Priceless di Gianni De Berardinis: un viaggio nella musica e nei ricordi

Chi ha viaggiato negli anni eroici del blues, del rock e del folk, chi ha conosciuto le promesse, le utopie e i dolori di una certa epoca, amerà questo disco

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La generazione di cantanti, giornalisti musicali e conduttori radiotelevisivi che ha vissuto intensamente gli anni Settanta, e tutto ciò che è esistito poco prima e poco dopo, ha sempre un debole per le copertine dei dischi. Cresciuta con il vinile e quindi abituata a vedere copertine grandi e colorate come la tavolozza di un pittore, questa generazione ha imparato meglio di qualsiasi altra a leggere le immagini e collegarle con il contenuto dei dischi. La copertina era la promessa di una magia, l’evocazione di quel mondo fantastico o brutale, tossico o malinconico, esoterico o sensuale che era racchiuso nelle tracce musicali. Un tema visivo ricorrente, nelle edizioni discografiche di quell’epoca ed anche degli anni più recenti, è quello dell’automobile, presente in una sconfinata galleria di copertine, da quella ad esempio di “Try Too Hard” dei The Dave Clark Five, con il muso di una fuoriserie inglese in primo piano, a quella di “Eliminator” di ZZ Top, con la forma imponente di una berlina anni Trenta, fino a “Chapter and Verse” di Bruce Spingsteen che celebra sul frontespizio un’affascinante coupe’ americana, a sancire una complicità tra l’artista e la sua automobile che ha sempre avuto testimonianze struggenti nella storia musicale, una per tutte la Porsche dai mille colori psichedelici posseduta da Janis Joplin. Le macchine in copertina la dicono lunga sul disco, non soltanto perché rappresentano un simbolo della modernità, il feticcio di una vita che corre velocemente, ma perché portano in se’ l’idea del viaggio esistenziale, della frenetica ricerca, tipica della beat generation, di un posto in cui potersi fermare e dal quale subito ripartire, portano con se’ il mistero di come sia possibile mettere d’accordo la potenza cattiva di un motore e la malinconia struggente di un paesaggio.
Quando  ho avuto fra le mani l’album “Priceless” di Gianni De Berardinis, un progetto musicale che il noto DJ radiofonico e conduttore televisivo ha realizzato nel 2015, la prima cosa che ho notato è stata proprio l’automobile in copertina, una due porte americana dalle forme arrotondate e possenti tipiche degli anni Cinquanta. La scelta non poteva essere casuale, anche perché voluta da un personaggio che di musica si intende, che ha conosciuto e intervistato mostri sacri come David Bowie, David Gilmour, Robert Plant, BB King, Paul McCartney, Frank Sinatra.., che colleziona chitarre e le suona come un professionista. Neanche a dirlo, il disco è un viaggio nella musica e nei ricordi, un viaggio nel quale si incontrano cover di brani famosi come “Sunday Morning” dei Velvet Underground, “Heroes” di David Bowie, “Can’t find my way home” dei Blind Faith, “Don’t let it bring you down” di Neil Young e “Have you seen the stars” degli Jefferson Airplane. Ma c’è qualcosa di prezioso tratto anche del cantautorato italiano – “Andrea” di Fabrizio De Andrè – e quattro brani inediti scritti proprio da De Berardinis, tra cui “Greta”, una canzone dedicata  alla figlia, dove la voce di Gianni  che siamo abituati ad ascoltare in radio, presta il suo calore e la sua profondità ad un piccolo gioiello musicale.
Tutti i brani – il progetto è realizzato in collaborazione con il musicista e produttore Andrea Rabuffetti – sono suonati e cantati in versione acustica da Gianni, e lo stile non tradisce la promessa “on the road” perché gli accordi di chitarra hanno la forza di un racconto e la voce ha venature nostalgiche, quelle dei tramonti sulle strade interminabili che corrono lungo la “west coast”. Chi ha viaggiato negli anni eroici del blues, del rock e del folk, chi ha conosciuto le promesse, le utopie e i dolori di una certa epoca, amerà questo disco, chi non avesse idea o memoria di quel tempo dia uno sguardo alla copertina e vista la macchina ci monti sopra e accenda il motore. Buon viaggio!

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