Dobbiamo essere cauti e avveduti, ma restare assolutamente umani, proprio come canta Madonna in Human Nature

Stiamo semplicemente vivendo un brutto periodo, molto brutto, che ci ha spinto, costretto possiamo anche dire, a rivedere le nostre abitudini, e che probabilmente comporterà cambiamenti permanenti

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Dobbiamo rivedere le nostre abitudini.

Ce lo ripetono tutti i giorni, da giorni.

Ce lo ripetiamo tutti i giorni, da giorni.

Ora ce lo hanno in qualche modo imposto con decreto legge.

Bene.

Dobbiamo rivedere le nostre abitudini. E le stiamo rivedendo. Prima, e per prima intendo poco prima di essermi messo seduto davanti al computer per scrivere questo articolo, unica abitudine che in effetti non ho cambiato in questi strani giorni, ho incontrato un mio amico, un amico che abita nel mio quartiere. L’ho incontrato mentre andavo a fare la spesa nel supermercato di quartiere, e questa è al tempo stesso un’abitudine che non è cambiata, perché essendo uno che lavora in proprio, da casa, una casa abitata da sette persone, spesso vado a fare la spesa quando ne ho voglia, nel supermercato di quartiere, rinforzando la spesa grossa che faccio nel weekend, in un supermercato più grande, in orari fuori dalle ore di punta, ma al tempo stesso abitudine che è cambiata, perché ora mi trovo costretto a andarci tutti i giorni, viviamo costantemente tutti in casa, la spesa grossa, quella che in genere faccio nel weekend, è diventata inutile, perché dura giusto metà settimana e i supermercati rimarranno chiusi nei weekend, se non ho capito male.

Comunque ho incontrato questo mio amico che vive nel quartiere, e mi sono fermato a farci quattro chiacchiere, anche questa abitudine che non è cambiata. Solo che nel farlo, anzi, ancora prima di fermarci, nel salutarci, non ci siamo stretti la mano, seguendo le indicazioni che ci hanno dato. E siamo rimasti a parlare a un metro di distanza. Imbarazzati, certo, senza dircelo, ma chiaramente imbarazzati, per questo nostro comportarci in maniera fino a ieri poco naturale, forse anche oggi poco naturale, ma comunque ligi al dovere. Niente strette di mani, un metro di distanza l’uno dall’altro.

Anche quando ci siamo salutati, dopo aver parlato per circa un quarto d’ora di come questa situazione cambierà in effetti le nostre abitudini, una sorta di metanarrativa fatta carne, non ci siamo di nuovo stretti la mano, potevano usarci per uno spot, magari al posto di Amadeus. Nuove abitudini cui ci dobbiamo abituare, il titolo dello spot.

Nel mentre, ma questa è una nota di colore, intorno a noi solo anziani, evidentemente incuranti dell’indicazione di non uscire di casa, perché a parte quelli con le sacchette della spesa, che magari sono dovuti uscire per comprarsi da mangiare, quelli che stanno al parchetto lì di fronte sono chiaramente in fase di svago, alla faccia del “conteniamo il contagio per i più deboli”. Altra nota di colore, poi torno all’argomento principale, proprio di fianco a noi una gigantesca filiale della principale banca italiana, cinque vetrine di un intero isolato, con l’atrio, quello dove ci sono i bancomat, quattro nello specifico, ammassato di gente in attesa di poter entrare, uno sull’altro, alla faccia del metro di distanza da mantenere, e all’interno un cliente alla volta, in uno spazio di almeno cento metri quadri. Aiutiamoli nel loro ufficio, alla faccia del bene della clientela, banche di merda.

Comunque, torniamo a noi, dobbiamo rivedere le nostre abitudini, dicevamo. E continuiamo a dire. E le stiamo cambiando. Volontariamente o meno.

Viviamo prevalentemente in casa, in una convivenza in alcune parti della giornata insolite, penso alle mattine e ai primi pomeriggi passati coi figli che solitamente sono a scuola. Quindi diamo vita a nuove dinamiche, checché ne dicano i coglioni che scrivono sui social “avete voluto i figli pensando di parcheggiarli tutto il giorno a scuola”, cretini, non avessimo fatto noi i figli la società sarebbe implosa, ma tanto che ne sapete voi, che invece vi lamentate perché vi hanno chiuso la palestra, effimeri che non siete altro.

