente e procede ancora su più linee temporali (almeno 4) che permettono di riportare sullo schermo i personaggi deceduti nel corso della precedente rapina, come Oslo, Mosca e ovviamente il magnetico Berlino, protagonista assoluto della trama che si svolge nel monastero di San Giovanni, fuori Firenze, cinque anni prima della trama attuale.

Dopo Bella Ciao si canta ancora

Ma veniamo all’aspetto più ludico e divertente della serie. Se le prime tre stagioni avevano fatto cantare mezzo mondo sulle note di Bella Ciao, rendendo il nostro inno della Resistenza un fenomeno mondiale da cantare tanto nelle piazze per protesta quanto nelle discoteche coi remix, la quarta si apre con un paio di momenti musicali che in quanto italiani ci riguardano da vicino e che probabilmente renderanno altrettanto virali due classici del pop italiano degli anni Settanta e Ottanta. Due momenti “karaoke” che appaiono durante un preciso (e lieto) evento nei flashback e che hanno il chiaro scopo di galvanizzare il pubblico ormai abituato ai momenti sentimental-musicali della serie. Non bastano certo a salvare La Casa di Carta 4 dai suoi difetti, ma sicuramente fanno sorridere nel bel mezzo di quello che sembra soltanto un inspiegabile casino, sul quale il giudizio finale potrà arrivare solo dalla visione dell’intera quarta stagione, in arrivo il 3 aprile su Netflix.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.