Altro che Netflix e streaming, il Coronavirus ci fa capire quanto è bello andare a cinema

L’emergenza di questi giorni ci sta insegnando che lo streaming casalingo, per quanto comodo e con una offerta illimitata, non può sostituire quell'esperienza complessa, piena di vita che è il cinema

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Era prevedibile: dopo pochi giorni di Covid-19 o malattia da Coronavirus è tutto un fiorire di consigli degli esperti per come rendere sopportabile, anzi no, entusiasmante la vita tra le quattro mura di casa. Lo psicologo ti spiega come gestire i bambini costretti alla cattività, la dietologa ti istruisce su cosa mangiare per restare in salute, il personal trainer ti aiuta a non perdere la forma e mantenere un perfetto girovita in vista della prova costume – che arriverà, tranquilli, insieme alla bella stagione, le spiagge e gli amori estivi.

Streaming gratuito per fronteggiare il Coronavirus

Insomma, ogni cosa è sotto controllo. Anche perché, più dei consigli dell’esperto, a venire in soccorso di tutti noi è lo streaming. Piattaforme, società di produzione cinematografica, cineteche che fanno a gara per mettere a disposizione, più o meno gratuitamente, la biblioteca di film e serie, per alleggerire i cittadini dall’affanno di questi giorni di segregazione forzata. RaiPlay elimina l’obbligo di registrazione, Infinity, TimVision e Amazon Prime Video rendono gratuito il proprio catalogo (no un attimo, Amazon ha fatto dietrofront!).

La Cineteca di Milano apre le porte della sua raffinata offerta di titoli on line, classici come Uomini Di Domenica del 1929 di Siodmak e Ulmer (c’è pure lo zampino di un giovane Billy Wilder) e Crepuscolo Di Gloria (1928) di Josef von Sternberg (guardatelo, dice tutto sulla natura pericolosamente totalitaria e da homo homini lupus della macchina cinema). L’Ischia Film Festival affronta l’emergenza sanitaria consentendo la visione dei film presenti alle precedenti edizioni della manifestazione, spesso provenienti da cinematografie minori. Anche piccole società battagliere che propongono un cinema di nicchia e “del reale”, come Parallelo 41 Produzioni, si attrezzano per rendere fruibile il proprio catalogo composto, come dice la producer Antonella Di Nocera, “di opere che non hanno una distribuzione, come accade a tanti lavori indipendenti, che non si vedono più dopo i primi eventi”.

Naturalmente, si moltiplicano le “guide alla visione”, gli articoli che suggeriscono i titoli imperdibili. Sono guide ottime, indispensabili. Indispensabili agli spettatori, per aiutarli a orientarsi in una offerta persino più ampia del solito. Indispensabili a giornalisti e recensori, che in questa fase di stallo, coi cinema chiusi e tutte le manifestazioni sospese, dovranno pur scrivere di qualcosa (lo sto facendo anche io in questo istante). Il tono di questi pezzi, cui come elemento nuovo si aggiunge l’enfasi data dall’aria di emergenza e solidarietà del #iorestoacasa, è nella sostanza abbastanza simile a quello che si va scrivendo e leggendo da qualche anno. E cioè che, a partire dalla madre di tutte le piattaforme, Netflix, lo streaming, ci ha cambiato la vita. In meglio.

Viva Netflix, la nuova biblioteca di Babele

Una valanga di film e serie tv a nostra disposizione, sempre immancabilmente “imperdibili”, e “capaci di riscrivere le regole dello storytelling”. Una campagna promozionale tendente ad esaltare l’accesso praticamente illimitato alla biblioteca di Babele delle immagini. Via via questa campagna, prima più timidamente, poi con maggiore convinzione, ha spinto a parlare di morte del cinema. Questo antenato, glorioso per carità, ma ormai anacronistico, cui giusto per un minimo di rispetto delle forme si può tributare un funerale di commiato garbatamente commosso.

Il cinema è il passato. Adesso è arrivato il futuro, elettrizzante. Si chiama streaming, è giunto il momento di goderselo. Quanto sono più belli Netflix e i suoi simili, che opportunità ci regalano. Lo streaming ti segue dovunque, per strada, sulla metropolitana, in viaggio, attraverso qualunque formato e schermo, dallo smartphone al laptop alla smart tv formato extralarge. Anche se poi la dimensione più autenticamente appagante dello streaming è il salotto di casa nostra. Non c’è niente di più bello che sprofondare nel divano e farsi irretire dalla visione della nostra serie tv preferita, cullati da un binge watching immersivo, un tempo sospeso, spesso notturno – non è stato il Ceo Reed Hastings a dire una volta che “Netflix è in competizione con il sonno”? – passato in compagnia dei personaggi più amati, che ci trasportano in una dimensione a metà tra sogno e veglia.

L’unico fastidio era legato al fatto di dover ogni tanto interromperla questa visione totalizzante. Per andare a lavorare, accompagnare i bambini a scuola, portare il cane a fare i bisogni. Poi è arrivato il Coronavirus. Non dobbiamo più recarci fisicamente in ufficio, i bambini stanno a casa pure loro, il cane giù al palazzo è un attimo, la spesa lo stesso. Incombenze di pochi minuti. Tutto il resto del tempo è a disposizione per fare quello che ci piace di più. Stravaccarci sul sofà e divertirci con lo streaming.

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Al cinema Barberini per vedere Marianne & Leonard.

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Nanni Moretti al cinema qualche giorno fa, dal suo profilo Instagram

Coronavirus e voglia di cinema

Il problema è che la formula “offerta illimitata più tempo illimitato più spazio limitatissimo” invece di essere gratificante diventa quasi immediatamente un incubo. E ci spinge a ricordare cosa ci manca quando non possiamo andare al cinema. Non voglio fare il panegirico del piacere di trovare parcheggio per l’automobile, quello è impossibile. Ma mancano il fascino della sala, il rituale infantile e rassicurante del pop corn, la comodità delle sedute delle grandi multisale e la bellezza ricercata, magari un po’ retrò e decadente, dei cinema d’essai. E poi quella dimensione onirica del buio e del silenzio, quella sensazione che ci portiamo appresso anche dopo l’uscita dal cinema e dalla quale ci lasciamo accarezzare per un po’.

Infine ci manca il piacere di stare insieme. Non solo con famiglia e figli, ma proprio con gli sconosciuti, Fino a ieri la sola idea della loro presenza ci infastidiva. Il confino obbligatorio in salotto ora ce li fa apprezzare. Non vorremmo ammetterlo, ma ci mancano. Ci manca tutto. Questo perché, una buona volta bisognerà capirlo, il cinema non significa solo stare davanti a uno schermo a guardare un racconto per immagini. Il cinema è un rituale, un comportamento allo stesso tempo individuale e collettivo, ricchissimo di esperienze e condivisione. Il cinema è una forma di vita. La segregazione casalinga non lo è, anche se abbiamo a disposizione più film di quanti ne abbia mai avuti tutta l’umanità che ci ha preceduto messa insieme. Passata l’emergenza, lo ringrazieremo il Coronavirus. Per averci ricordato quanto, insieme a tante altre cose, abbiamo bisogno del cinema.

Commenti (1):
Fabio

Mah visto come sono gestiti i cinema oggi, soprattutto la PESSIMA catena Uci dico senza problemi che se il virus da la mazzata finale al cinema in quanto struttura che a me va bene così, ormai andare al cinema non è più una bella esperienza , gente cafona che rompe le palle e fa casino, prezzi assurdi, sale tenute peggio di una discarica, ben venga Sky, Amazon e Netflix.

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