Stiamo anche provando a ipotizzare nuovi scenari, perché l’incertezza sul futuro prossimo è tanta e le informazioni che ci arrivano da chi ce le dovrebbe dare sono poco chiare e anche spesso contraddittorie. Insomma, ci si muove a tentoni, come si diceva un tempo. Ma si prova a muoversi, per non rimanere stecchiti. Di qualche aiuto, come sempre, potrebbe esserci la letteratura, che, specie quella fantascientifica, aveva anticipato situazioni non troppo diverse da queste. Non intendo star qui a stilare una lista, che sarebbe assai lunga, di romanzi in cui si profilava una epidemia (o pandemia, vai ancora a capire come stanno le cose) che ci costringeva a cambiare le nostre abitudini. Sono tanti, e spesso non sono consigliati a quanti soffrono di ansia o hanno comunque problemi a gestire il pessimismo. Sono lì, a raccontarci quello che in fondo non era poi così imprevedibile, andatevi a leggere Margaret Atwood o Cormac McCarthy, per dire. Ma al loro fianco ce ne sono altri che ci hanno raccontato, sempre con un certo anticipo, questo è un po’ il motivo per cui la fantascienza, spesso bistrattata, andrebbe guardata con una certa attenzione, lo dico a quanti pensano, poverini, che il genere letterario in questione sia tutto marziani e astronavi, al loro fianco ce ne sono altri che ci hanno raccontato, sempre con un certo anticipo, uno scenario che affiancato a quello attuale sembrerebbe chiudere un cerchio. Parlo di quei romanzi, e anche qui i titoli sono davvero tanti, googolateveli, che ci raccontano di una società sempre più virtuale e meno fisica. Di rapporti a distanza, asettici, fatti attraverso la rete, spesso scritti in epoca in cui la rete non esisteva, e magari era un po’ diversa da quella che ci ritroviamo dentro il nostro smartphone oggi. Pensate che la fantascienza ci raccontava il telefono prima che il telefono esistesse, figuriamoci se non aveva ipotizzato che sempre lo stesso oggetto ci avrebbe tenuti insieme in una rete di rapporti a distanza, ognuno nascosto nel nostro bozzolo di sicurezze (o insicurezze, fate voi). Non dico uno scenario alla Matrix, con noi dentro immaginari bacelli a fare da nutrimento per i cattivoni di turno, ma noi chiusi dentro le nostre case, a tenere con gli altri rapporti solo a distanza, ognuno a un metro dall’altro.

Ecco, due scenari, questi, che in effetti erano nell’aria, prima o poi la natura ci presenterà il conto per tutte le cazzate che le abbiamo fatto e a furia di stare connessi con gli altri attraverso la rete finiremo per essere connessi agli altri, apparentemente uniti in una immensa comunità, nei fatti isolati, isolatissimi, ognuno chiuso dentro il proprio bozzolo, controllabile, se non già controllato. Tutto questo, lo scenario appena descritto, o gli scenari appena descritti, fate voi, ha ovviamente dato modo a tutti i terrapiattisti del pianeta, dove per terrapiattisti intendo complottisti di ogni natura e forma, di partire per la tangente, andando a leggere nella contingenza un qualche disegno atto a renderci definitivamente sottomessi sotto una qualche non meglio precisata forma di ordine mondiale, tipo Imperatore Ming di Flash Gordon, immagino. Non credo sia argomento troppo interessante, non per me, ma leggo un po’ ovunque ricostruzioni che vorrebbero il virus partito da un non ben precisato laboratorio proprio con lo scopo di terrorizzarci e spingerci all’autoisolamento, divide et impera 2.0, sottomessi e terrorizzati, il che si andrebbe a unire al lavoro fatto da anni e anni di comunicazione volta a farci entrare nei social, così, appunto, di illuderci di esserci e di essere in contatto con tutti, mentre nei fatti ce ne stiamo sempre più spesso dentro casa, alla faccia delle rivolte in piazza.

Ora, adoro la fantascienza, tradurre i libri di Don De Brandt o Richard Paul Russo è stato il mio primo lavoro vero e proprio, ai tempi in cui sono entrato in Mondadori proprio come consulente per Urania, ma un conto sono i romanzi di Fantascienza, un conto le castronerie che qualche psicopatico scrive online convinto che basti poter scrivere per essere autorevole. Non viviamo in uno scenario da Cassandra Crossing, né da Gattaca, fate i bravi.

