Eyes Wide Shut, stasera in tv l’enigmatico film di Kubrick con Tom Cruise e Nicole Kidman

Su Iris alle 21 c’è l’ultima opera del regista, tratta da Schnitzler. All’uscita fu accolta con molte riserve. Vent’anni dopo si rivela come uno dei suoi capolavori. Un affondo chirurgico nelle dinamiche di coppia, che parla di identità, desiderio e responsabilità

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Carmelo Bene talvolta usava un esempio per spiegare il senso del suo teatro – anzi, il suo negarsi al senso. Cosa succede se avviciniamo progressivamente un foglio di carta al volto? Che a un certo punto, quando è davvero vicino, gli occhi sebbene spalancati non riescono più a distinguere nulla. Come fossero chiusi. “Occhi chiusi spalancati”, insomma. Cioè “Eyes Wide Shut”, come recita il paradossale titolo dell’ultimo film girato da Stanley Kubrick nel 1999. Che, come nella metafora di Bene, racconta una storia in cui una realtà osservata a distanza troppo ravvicinata finisce per accecare lo sguardo. Sia perché l’esperienza disattende completamente le aspettative, sia perché questo spiazzamento getta in uno stato di angoscia, perché non riusciamo a capire – e in un certo senso a vedere – più nulla.

Eyes Wide Shut è tratto dalla novella di Arthur Schnitzler, Doppio Sogno (in originale Traumnovelle), un progetto a lungo accarezzato dal regista newyorkese trapiantato in Inghilterra. Un amore, quello per lo scrittore viennese, di lunga data. Lo sceneggiatore Dalton Trumbo dichiarò che fu la lettura di Schnitzler a spingere Kubrick a modificare la sceneggiatura di Spartacus alla fine degli anni Cinquanta. E l’annuncio di un film tratto da Doppio Sogno risale addirittura al 1971, quasi trent’anni prima del film.

Intorno a Eyes Wide Shut sono fiorite innumerevoli polemiche. Per prima cosa, poiché il film uscì pochi mesi dopo la morte del regista, secondo alcuni Kubrick non era riuscito a ultimarlo, e dunque quella giunta in sala sarebbe stata una versione spuria, con apporti esterni. Però stando alle testimonianze pressoché unanimi di famigliari e collaboratori Kubrick aveva terminato il montaggio e gli unici, contenuti interventi postumi riguardarono la colonna sonora. Secondo alcuni poi, il film fu addirittura il detonatore che portò alla fine del matrimonio tra i divi Tom Cruise e Nicole Kidman, che vissero asserragliati per 15 mesi su un set stremante – la maniacalità di Kubrick era nota –, recitando la parte della coppia sull’orlo di scoppiare. Ciò che poi accadde davvero.

Il film, soprattutto ebbe un’accoglienza controversa e in gran parte negativa – ma quasi tutti i suoi film all’uscita hanno collezionato pareri contrastanti –, perché percepito come una storia fuori tempo massimo su questioni quali la fedeltà coniugale, forse attuali ai primi del Novecento ma che, alle soglie del Duemila, suonavano anacronistici. In effetti, la moglie di Kubrick dopo aver letto Doppio Sogno gli disse che «si tratta di tediosa roba viennese: scordala». Il regista invece era di tutt’altro avviso e al suo sceneggiatore Frederic Raphael consigliava sempre di «seguire Schnitzler. Lui sa come raccontare una storia».

Eyes Wide Shut
Tom Cruise e Stanley Kubrick sul set del film

La vicenda di Eyes Wide Shut, trasposta dalla Vienna degli anni Venti alla New York degli anni Novanta, vede l’improvvisa crisi del matrimonio tra il dottor Bill Hartford e la moglie Alice quando lei, dopo una festa in cui ha flirtato con un bellimbusto ungherese, gli confessa di aver desiderato anni prima un altro uomo, per il quale sarebbe stata disposta a tutto. Solo una fantasia, apparentemente, che però sconvolge Bill. Il quale, chiamato improvvisamente al capezzale di un paziente appena deceduto, si trova immerso in un’avventura piena di sorprese nella notte newyorkese, tra avances di prostituite e una esclusiva, segretissima orgia in maschera alla quale riesce a imbucarsi. Un’esperienza che lo prova profondamente, costringendolo a fare i conti con l’idea che ha di sé stesso.

Opera enigmatica su quegli enigmi che sono l’identità e il desiderio, Eyes Wide Shut è costruito con l’asetticità crudele di un tavolo operatorio. Le prime immagini dei coniugi Hartford definiscono i caratteri dei protagonisti. Alice appare completamente nuda, e infatti per tutto il film sarà trasparente con sé stessa e nel raccontare tutto ciò che la riguarda. Infelice certo, ma senza ipocrisie. Bill invece compare chiedendo dove sia il suo portafoglio, dentro il quale c’è il prezioso tesserino da medico che mostra continuamente, permettendogli di non porsi domande scomode su chi è e cosa vuole davvero.

Eyes Wide Shut
  • Attributi: DVD, Drammatico
  • Cruise, Kidman, Eginton, Sawiris, Pollack, Lowe (Actor)

Nel viaggio notturno però un documento non basta. Non lo protegge dalle minacce di un gruppo di teppisti che mettono alla prova le sue certezze da maschio alfa. Lui immagina avventure e sesso a buon mercato: invece si trova immerso in una New York che pare artefatta, con ingannevoli luci natalizie, persone dai comportamenti incomprensibili, strade vuote come in un quadro di Hopper – infatti il set è interamente e dichiaratamente artificiale, dato che la città è ricreata negli studi londinesi di Borehamwood.

Anche le fantasie di trasgressione sfumano velocemente. L’orgia assomiglia a un compunto rituale da Inquisizione spagnola e, come ha scritto lo studioso Luigi Cimmino, “la copulazione è quella ieratica dei vasi greci”, con corpi statuari che si accoppiano in silenzio e senza trasporto. C’è una singolare sintonia tra Eyes Wide Shut e un film bellissimo di quindici anni prima, After Hours di Martin Scorsese, in cui un programmatore di computer si lancia in quella che immagina l’elettrizzante avventura di una notte, e si trova invece catapultato in un viaggio grottesco in una New York irriconoscibile e pericolosa.

Le maschere del sabba orgiastico di Eyes Wide Shut

Come dicevamo all’inizio, il problema è che “una realtà osservata troppo da vicino diventa un incubo”, come scrisse Franco La Polla a proposito del film di Scorsese, con esperienze stranianti che mettono a dura prova non solo il senso delle cose, ma quel che pensiamo e crediamo di noi stessi. Tutto perde di significato. E Bill Hartford, perciò, vaga in balia di una serie di domande senza risposta: che è successo alla donna misteriosa che l’ha aiutato ad andare via incolume dalla festa? È la stessa modella di cui legge la notizia della morte sul quotidiano del giorno dopo? E che punizione ha inflitto l’organizzazione segreta al musicista che ha aiutato Bill a intrufolarsi al baccanale?

Alla fine Bill si ritrova ridotto all’immagine della maschera indossata alla festa, che Alice scopre e gli fa ritrovare sul cuscino. Ormai è l’ombra di un uomo, puro simulacro, ricondotto alla responsabilità delle sue scelte avventate, opposte ai princìpi che hanno informato la sua intera vita. Di fronte a un matrimonio che rischia di andare in pezzi, non sa più chi è e o cosa fare. Alice, invece, conosce esattamente la risposta. Beffarda, onesta, definitiva.  

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