Transplant è il nuovo medical drama canadese che incrocia la medicina con il tema dell’immigrazione

Ha debuttato di recente Transplant, una delle novità più interessanti della tv oltreoceano: il medical drama è la storia di un rifugiato siriano

52
CONDIVISIONI

Sta lentamente affermandosi oltreoceano come una delle novità più interessanti degli ultimi anni nel genere medical drama e probabilmente ne sentiremo parlare presto anche in Italia: Transplant è una nuova serie tv canadese ambientata in un ospedale, che segue le vicende di un medico siriano arrivato in Canada da profugo di guerra, unendo così l’ambientazione medica a temi di grande attualità.

Il format è prodotto dall’emittente tv canadese CTV in collaborazione con NBC Universal, che ne detiene i diritti per la distribuzione al di fuori del Canada e in particolare negli Stati Uniti. In Canada ha debuttato a febbraio e si è rivelato uno dei titoli più apprezzati della stagione 2019/2020 di CTV. Non c’è ancora una vera e propria distribuzione internazionale per la serie, che per il momento arriverà in tv Francia, ma la sua popolarità in rapida ascesa potrebbe portare NBC a negoziare i diritti di trasmissione con qualche piattaforma streaming attiva in altri Paesi come avvenuto con altre serie dell’emittente.

Transplant è la storia del profugo siriano Dr. Bashir “Bash” Hamed (Hamza Haq), formatosi nella medicina da campo e ora assunto nel dipartimento di emergenza di uno dei migliori ospedali di Toronto, il fittizio York Memorial Hospital. Dovrà affrontare non pochi ostacoli in questa realtà così diversa dalla Siria, a partire dall’integrazione in una nuova squadra, guidata dal Dr. Jed Bishop (John Hannah) e dall’applicazione di pratiche mediche differenti da quelle usate nella medicina di guerra. Nel frattempo, cerca anche di farsi una nuova vita, lavorando per mantenere se stesso e la sorellina Amira (Sirena Gulamgaus).

Transplant è dunque storia di immigrazione che incrocia il tema medico, per parlare di integrazione, multiculturalismo, solidarietà. Ovviamente la trama orizzontale dedicata al protagonista, che si unisce a un team di medici già collaudato e si ambienta in un paese straniero che lo ha accolto come rifugiato, incrocia in ogni episodio nuovi pazienti e casi medici. Questo è certamente l’aspetto meno innovativo del format, visto che ormai il medical drama è un genere abusato che è già stato declinato in tutte le forme possibili, ma a fare la differenza è il viaggio personale e professionale di Bash, una storia che diventa emblema di sentimenti universali come la compassione, la speranza, l’umanità. Sicuramente più ancorato alla realtà di molti altri medical drama, Transplant vuole affrontare la questione dell’immigrazione e dei rifugiati calandola in una realtà viva e frenetica come quella del sistema sanitario. Jocelyn Deschenes, presidente e fondatore della società di produzione Sphère Média Plus che ha realizzato la serie, ha dichiarato che il soggetto è stato “ispirato da molti consulenti siriani che hanno condiviso con noi le loro storie“.

La serie ha ricevuto il plauso dell’UNHCR, l’Agenzia per i Rifugiati dell’ONU, che con la sua divisione canadese ha invitato tutti a seguirla e ad approfondire il tema dell’integrazione dei rifugiati.

La serie è stata creata e scritta da Joseph Kay ed è prodotta da Jocelyn Deschenes, Bruno Dube, Virginia Rankin, Jeremy Spry e Tara Woodbury. La prima (e per ora unica) stagione è composta da 13 episodi.

Commenti (1):
daria

Anche la marea di giovanotti africani clandestini sbarcati in Italia e’ come il Dottore siriano: assolutamente uguali: civili, cortesi, competenti, istruiti ed educati. Garantito.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.