Stiamo semplicemente vivendo un brutto periodo, molto brutto, che ci ha spinto, costretto possiamo anche dire, a rivedere le nostre abitudini, e che probabilmente comporterà cambiamenti permanenti nelle nostre abitudini, oggi è decisamente troppo presto per poterlo dire con certezza.

Ora, siccome nel mio settore sono considerato un apocalittico, perché da sempre grido alla fine imminente (del settore discografico), vengo anche confuso per un pessimista. Nulla di più lontano dal vero,  non sono affatto pessimista.

Tutt’altro, grido alla fine di un sistema che ritengo indegno, nella speranza che arrivi di meglio, la famosa onda che porta via tutto. Toglietevi dalle palle, il sottotesto, che si ricominci noi che darwiniamente sopravviveremo.

Non sono quindi pessimista, ripeto. Sono ottimista, e gli eventi, la china presa dal sistema musica, non fa che rinsaldare questa mia attitudine.

Sono ottimista nel lavoro, figuriamoci nella vita di tutti i giorni. Ho quattro figli, se fossi pessimista sarei un emerito idiota, oltre che un autolesionista.

Per cui, dovendo guardare alla nuova quotidianità che si sta profilando davanti ai nostri occhi, e pensando, non per pessimismo ma per pragmatismo, che magari sarà una quotidianità che ci accompagnerà per qualcosa in più di qualche giorno, l’estensione a tutta la Lombardia e altre quattordici province della Zona Rossa ne è riprova, ecco, di fronte a tutto questo ho provato a pensare a qualcosa di positivo, di ottimistico, di propositivo. O quantomeno a qualcosa che fosse meramente artistico, quindi votato per sua natura al bello (in sé o in quanto stigmatizzazione del brutto).

E la cosa che subito mi è venuta in mente tenendo bene a mente questa nuova quotidianità fatta di nuove regole sociali e al tempo stesso di isolamento iperconnesso è che in questo specifico momento è come se ci trovassimo dentro il video di Human Nature di Madonna, anno del signore 1995, senza però poterci avvantaggiare della potentissima carica erotica del video in questione. Ricordiamolo, tanto per fare un ripassino di storia in questa fase di immobilismo fisico ma non intellettuale, e uso la parola storia con cognizione di causa, perché Madonna è la storia, tenetelo a mente quando la sbertucciate per questo suo essersi incaparbita a portare avanti un tour, quello di Madame X, nonostante i tanti problemi fisici, Madonna è la storia, punto e basta. La si può certo criticare, l’ho fatto, ma non per questo il suo passato è stato cancellato. Nel 1994, dopo la sbornia di carne e umori di Erotica e di Sex, rispettivamente album e libro dal potentissimo contenuto sessuale, Madonna tira fuori un album che sembra in qualche modo sancire una svolta, dove per svolta si intende una nuova tendenza meno pruriginosa. Usare il verbo sembra, quindi, è d’obbligo, perché per Madonna il sesso è sempre stato una componente fondamentale della propria poetica, oggi come allora, e perché proprio Human Nature, il brano e il video che lo accompagnerà, smentirà categoricamente questa tesi. Nel video, dentro il quale si vede anche un giovanissimo Luca Tommassini, possiamo ammirare una sensualissima Miss Ciccone di latex nero vestita, o si dovrebbe dire inguainata, non saprei, mentre balla e canta in uno scenario che gioca ironicamente con il mondo del BDSM. Questo, il giocare con il mondo del bondage, è un chiaro richiamo al passato prossimo, a quella parabola che era partita quindi con Justify my Love, il brano contenuto nella Immaculate Collection e che era poi passato per Erotica e Sex, ma stavolta l’ironia e quindi la leggerezza è dichiarata, le facce e gli sguardi della stessa Madonna mentre frusta i ballerini o si muove come una geisha con il suo cagnolino in braccio dicono tutto quel che c’è da dire a riguardo. Ironia che stempera certo l’erotismo, ma non lo annulla, e non annulla l’idea di promiscuità che quel continuo strofinarsi di corpi sicuramente porta con sé. Corpi tutti inguainati, però, qui una differenza netta con Sex, dove di vestiti se ne vedevano pochini, latex laddove lì era pelle. E non è un caso, qui veniamo all’oggi, o a quella polaroid dell’oggi che potrebbe scaturire dallo scenario apocalittico da cui siamo partiti, che una delle scene più significative del video in questione, poi passeremo a spiegarne la storia e lo slogan, ci mostri Madonna e i ballerini incasellati dentro cubi che insieme vanno a formare un grande rettangolo, fatto appunto di sei caselle isolate, come un piccolo alveare. Ognuno nel suo loculo, senza finestre, senza punti di contatto con il resto del mondo.

