“Grey’s Anatomy finirà con la diciassettesima stagione”: dal cast un orizzonte per la conclusione della serie

Secondo un membro del cast di Grey's Anatomy la serie finirà con la prossima stagione, la diciassettesima, già confermata da ABC

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Grey’s Anatomy 17 potrebbe essere l’ultima stagione della serie. E non è solo un auspicio di molti, vista la progressiva perdita di smalto degli ultimi anni. A prevedere che la diciassettesima stagione sarà quella finale per il medical drama più longevo della storia della tv è uno degli attori del cast, sulla base di quanto percepito in questi ultimi mesi.

A sentenziare sull’imminente conclusione di Grey’s Anatomy è Giacomo Gianniotti, interprete dello specializzando Andrew DeLuca, coinvolto in una storia d’amore in crisi con la protagonista Meredith Grey (Ellen Pompeo) e con dei trascorsi familiari che fanno temere per la sua salute mentale.

Parlando a Us Weekly, l’attore di origini italiane, nato a Roma e cresciuto alla Garbatella prima di trasferirsi a Toronto, ha indicato la prossima (già confermata da ABC) come l’ultima stagione del medical drama, stando a quanto ha sentito dire sul set.

Al momento, abbiamo ancora una stagione confermata e sono abbastanza sicuro che sarà quella finale, penso, sulla base delle conversazioni che ho avuto con le persone. Anche se i produttori e gli autori adorano lo spettacolo e vorrebbero che continuasse per sempre.

Secondo Gianniotti, lo show continua ad andare avanti dopo oltre quindici anni di programmazione perché trae continuamente spunto dall’attualità, dal dibattito politico e dalle questioni sociali che diventano spunto per trattare temi di grande rilevanza per l’opinione pubblica. In effetti in questi anni Grey’s Anatomy ha dedicato interi episodi alla violenza domestica, alle questioni di genere, alle discriminazioni razziali delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario, al problema della tossicodipendenza tra gli adolescenti e delle dipendenze in generale, all’iniquità del sistema sanitario privato americano, ai diritti degli immigrati e dei Dreamers, cercando di riflettere sullo schermo le grandi materie di dibattito del nuovo millennio. E sì, facendo anche politica, opponendo una visione progressista di Paese alla linea conservatrice dell’attuale amministrazione a guida Trump.

Abbiamo una formula che è davvero chiara. Siamo uno spettacolo che fa molta discussione politica. Trattiamo problemi reali e non mancano le questioni di cui discutere. Per quanto riguarda gli scrittori, potrebbero scriverlo per sempre perché non ci sono abbastanza piccole storie al mondo di persone che non hanno una voce abbastanza grossa e hanno bisogno di un megafono. Noi glielo abbiamo fornito di anno in anno.

In effetti la serie ha continuato a dare il meglio di sé quando ha dedicato le sue storyline a temi socialmente rilevanti, come quello del consenso nei rapporti tra i sessi: basti pensare a quanto la storia di Jo Wilson e il racconto dello stupro subito da sua madre abbiano influito sul numero di consulenze fornite dalla rete antiviolenza nazionale dopo la messa in onda dell’episodio, una dimostrazione tangibile dell’impatto che la avuto sul pubblico.

Sul fronte dei personaggi e delle loro interazioni, invece, Grey’s Anatomy ha perso ormai da molto tempo la sua capacità di creare trame soddisfacenti, ricorrendo a moduli ormai stantii, come i continui tradimenti, le relazioni mordi e fuggi, le gravidanze inattese e le paternità in dubbio. Per non dire della scarsa fantasia riservata all’uscita di scena del personaggio di Alex Karev nell’episodio 16×16.

Se davvero Grey’s Anatomy 17 dovesse essere la stagione finale, sicuramente non si potrebbe negare che la serie ha fatto il suo corso, ha dato il meglio nelle prime dieci stagioni e ha retto a malapena nelle successive. Ora che ha certamente esaurito il suo potenziale potrebbe congedarsi con dignità.

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