Le misure del 1° Reggimento Tuscania Carabinieri Paracadutisti anti Coronavirus sono fake

Da smentire oggi 21 marzo un documento attribuito in modo non corretto alle Forze dell'Ordine

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Reggimento Tuscania

Sta circolando oggi 21 marzo su Facebook una nuova catena riguardante il Coronavirus, tramite un documento apparentemente diffuso dal 1° Reggimento Tuscania dei Carabinieri Paracadutisti. Una serie di contromisure per combattere la diffusione del virus, che in parte richiama quanto vi ho riportato nella giornata di ieri a proposito di presunte iniziative da parte della Protezione Civile. Vediamo dunque di analizzare più nello specifico il documento in questione.

Cosa dice il 1° Reggimento Tuscania dei Carabinieri Paracadutisti?

Quello del 1° Reggimento Tuscania dei Carabinieri Paracadutisti è a tutti gli effetti un documento fake, e non occorrono grandi ricerche per definirlo tale. In primo luogo, si fa molta fatica a comprendere per quale motivo le indicazioni cruciali per limitare il contagio da Coronavirus debbano arrivare da una fonte del genere. Può mai il reggimento in questione prendere il posto della stessa Protezione Civile, o in alternativa del ministero della sanità o delle singole Regioni? Appare davvero improbabile, se non impossibile.

In secondo luogo, il documento che questo sabato viene associato al 1° Reggimento Tuscania dei Carabinieri Paracadutisti contiene una serie di fake news sul Coronavirus che ormai abbiamo imparato a conoscere bene in queste settimane. Si parte dall’assunzione di Vitamina C, che abbiamo scoperto non avere alcuna attinenza con il Coronavirus (per quanto sia consigliabile assumerla), fino alla questione dell’ibuprofene e degli altri antinfiammatori, per i quali sono in corso tutte le indagini del caso per comprendere se possano effettivamente peggiorare le cose tra i contagiati.

Insomma, in questo caso non occorrono link a supporto per dimostrare che quella inerente il 1° Reggimento Tuscania dei Carabinieri Paracadutisti sia a tutti gli effetti una bufala. Fate sempre molta attenzione a documenti di questo tipo, qualora li doveste trovare tramite app come Facebook e WhatsApp, come avvenuto oggi 21 marzo secondo tanti italiani.

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