Controllo celle telefoniche per gli spostamenti, cellulari monitorati solo in Lombardia?

Intervento necessario in questo momento di emergenza o nemico della privacy?

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Il controllo delle celle telefoniche come misura di ulteriore contenimento dei contagi da Covid-19 sta facendo molto discutere, nel bene e nel male. C’è chi plaude ad un intervento di questo tipo, con l’idea che in questo momento di estrema crisi tutto sia lecito. Al contrario, un’ampia fetta di popolazione è a dir poco infastidita dal ricorso ad una simile metodologia che metterebbe a rischio la privacy di molti.

Va chiarito subito un’aspetto fondamentale. In Cina, esattamente da dove i contagi del nuovo coronavirus sono partiti, proprio il controllo delle celle telefoniche dei cittadini è stato utilizzato efficacemente per ridurre al massimo gli spostamenti e dunque limitare il propagarsi della malattia. Il metodo cinese, dunque, è stato ritenuto più che efficace ma, se proprio nel paese asiatico non avrebbe destato particolari dubbi nella popolazione, in una nazione democratica come l’Italia ci sono valutazioni specifiche da fare. Questo da quando, nella serata di ieri, si è avuta l’assoluta certezza che il controllo sui cellulari avviene anche in Italia, almeno in Lombardia.

Il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, in un video comunicato pubblicato nel tardo pomeriggio di ieri, ha riportato i risultati del primo controllo delle celle telefoniche sui cellulari dei cittadini lombardi. I dati forniti sono, in se, abbastanza preoccupanti. Preso come punto di riferimento il giorno 20 febbraio (posta pari a 100 la movimentazione delle popolazione) gli spostamenti (a data del 16 marzo) si sono ridotti solo del 40%. Anzi, i valori più allarmanti sono proprio quelli del 16 e 15 marzo in cui, purtroppo, il numero di registrazioni di persone sotto più celle e dunque in pieno movimento è aumentato. Quest’ultimo è un segnale evidente che in molti non stanno rispettando le direttive del Governo: pur considerando per tanti la necessità di spostarsi per lavoro, è indubbio che una percentuale pari al 40% sia ancora fin troppo bassa.

I controlli delle celle telefoniche solo in Lombardia?

La Lombardia, purtroppo, si è dimostrata essere il vero focolaio italiano dell’epidemia da coronavirus. I dati della Protezione Civile, all’ultimo aggiornamento di ieri 17 marzo alle ore 17:00, fanno riferimento a 16.220 cittadini totali contagiati dal Covid-19 fino a questo momento.

In un momento di estrema emergenza, il controllo delle celle telefoniche potrebbe rivelarsi un valido aiuto per le misure di prevenzione di ulteriori contagi. La misura di certo facilita l’azione di controllo delle forze di polizia sul territorio e potrebbe servire anche solo come semplice deterrente agli spostamenti per molti.

Per il momento è stato confermata la collaborazione delle compagnie telefoniche per i dati delle celle telefoniche solo all’interno della regione Lombardia (visti i dati condivisi da Sala) ma la misura potrebbe essere estesa anche altrove: soprattutto nelle regioni maggiormente colpite dall’epidemia e comunque più popolose.

Rischi per la privacy con il controllo delle celle telefoniche?

Il primo impiego in Cina del monitoraggio dei dati sugli spostamenti delle persone attraverso i dati dei cellulari ha sollevato tanti dubbi sul futuro impiego delle informazioni raccolte. Le perplessità nascono per il paese asiatico dove è in vigore un regime autoritario, non certo amico della privacy dei cittadini.

Ben altro ragionamento, almeno in questo momento, va applicato in Italia. Proprio il monitoraggio degli spostamenti attraverso i dati delle celle sarebbe utile solo in questa fase di emergenza e per uno scopo più che necessario. Teorie complottiate sull’utilizzo postumo delle informazioni per altri scopi non certo edificanti, adesso più che mai, lasciano il tempo che trovano.

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