La canzone in questione, vuole la leggenda, Madonna l’ha scritta dopo un’ospitata da David Letterman, in quello che all’epoca era lo show più importante d’America. Durante l’intervista Madonna ha più volte dato in escandescenza, usando un linguaggio decisamente sopra le righe, molto volgare. Il fatto è che a Madonna non era andata giù una serie di battute che David Letterman aveva accolto senza battere ciglia da parte di suoi precedenti ospiti proprio riguardo il binomio Erotica/Sex, battutine che ruotavano più intorno alla scarsa riuscita dell’operazione che sulla sua pruriginosità. Di qui l’idea di blastare, uso un termine allora neanche inventato, lo stesso Latterman, colpevole di non averla difesa. Chiaramente l’intervista provocherà una serie incredibile di reazioni negative, rea Madonna di aver usato un linguaggio sboccato e fuoriluogo in quello che in tutti i casi era il tempio del mainstream americano. Madonna si affretterà a smentire la polemica, sostenendo che il tutto era stato organizzato a monte, scritto a tavolino, ma gli autori di Letterman negheranno questa versione dei fatti, lasciando quindi la querelle aperta.

Ecco il senso dello scrivere una canzone sui rapporti umani, sulla natura dell’uomo, Human Nature, il cui ritornello, sussurrato ripete ossessivamente, e con fare vagamente erotico, appunto, “Express Yourself/ Don’t Repress Yourself”, “Esprimi tutto te stesso, non reprimere te stesso”. Uno slogan, a ben vedere, che Madonna avrebbe potuto cantare assai prima del 1994, data di uscita dell’album Bedtmine Stories che conteneva Human Nature, poi uscito l’anno successivo come singolo, e che continua a fare suo anche oggi, a ventisei anni di distanza.

Perché io vi stia raccontando tutto questo, oggi, mentre ce ne stiamo in effetti rinchiusi ognuno nel nostro neanche troppo metaforico loculo, e paragonare i palazzi agli alveari è gesto vintage tanto quanto andare in giro con i calzoni a zampa di elefante, converrete con me, non necessariamente vestiti di lattice, immagino, potrebbe suonare un po’ oscuro, forse a ragione. Il fatto è che, in un momento in cui è evidente che dobbiamo tutti essere dotati di buonsenso e attenerci a quelle che sono le indicazioni che ci arrivano dall’alto, seppur spesso ammantate di una certa pressappochezza, è altresì evidente che non possiamo semplicemente pensare di cambiare le nostre abitudini, diventando esseri asociali che guardano agli altri con diffidenza se non addirittura con paura. Dobbiamo essere cauti e avveduti, certo, ma restare assolutamente umani, sempre che questo abbia quella connotazione positiva che ci ostiniamo a dare all’aggettivo che ci identifica nel regno animale. Nel video, del resto, l’isolamento dato dallo stare ognuno nel proprio loculo dà a un certo punto il via a una sorta di ammucchiata in lattice, con tutti ballerini che affollano il non troppo largo anfratto in cui si trova Madonna, generando un mulinello di corpi coperti di lattice, e non si legga questo né come un invito a fregarsene delle regole, tutt’altro, né come una spinta al darsi alle orge, anche se lì, ovviamente, ognuno faccia come crede. Ecco, io credo che mai come oggi rimanere se stessi, esprimere se stessi, non reprimendosi sia necessario, senza ovviamente venir meno a quelle regole che il vivere in società ci deve portare a seguire, regole a volte dettate dalle leggi, altre, è il caso che stiamo vivendo in queste settimane, dettate dal buon senso e dalle indicazioni degli scienziati.

Se poi, visto che non ci si deve avvicinare a nessuno, che non ci si deve dare la mano, che è da evitare qualsiasi tipo di assembramento, specie in luoghi chiusi, decideste di ricorrere al lattice come la Madonna di Human Nature, possibilmente con chi non è a rischio contagio, beh, che dire?, divertitevi come non ci fosse un domani. Azz, mi sa che ho usato l’espressione sbagliata, stavolta…

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